“Narcoscafi”: il nuovo fenomeno migratorio dal Marocco alla Spagna

Pubblicato il 11 ottobre 2018 alle 6:00 in Immigrazione Marocco Spagna

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Centinaia di giovani marocchini che lasciano il Nord Africa diretti in Spagna su motoscafi guidati da narcotrafficanti spagnoli. Sono i “narcoscafi”, il nuovo fenomeno migratorio del Mediterraneo occidentale; e il viaggio è gratis. È salito alla ribalta martedì 2 ottobre, quando la marina reale marocchina ha aperto il fuoco contro una di queste barche, uccidendo la giovane Hayat Belkacem, diciannovenne studente di medicina e arrestando il narcotrafficante spagnolo alla guida del mezzo.

Tutto è iniziato circa due settimane fa con una voce diffusa in tutto il nord del Marocco, una voce di quelle che circolano senza controllo, risvegliando l’illusione dei più giovane, di quelli che non smettono di sognare una vita sull’altra sponda del Mediterraneo. Da Tétouan a Alhucemas, il messaggio che è arrivato è stato chiaro: “barche gratis”.  Non barche qualsiasi tuttavia, ma “narcobarche”. 

L’offerta comprende il trasporto in barche semi-rigide con tre motori, un tipo di motoscafo utilizzato dai narcotrafficanti dello Stretto di Gibilterra. Solo che al posto delle balle di hashish che trasportano sin dai tempi del franchismo, trasportano gente sulle coste dell’Andalusia, per lo più ragazzini. Sono giovanissimi, la maggior parte minorenni, quelli che lasciano il regno di Mohammed VI in “narcoscafo”. In centinaia hanno lasciato il paese in poche settimane.

Hamed, 16 anni, è già arrivato a Barcellona e riferisce al quotidiano spagnolo El Mundo: “Abbiamo trascorso due giorni dormendo con 14 altri ragazzi sulla spiaggia di Rio Martil (nella regione di Tétouan) finché non è arrivata una barca guidata da uno spagnolo a prenderci“. Hamed insiste sul fatto che né lui né la sua famiglia hanno pagato un Dirham per il viaggio.

Ci aiutano a fuggire da un paese dove non c’è futuro. Qui non abbiamo altro da fare che provare a lavorare per strada vendendo qualcosa. Noi tutti vogliamo per andare dall’altra parte” scrive su facebook, Musta (17 anni di Tangeri), arrivato a Tarifa in narcoscafo. E dice che l’ha fatto gratis.

Le testimonianze raccolte da El Mundo contraddicono la versione che sia la polizia marocchina che quella spagnola hanno ribadito in questi giorni. Gli agenti di entrambe le sponde assicurano che questo strano fenomeno è diretto da una rete mafiosa, guidata dai narcotrafficanti di La Línea (il comune alla frontiera con Gibilterra), Ceuta e del nord del Marocco, che si farebbero pagare da 1.000 a 3.000 euro per ogni persona che trasportano con le loro barche in Spagna.

“Siamo molto confusi con ciò che sta accadendo – confessa al quotidiano un ufficiale di polizia di Cadice – crediamo che esistano bande organizzate che hanno sempre trafficato droga e ora vedono affari in questa crisi migratoria”. 

In Marocco, tuttavia, la versione è leggermente diversa. Non sono pochi gli ufficiali marocchini che vedono in questo fenomeno una sfida dei narcotrafficanti del Rif, il nord del paese un tempo protettorato spagnolo, alla monarchia alauita. Nell’ex Marocco spagnolo, infatti, la popolazione è molto più giovane e molto più povera che nel resto del paese, l’antico Marocco francese, e si sente ignorata dal governo di Mohammed VI. Già nel 2016 erano esplose proteste nella città di Al-Hoceima, e a giugno di quest’anno sono riprese manifestazioni per la condanna del leader di allora, Nasser Zefzafi, a 20 anni di reclusione. 

I timori della polizia marocchina sono confermati dal risorgere delle proteste. La morte di Hayat Belkacem, infatti, ha provocato manifestazioni a Tétouan, antica capitale del Rif spagnolo, dopo la preghiera del venerdì lo scorso 5 ottobre. Approfittando della contemporanea partita di calcio della squadra locale, che una volta si chiamava Atlético Tetuán e che ancora oggi mantiene un rapporto di filiazione con l’Atlético Madrid, centinaia di persone vestite di nero sono scese in piazza gridando “uccideteci tutti” e “¡Viva España!”. 

Non tutti convengono sulla teoria della spaccatura tra le due componenti del Marocco. “Si stanno aiutando a vicenda per uscire. È un atto di solidarietà tra fratelli. Non c’è né mafia né denaro dietro. I giovani in questo paese sono disperati, non hanno alcun lavoro e pensano solo di fuga” – spiega l’avvocato popolare Mohamed Ziane , che è stato ministro dei Diritti Umani sotto Hassan II ed è ora il segretario generale del partito liberale.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.