Qatar: 150 milioni di dollari a Gaza

Pubblicato il 11 ottobre 2018 alle 9:41 in Palestina Qatar

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Il Qatar ha deciso di donare 150 milioni di dollari in aiuti per la Striscia di Gaza, mercoledì 10 ottobre, un giorno dopo che lo stesso Stato del Golfo aveva spedito 450.000 litri di carburante nell’unica centrale elettrica presente nell’enclave gestita da Hamas.

Secondo, una dichiarazione del Ministero degli Esteri di Doha, il denaro è stato elargito tramite il Fondo per lo Sviluppo del Qatar, l’ente governativo responsabile per distribuzione degli aiuti esteri del Paese. “Sotto le direttive di Sua Altezza, Sheikh Tamim bin Hamad al-Thani, l’Emiro del Qatar, il Fondo per lo Sviluppo ha promesso 150 milioni di dollari in aiuti umanitari per alleviare la crisi umanitaria in corso nella Striscia di Gaza” ha dichiarato il Ministero dello Stato del Golfo. A ciò, è stato aggiunto che il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) supervisionerà la distribuzione degli aiuti.

Sempre le Nazioni Unite hanno hanno stimato il valore della precedente donazione di carburante a circa $ 60 milioni. L’organizzazione internazionale ha inoltre affermato che il blocco israeliano dell’enclave, governata dal movimento islamista Hamas, ha provocato una situazione umanitaria “catastrofica”. I 2 milioni di abitanti di Gaza sopportano terribili condizioni di vita, tra cui la carenza di acqua potabile e regolari interruzioni di corrente, in parte a causa della mancanza di carburante per l’unica centrale elettrica presente sul territorio. Per mesi, gli abitanti di Gaza hanno ricevuto in media solo quattro ore di elettricità al giorno.

Proprio alla luce di ciò, la popolazione palestinese protesta settimanalmente lungo la recinzione ad est della Striscia di Gaza, dal 30 marzo, data in cui è iniziata la cosiddetta di Marcia del Ritorno, il cui scopo è invocare il diritto dei palestinesi al ritorno in patria e la fine del blocco israeliano, in vigore da 11 anni. Le manifestazioni in questione si sarebbero teoricamente dovute concludere il 15 maggio, data in cui palestinesi ricordano la Nakba, o Catastrofe, un riferimento alla rimozione forzata di 750.000 palestinesi dalle loro case e villaggi per aprire la strada alla creazione di Israele nel 1948. I palestinesi sostengono che le loro proteste rappresentino un’ondata di rabbia popolare contro Israele. I residenti dei territori palestinesi invocano il diritto di ritornare nelle proprie case, dalle famiglie da cui sono stati allontanati o separati 70 anni prima, a causa della fondazione dello Stato di Israele, avvenuta il 14 maggio 1948. Lo Stato Ebraico, dal canto suo, sostiene che le proteste e le manifestazioni siano organizzate dal gruppo islamista Hamas, il quale controlla la Striscia di Gaza e nega al Paese il diritto di esistere.

Hamas ha strappato il controllo di Gaza dall’Autorità Palestinese di Abbas nella guerra civile del 2007. Nel corso degli anni, ci sono stati molteplici tentativi di riconciliazione volti a ripristinare il potere l’Autorità Palestinese a Gaza, ma sono tutti falliti.

Da una parte, Abbas rifiuta di fare accordi con Hamas, in quanto ritiene che qualsiasi collaborazione equivarrebbe a riconoscere il controllo del gruppo su Gaza, sminuendo il ruolo dell’Autorità Palestinese. Su una linea simile, gran parte della comunità internazionale considera Hamas un’organizzazione terroristica. Questa, da parte sua, ha invece respinto tutte le richieste di disarmo e il riconoscimento di Israele.

Infine, lo Stato Ebraico giustifica il suo blocco di Gaza, sostenendo che esso è necessario per isolare Hamas, con il quale ha combattuto tre guerre dal 2008.

Il Qatar, il quale ha riversato miliardi a Gaza, è anche il Paese originario di alcuni ex membri di spicco parte di Hamas, incluso l’ex leader, Khaled Meshaal. Tali collegamenti sono stati sottoposti a un attento controllo quando nel giugno 2017 è scoppiata una crisi diplomatica, che ha messo il Qatar contro un blocco di Paesi a guida saudita che accusa l’Emirato ricco di gas di sostenere gli “estremisti” e di essere troppo vicino all’Iran. Il Qatar ha ripetutamente negato tali insinuazioni.

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Alice Bellante

di Redazione

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