Russia: i problemi di Putin in Estremo Oriente

Pubblicato il 12 ottobre 2018 alle 6:05 in Russia

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La governatrice del territorio di Transbajkal’, Natalija Ždanova, si è dimessa. Eletta nel 2016, la governatrice era stata recentemente criticata da più parti per i ritardi nella realizzazione delle infrastrutture nella regione, nonostante gli ingenti investimenti del Cremlino. 

Ždanova ha dichiarato che le recenti critiche al suo operato non hanno alcuna relazione con la sua decisione di lasciare la guida del governatorato a metà mandato ed ha affermato che dietro le dimissioni vi sono “ragioni personali”. La governatrice dimissionaria ha ringraziato il presidente Putin, il governo, il partito Russia Unita e la popolazione per il sostegno accordatole. Aleksandr Kulakov dirigerà il territorio di Transbajkal’ fino al voto anticipato previsto per settembre 2019.

Il territorio, al confine con la Cina e la Mongolia (la capitale Čita dista poco più di 300 Km dai due confini e circa 1000 Km dalla capitale mongola Ulan Bator), è stato negli ultimi anni, come il resto dell’Estremo Oriente russo, oggetto di grande interesse da parte di Mosca, che ha investito molto nello sviluppo e nel miglioramento delle infrastrutture per rinforzare gli scambi commerciali con i paesi asiatici. 

Le dimissioni della governatrice del Transbajkal seguono di poche settimane la sconfitta elettorale di Russia Unita nel territorio di Chabarovsk, dove il liberal-democratico (in Russia il partito Liberal-Democratico è una formazione di destra ultra-nazionalista) Sergej Furgal ha conquistato il governo locale. Nel territorio di Primor’e, con capitale Vladivostok, il voto è stato annullato dopo che la commissione elettorale centrale aveva raccolto centinaia di denunce di brogli ai danni del candidato del Partito Comunista. Nel territorio dell’Amur, Russia Unita ha vinto a metà, ha infatti conquistato il governo locale, mentre le elezioni suppletive per la Duma sono state vinte dai liberal-democratici.

Putin ha investito in Estremo Oriente sin dal suo primo mandato. Nel 2003 è stato lanciato un grande piano di rinascita della Ferrovia Bajkal-Amur (BAM), la cui costruzione tra il 1971 e il 1988 fu l’ultima grande impresa di massa dell’Unione Sovietica. Un simbolo per un paese nei cui libri di scuola i bambini dicono “da grande voglio diventare Bamovec (volontario nella costruzione della Bajkal-Amur)”. Negli anni successivi ingenti investimenti hanno riguardato il lago Bajkal, le autostrade che collegano alla Cina, l’ultimo tratto di Transiberiana, la zona mineraria di Magadan, il porto di Vladivostok e lo snodo di Chabarovsk.

L’Estremo Oriente, insomma, fiore all’occhiello del Cremlino, che a proprio a Vladivostok aveva ricevuto a inizio settembre i leader di Cina, Giappone, Mongolia e Corea del Sud per il Forum Economico Orientale, sembra diventare un problema politico per Vladimir Putin.

Il Cremlino ostenta sicurezza, sottolinea come il Presidente lavori bene con i governatori di qualsiasi partito e come le elezioni dei governatori (reintrodotte dallo stesso Putin nel 2012 dopo anni di nomina diretta) rispondano a logiche locali. Diversi politologi, anche amici del leader del Cremlino, tuttavia, allertano il presidente a prendere in mano la situazione. Aleksej Čadaev, che dopo il caos di Primor’e aveva già lanciato l’allarme, avverte Putin che il marchio Russia Unita sta “diventando tossico” e che presto “non sarà più possibile nascondere dietro la schiena di Putin” tutte le inefficienze e gli errori del partito. 

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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