Perù, parla Fujimori: non fatemi morire

Pubblicato il 9 ottobre 2018 alle 6:03 in America Latina Perù

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Alberto Fujimori, ex presidente del Perù condannato a 25 anni di carcere per delitti di lesa umanità e corruzione, ha lanciato un appello al governo del presidente Martín Vizcarra. L’indulto all’ex autocrate, concesso il 24 dicembre 2017 dopo 12 anni di prigionia, è stato annullato dalla magistratura per vizi procedurali lo scorso 3 ottobre.

L’ottantenne Fujimori ha registrato un messaggio diffuso dalla televisione e dalla radio peruviane. “Voglio chiedere una sola cosa al Presidente della Repubblica e alla magistratura: per favore non uccidetemi, se torno in carcere il mio cuore non reggerebbe, è troppo debole per sopportare di nuovo una cosa del genere”. Fujimori, ricoverato in un ospedale di Lima, ha concluso il suo messaggio dicendo “Non condannatemi a morte, non ce la faccio più”.

Alberto Fujimori fu eletto presidente del Perù nel 1990, sconfiggendo al ballottaggio lo scrittore e futuro premio Nobel Mario Vargas Llosa. Il 5 aprile 1992 sospese le garanzie costituzionali e sciolse le camere affermando che il congresso impediva l’applicazione delle politiche economiche e delle misure antiterrorismo di cui il paese aveva bisogno. Effettivamente dopo quello passato alla storia come Fuji-golpe, una serie di misure economiche (Fuji-shock) rivitalizzarono l’economia peruviana, in crisi da oltre un decennio, e i principali gruppi terroristi, Sendero Luminoso e Tupac Amaru, vennero smantellati. Il prezzo che pagò il paese fu lo strapotere della polizia politica guidata da Vladimiro Montesinos, la violazione sistematica dei diritti umani, in particolare di quelli delle comunità indigene e una corruzione sempre crescente.

Nel 1993 Fujimori fece approvare una nuova costituzione, tuttora vigente (“Hanno solo cancellato la firma” – lamenta l’ex autocrate) che lo mantenne al potere fino al 2000, quando al termine di una serie di manifestazioni di piazza contro la sua ennesima rielezione, si autoesiliò in Giappone, terra d’origine dei suoi genitori. Arrestato nel 2005 in Cile ed estradato in Perù, nel 2009 è stato condannato in via definitiva a 25 anni di carcere, ma altri processi a suo carico sono ancora in corso.

Il fujimorismo rimane forte nel paese, Keiko Fujimori, primogenita dell’ex presidente, è arrivata due volte al ballottaggio, nel 2011 e nel 2016, e il partito fujimorista Fuerza Popular ha conquistato la maggioranza assoluta al Congresso alle ultime elezioni.

L’annullamento dell’indulto ha ravvivato le tensioni tra la maggioranza fujimorista e il governo del presidente Vizcarra. Giovedì 4 ottobre il Congresso di Lima ha sì approvato una delle riforme del sistema giudiziario volute dal presidente, ma apportando significative modifiche dimostrando la forza del gruppo di Fuerza Popular.

Travolto dallo scandalo di corruzione, aggiustamento di sentenze e narcotraffico noto come “Cuellos Blancos del Callao”, il sistema giudiziario peruviano è al centro di un’importante progetto di riforma voluto da Martín Vizcarra e sostenuto dalla popolazione.

Tra le riforme, Vizcarra prevedeva l’abolizione della rielezione immediata in parlamento, al fine di combattere la corruzione, mentre i deputati fujimoristi hanno approvato un emendamento che prevede la non rielezione immediata “nella stessa carica”, consentendo così ai deputati di candidarsi al senato e ai senatori di candidarsi alla camera rinnovando il mandato elettorale potenzialmente all’infinito. Vizcarra, infatti, ha fatto approvare la creazione di una seconda camera, il Senato appunto, per il sistema attualmente monocamerale peruviano, per esercitare una funzione di controllo sul Congresso, considerata dai peruviani “l’istituzione più corrotta del paese”.

I deputati fujimoristi hanno lasciato cadere anche l’obbligo per i deputati di una dichiarazione giurata per la trasparenza, l’obbligo di “condotta immacolata” e la parità per le donne e le comunità indigene, paradossalmente due dei corpi elettorali in cui il fujimorismo è più forte. Come spiegano gli analisti, infatti, al di là del contenuto delle riforme, Fuerza Popular ha reso manifesto con il voto di giovedì che se il potere esecutivo rispetta le prerogative del potere giudiziario nel caso dell’indulto, il potere legislativo difende le proprie rispetto all’esecutivo.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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