Afghanistan: le proposte del Rappresentante speciale USA per la riconciliazione

Pubblicato il 10 ottobre 2018 alle 7:18 in Afghanistan USA e Canada

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Il Rappresentante speciale per la riconciliazione afghana degli Stati Uniti, l’ambasciatore Zalmay Khalilzad, ha esortato i talebani ed il governo afghano a formare squadre di negoziatori autorizzati per sedersi al tavolo della pace. La proposta è stata effettuata nel corso di un meeting a Kabul, dove hanno partecipato diversi giornalisti. La visita di Khalilzad nella capitale afghana, iniziata il 7 ottobre, fa parte di un tour più ampio, della durata di 10 giorni, che lo porterà anche a Islamabad, Doha, Riyad e negli Emirati Arabi Uniti.

Khalilzad, 67enne nato e di origini afghane, è stato un ambasciatore statunitense presso Kabul e Baghdad, ed è entrato a far parte dell’équipe del Dipartimento di Stato americano nel mese di settembre, con l’incarico di guidare gli sforzi volti alla riconciliazione e al processo di pace tra le autorità afghane e i talebani.

Nel corso degli incontri avuto l’8 ottobre, Khalilzad ha riferito di guidare una squadra formata da rappresentanti del governo americano, del Dipartimento di Stato, del Pentagono, della Casa Bianca e di altre agenzie di sicurezza. A suo avviso, il processo di pace in Afghanistan, al di là degli sforzi esterni, è una prerogativa del popolo afghano. “Noi possiamo facilitare il processo proponendo diverse forme di colloqui e, anche se non è facile, sembra esserci uno spiraglio verso la pace”, ha spiegato Khalilzad.

Alla fine di settembre, il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva ufficialmente annunciato la nomina di Khalilzad come rappresentante speciale per la riconciliazione in Afghanistan. Nell’occasione, Pompeo aveva precisato che Khalilzad avrebbe guidato gli sforzi degli Stati Uniti per sostenere, facilitare e partecipare a un processo di pace tra governo e talebani. “Non c’è nessuno più adatto per svolgere questo compito di un diplomatico esperto come l’ambasciatore Khalilzad, nato e cresciuto in Afghanistan”, aveva affermato Pompeo, il quale si era detto altresì fiducioso nella capacità del Rappresentante speciale di eseguire la missione.

Nel frattempo, il 7 ottobre, un gruppo di talebani ha dato fuoco ad un edificio governativo nel distretto di Sayeed Abad, nella provincia di Wardak, situata nell’Afghanistan centrale. Nell’attacco, scagliato durante la notte tra sabato e domenica, i talebani hanno ucciso il capo del distretto di polizia locale e altri 9 poliziotti. Fonti governative hanno reso noto che, nel corso dell’offensiva, le forze di sicurezza nazionali hanno ucciso 25 talebani.

Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. Diciassette anni di invasione e più di 100 miliardi di dollari spesi, tuttavia, non sono ancora riusciti a porre fine all’instabilità del Paese, che continua a subire la furia sia dei militanti afghani, sia dei terroristi affiliati all’ISIS. L’obiettivo dei talebani è quello di riprendere il controllo della capitale Kabul per imporre in tutto il Paese una rigida interpretazione della legge islamica.

Da quando il presidente Donald Trump ha annunciato la nuova strategia americana in Afghanistan, il 21 agosto 2017, con l’obiettivo di eliminare definitivamente la minaccia terroristica dalla regione, gli Stati Uniti hanno aumentato significativamente i bombardamenti aerei per colpire sia i talebani sia i militanti affiliati allo Stato Islamico. La CNN ha reso noto che, nel solo mese di ottobre 2017, gli USA hanno sganciato 653 bombe e missili in Afghanistan, segnando un netto aumento rispetto alle 203 munizioni utilizzate lo stesso mese nel 2016. Si è trattato altresì del record di armi utilizzate contro i terroristi dell’area dal 2012 a oggi. Il 27 settembre, Washingotn ha annunciato che l’esercito americano avrebbe iniziato ad utilizzare i jet da guerra F-35B nelle missioni di guerra in Afghanistan. Tali jet sono considerati il futuro dell’aviazione militare, poiché sono velivoli che combinano capacità di sottrarsi ai radar, velocità supersonica, agilità estrema e tecnologia di fusione dei sensori all’avanguardia. Gli F-35B sono una variante progettata per atterrare verticalmente e decollare da distanze più brevi rispetto agli altri jet.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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