Trump il novecentesco

Pubblicato il 10 ottobre 2018 alle 6:47 in Il commento USA e Canada

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Alessandro Orsini. Fonte: LUISS.

Nessuno l’avrebbe immaginato e invece è accaduto: Trump è stato deriso mentre teneva il discorso più importante dell’anno davanti all’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Il volto serio e la voce stentorea, il presidente americano non poteva credere ai suoi occhi quando la platea è scoppiata in una risata fragorosa mentre pronunciava queste parole testuali: “In meno di due anni, la mia amministrazione ha ottenuto ciò che quasi nessuna amministrazione ha ottenuto nella storia degli Stati Uniti”. È proprio su queste parole che l’assemblea si è sciolta in una risata collettiva. Rosso in viso, Trump ha accompagnato il frastuono con un movimento ondulatorio del corpo quasi ad assorbire tutto l’imbarazzo in quella gran possanza. Poi ha riso a sua volta e ha detto: “Non mi aspettavo una reazione del genere ma va bene”. Il “New York Times” ha pubblicato un editoriale di fuoco per esprimere il proprio sgomento di fronte al presidente più potente del mondo che dal mondo viene deriso, anziché rispettato. 

Eppure, il discorso di Trump è stato il più importante e interessante che abbia finora pronunciato. Questa rubrica ha atteso ansiosa le sue parole. Due anni sono ormai un tempo sufficiente per giudicare un presidente e Trump ha fornito tutti gli elementi per tracciare un simile giudizio. Come scrivevamo due anni fa su queste pagine, Trump è un nazionalista di stampo novecentesco contrario a globalizzazione, multilateralismo, promozione della democrazia all’estero, migrazioni e istituzioni internazionali, inclusa la corte criminale internazionale e il consiglio dell’Onu per i diritti umani verso cui nutre molte riserve. 

Di tutto ciò ha dato conferma nel suo discorso.

Sul nazionalismo, le sue parole sono state chiarissime. Gli Stati Uniti – così ha detto – non cederanno mai quote della propria sovranità nazionale a una burocrazia globale non eletta e che non risponde delle proprie decisioni. Le nazioni sovrane e indipendenti – ha incalzato – sono il pilastro dell’ordine internazionale e si è attribuito il compito di difendere la sovranità e l’indipendenza degli Stati Uniti contro ogni forma di multilateralismo. E qui il metodo dell’osservazione consente di scorgere una prima contraddizione. 

È vero, Trump opera contro il multilateralismo. Non crede nelle decisioni collegiali in politica internazionale e pretende di trattare direttamente con i singoli governi o leader. Oltre a essere un sostenitore di una Brexit radicale, ha invitato il presidente Macron ad abbandonare l’Unione Europea affinché Francia e Stati Uniti abbiano rapporti senza interferenze da parte della Commissione Europea. È uscito unilateralmente dagli accordi con l’Iran e dagli accordi sul clima di Parigi, che Obama aveva sottoscritto in omaggio al multilateralismo. Poi però, ed ecco la contraddizione, ha invocato il multilateralismo per arginare l’avanzata nucleare della Corea del Nord. Preso atto che l’indipendenza e la sovranità degli Stati Uniti non potevano niente contro Kim Jong-un, Trump ha messo da parte nazionalismo e unilateralismo e si è messo a pregare Russia, Corea del Sud e Cina di intervenire sul dittatore della Corea del Nord con una vigorosa mediazione. Accortosi che le sanzioni introdotte con il voto favorevole di Cina e Russia all’Onu non impedivano a Kim Jong-un di terminare il programma nucleare, si è infuriato con Xi Jinping, il presidente della Cina, accusato di non fare abbastanza per frenare il vicino nord-coreano. Se Trump ha potuto incontrare Kim Jong-un a Singapore, il 12 giugno 2018, è stato grazie al multilateralismo ovvero alla collaborazione di Cina, Russia e Corea del Sud. Trump ha invocato il multilateralismo anche quando si è trattato di bombardare Damasco, il 14 aprile 2018, per punire l’uso delle armi chimiche da parte di Bassar al Assad. Non volendo fronteggiare da solo la reazione di Putin, ha chiesto il sostegno di Francia e Inghilterra. Gli americani hanno così lanciato i missili in compagnia di francesi e inglesi, avendo prima informato Putin dell’attacco imminente affinché potesse mettere a riparo i soldati russi che stazionano in Siria. 

Trump è però di una coerenza granitica sul fatto di essere un grande difensore degli interessi americani. Come dimostra l’osservazione distaccata dei fatti, egli è unilaterale o multilaterale a intermittenza ovvero in base a ciò che, in un dato momento, è più conveniente al suo Paese.

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Articolo apparso sul Messaggero. Per gentile concessione. 

di Alessandro Orsini

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