Turchia: naufragio al largo della costa occidentale

Pubblicato il 11 ottobre 2018 alle 14:29 in Immigrazione Turchia

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Un’imbarcazione carica di migranti è naufragata al largo della costa occidentale della Turchia, giovedì 11 ottobre, causando la morte di 8 persone e la dispersione di altre 25.

Le autorità turche sono venute a conoscenza dell’incidente quando una donna irachena, con indosso un giubbotto di salvataggio e completamente bagnata, ha chiesto aiuto presso il distretto di Karaburun, nella provincia di Izmir, riferendo alla Guardia Costiera che la barca sulla quale viaggiava aveva iniziato ad imbarcare acqua poco dopo la partenza. La donna è riuscita a salvarsi raggiungendo a nuoto la terraferma.

Dopo aver avviato l’operazione di salvataggio, la Guardia Costiera turca ha trovato 8 corpi, di cui 6 a riva e 2 ancora in mare. Sono ancora in corso le ricerche per individuare i dispersi. Al momento, le nazionalità dei migranti non sono ancora note, ma è probabile che si tratti di siriani ed iracheni dato che la Turchia ospita oltre 3 milioni di cittadini della Siria e oltre 300.000 cittadini dell’Iraq. Secondo le prime ricostruzioni, l’imbarcazione era salpata alla volta della Grecia.

Il precedente naufragio al largo della Turchia si era verificato il 18 settembre, quando 2 donne, 8 bambini e 8 uomini sono morti davanti alla costa sud-orientale. Nel corso ei mesi estivi, la rotta dei migranti dalla Turchia all’Europa ha registrato una forte crescita. Da gennaio a luglio 2018, la Guardia Costiera turca ha fermato 14.470 persone che tentavano di raggiungere le rive europee, senza documenti regolari. Si tratta di un aumento del 60% rispetto ai 9.152 migranti che nello stesso periodo del 2017 hanno cercato di andare in Europa. La maggior parte degli stranieri, pari a 13.336, è stata sorpresa nel mar Egeo, in procinto di sbarcare sulle isole greche, mentre i restanti sono stati individuati nel mar Nero e nel Mediterraneo. Il mese che ha registrato il numero più alto di tentativi è stato maggio, con più di 3.000 fermati.

La firma dell’accordo tra l’Unione Europea e la Turchia, il 18 marzo 2016, oltre ad aver chiuso la rotta balcanica avrebbe dovuto arrestare il traffico di esseri umani e l’immigrazione illegale. Tale accordo, tuttavia, non ha prodotto gli effetti sperati in quanto, già il 14 febbraio 2017, Amnesty International aveva pubblicato un reclamo, in cui denunciava la situazione di migliaia di rifugiati, i quali, destinati a essere rimandati in Turchia, si trovavano ancora in un limbo nelle isole greche, in condizioni di grave disagio. I migranti che sono arrivati sulle isole greche in seguito all’accordo con la Turchia possono raggiungere il territorio della Grecia continentale soltanto dopo l’esame delle loro richieste asilo. Date i lunghi periodi di attesa, i campi di rifugiati delle isole sono sovraffollati a mal gestiti. Secondo le stime ufficiali dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM), dal primo gennaio al 7 ottobre 2018, sono giunti in Grecia via mare 24.164 migranti, facendo guadagnare al paese europeo il secondo posto per numero di sbarchi dopo la Spagna, con 39.445 arrivi e seguita dall’Italia con 21.313 sbarchi.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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