Perù: il Congresso evita il carcere ad Alberto Fujimori

Pubblicato il 12 ottobre 2018 alle 15:32 in America Latina Perù

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La maggioranza fujimorista di Fuerza Popular al Congresso di Lima ha approvato la norma che eviterà il carcere ad Alberto Fujimori. La formazione, colpita nel giro una settimana dall’annullamento dell’indulto umanitario all’ex presidente e dall’arresto della leader e figlia dell’autocrate Keiko Fujimori, reagisce approvando una legge sulla “applicazione umanitaria della pena”, che consente a chi ha compiuto 78 anni e scontato un terzo della pena in galera, di poter scontare il resto della condanna a casa con controllo tramite braccialetto elettronico. 

La norma è stata approvata con 55 voti a favore, 30 contrari e due astensioni, nonostante la richiesta di rinvio in commissione giustizia da parte dei deputati di Acción Popular, formazione di centro-destra, che sottolineavano come la norma comporterebbe il mancato compimento da parte del Perù di una serie di obblighi internazionali in materia di giustizia. 

Alberto Fujimori, 80 anni, presidente del Perù dal 1990 al 2000, è stato condannato a 25 anni di reclusione in via definitiva nel 2009 per delitti di lesa umanità perpetrati su suo diretto ordine dal Grupo Colina, un distaccamento dell’esercito creato nel 1992 dopo il golpe, conosciuto in Perù come Fuji-golpe, con cui il presidente sospese le libertà costituzionali e sciolse il congresso. Il Grupo Colina era incaricato di opere di repressione, spesso violenta, contro i terroristi di Sendero Luminoso e del Movimento Rivoluzionario Tupac Amaru e contro i presunti fiancheggiatori, il che portò alla distruzione di interi villaggi e alla deportazione forzata di comunità indigene nella regione andina. 

Della stessa norma potrebbe approfittare, fra cinque anni, Vladimiro Montesinos, ex braccio destro dell’autocrate, capo della polizia segreta responsabile non solo della repressione, ma anche di una fitta rete di corruzione che finì per soffocare l’economia peruviana, in un primo tempo rilanciata da Fujimori dopo oltre quindici anni di crisi. 

La dimostrazione di forza dei fujimoristi al Congresso complica ulteriormente la situazione politica peruviana. A dicembre i cittadini sono chiamati alle urne a ratificare le riforme del sistema giudiziario e del sistema politico volute dal presidente Vizcarra, dopo gli scandali di corruzione che hanno travolto la magistratura e le massime cariche politiche del paese. Per una delle riforme, l’introduzione del bicameralismo, utilizzata dall’opposizione fujimorista – che è maggioranza in parlamento – per aggirare l’ostacolo del limite di mandato per i congressisti, lo stesso Vizcarra ha chiesto di votare No. 

Nel complesso panorama politico di Lima fa il suo grande ritorno in scena Acción Popular. La storica formazione di centrodestra, che ha 3 deputati e non vince un’elezione dal 1980, ha conquistato a sorpresa il comune della capitale il 7 ottobre scorso con Jorge Muñoz Walls. Acción Popular fu fondata nel 1962 da Fernando Belaunde Terry, che guidò il ritorno del paese alla democrazia due volte, dopo le dittature militari del 1962-63 e del 1968-80. Anche quando Fujimori lasciò il paese e si rifugiò in Giappone fu Acción Popular, guidata da Valentín Paniagua, a gestire la transizione democratica tra il 2000 e il 2001. Alle elezioni del 2001 il partito non partecipò per garantire l’assoluta neutralità del governo Paniagua. 

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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