Regno Unito intensifica raid aerei contro l’ISIS in Siria

Pubblicato il 10 ottobre 2018 alle 6:01 in Siria UK

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le forze della Gran Bretagna hanno intensificato i raid aerei contro l’ISIS in Siria, nell’ultimo mese, dal momento che il segretario della Difesa inglese, Gavin Williamson, ha dichiarato che la guerra contro il gruppo terroristico “non è affatto finita”.

Nel corso di settembre, i jet RAF Tornado e i droni Reaper dell’esercito inglese hanno distrutto un gran numero di quartier generali e nascondigli dell’ISIS, come tunnel sotterranei e magazzini di armi. “La lotta contro lo Stato Islamico non si è ancora conclusa, quindi dobbiamo continuare a supportare i nostri partner per assicurare che la loro ideologia aberrante e velenosa smetta di essere diffusa”, ha spiegato Williamson, aggiungendo che i bombardamenti contro i terroristi continueranno fino a quando costituiranno una minaccia chiara e immediata alla sicurezza nazionale ed internazionale.

Nel mese di maggio, la Difesa inglese ha riferito di aver condotto più di 1.600 bombardamenti aerei tra la Siria e l’Iraq, nell’ambito della coalizione internazionale a guida americana. La Gran Bretagna ha circa 1.400 membri del personale militare posizionai nella regione mediorientale, dove forniscono supporto ai partner. Proprio a maggio, Londra ha confermato la sua prima vittima civile collaterale nel corso di un raid aereo in Siria, anche se, secondo Michael Clarke, presidente del gruppo parlamentare sui droni, sostiene che le stime siano superiori. Il Parlamento britannico ha autorizzato attacchi aerei contro l’ISIS in Iraq nel settembre 2014 e, poco più di un anno dopo, ha avviato i raid anche in Siria.

Nel 2017, il Regno Unito è stato teatro di 5 attacchi terroristici che sono stati rivendicati dall’ISIS. Il 22 marzo, il 52enne inglese, Khalid Masood, ha falciato i pedoni a bordo di un’auto, lungo il Westminster Bridge, uccidendo 5 persone. La sera del 22 maggio, alla fine del concerto della pop-star americana Ariana Grande, il 22enne di origini libiche, Salman Abedi, si è fatto esplodere all’uscita della Manchester Arena, causando la morte di 22 persone, tra cui 12 bambini, e ferendone altre 64. Il 3 giugno, poco prima delle 10:10 di sera locali, un van si è scagliato contro i pedoni lungo il London Bridge per poi dirigersi verso il Borough Market, dove tre uomini sono scesi dal veicolo e hanno attaccato i passanti armati di coltelli. Complessivamente, sono morte 7 persone, mentre altre 48 sono rimaste ferite. Il 19 giugno, il 47 di Cardiff, Darren Osborne, alla guida di un van, ha falciato i pedoni nell’area di Finsbury Park, a Londra, uccidendo una persona. L’ultimo attentato è stato quello del 15 settembre, sempre nella capitale inglese, dove si è verificata un’esplosione nella metro, all’altezza della fermata Parsons Green, nell’est della capitale inglese, intorno alle 8 locali. Sono state ferite 30 persone, molte delle quali hanno riportato bruciature al volto, tra cui un bambino di 10 anni. Il giorno seguente, l’ISIS ha rivendicato  l’attacco attraverso un comunicato pubblicato sull’agenzia di stampa ufficiale dei terroristi, Amaq, in cui viene spiegato che “l’azione di Londra è stata compiuta da un’unità affiliata allo Stato Islamico”.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.