S-400: l’arma russa che tutti vogliono

Pubblicato il 9 ottobre 2018 alle 15:33 in Russia

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Dopo l’India e la Turchia anche la Cina ha annunciato che inizierà ad utilizzare il sistema di contraerea russo S-400 per le sue forze armate. Tre degli eserciti più numerosi e armati del mondo, quattro se si conta la stessa Federazione russa, avranno dunque in uso il sistema S-400. A questi bisogna aggiungere l’interesse di numerosi paesi, tra cui Arabia Saudita e Qatar.

Un successo per l’industria bellica russa che ha messo in mostra il sistema antimissile per la prima volta in occasione delle manovre Vostok-2018 il 12 settembre scorso e lo ha schierato sul suo territorio da poche settimane. L’esercito russo ha schierato, infatti, il sistema S-400 in Crimea il 20 settembre scorso, appena due settimane prima di chiudere l’accordo con l’India e della manifestazione d’interesse cinese. Se si considera che Washington minaccia sanzioni nei confronti dei paesi, alleati o no, che acquistano armi russe, il successo dell’S-400 è ancora più significativo. 

L’S-400 è un upgrade dell’S-300, a sua volta versione migliorata dell’S-200 di epoca sovietica. Già l’S-300, schierato da Mosca in Siria, suscita la preoccupazione di Israele, che infatti ha cercato di evitare che la Russia dotasse Damasco del sistema di contraerea. 

“L’S-400 è uno dei sistemi di difesa aerea più avanzati disponibili, al pari del meglio che l’Occidente ha da offrire” – spiega Siemon Wezeman, ricercatore senior presso il programma di trasferimento armi e spesa militare dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI). “I radar e  gli altri sensori, così come i suoi missili, coprono un’area estesa: il radar ha una portata di almeno 600 km per la sorveglianza e i suoi missili hanno un’autonomia fino a 400 km – continua Wezeman intervistato dal network qatariota Al Jazeera – è preciso e riesce a tracciare un numero molto elevato di potenziali bersagli, compresi obiettivi invisibili”.

“È concepito per essere un sistema missilistico unico, che può essere configurato con sistemi di armi a lunghissimo raggio, a lungo raggio, a medio raggio ed anche a corto raggio, a seconda di come il singolo utente desidera configurare l’S-400 – spiega Kevin Brand, analista militare del Council on Foreign Relations – è molto stabile, è adattabile ed è un sistema mobile su strada, qualcosa di grande interesse per l’evoluzione militare di numerosi paesi”.

L’India ha già siglato l’accordo con Mosca per l’acquisto del sistema S-400. Pechino, secondo la stampa russa, riceverà quattro batterie dopo il via libera del Cremlino. Erdogan intende acquistarne alcune batterie entro il 2019, nonostante le pressioni di Washington, che vede anche un altro storico alleato, l’Arabia Saudita, rivolgersi al mercato russo. Al momento è una questione di costi: le armi russe costano meno di quelle occidentali, a parità di prestazioni. Il successo dell’S-400 all’estero, tuttavia, mostra che Mosca è assai meno isolata di quanto vorrebbe l’Occidente e, secondo alcuni analisti, potrebbe presagire addirittura ad un ribaltamento di alcune alleanze internazionali.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dal russo e dall’inglese e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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