Egitto: uccisi 52 jihadisti nel Sinai

Pubblicato il 9 ottobre 2018 alle 16:26 in Africa Egitto

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Le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso almeno 52 militanti jihadisti nella Penisola del Sinai, secondo quanto annunciato dall’esercito del Cairo lunedì 8 ottobre. I soldati egiziani hanno riferito che gli estremisti sono stati uccisi in due operazioni separate, durante le quali hanno perso la vita anche 3 ufficiali dell’esercito.

Le stime ufficiali del governo del Cairo indicano che, dall’inizio del 2018, sono stati eliminati più di 350 militanti, mentre almeno 35 soldati egiziani sono morti nel corso dei raid. La scorsa settimana, lo Stato Islamico ha annunciato la morte del palestinese Abu Hamza al-Maqsidi, uno dei suoi leader nella Penisola del Sinai, giunto nella regione del Paese nordafricano attraverso la striscia di Gaza. Secondo fonti attendibili, al-Maqsidi era incaricato di addestrare e di pianificare attentati per la branca dell’ISIS attiva nel Sinai. Secondo quanto reso noto dalla fonte terroristica su Telegram, al-Maqsidi avrebbe perso la vita sotto un bombardamento aereo dell’esercito egiziano, il primo ottobre, presso Sheikh Zuweid, nel Nord della Penisola del Sinai.  L’agenzia di stampa terroristica Amaq ha descritto la morte di al-Maqsidi un “martirio”.

La campagna nel Sinai, chiamata Comprehensive Operation – Sinai 2018, è stata lanciata il 9 febbraio scorso dal governo egiziano, con l’obiettivo di abbattere i ribelli islamisti insieme a tutte le altre attività criminali che mettono in pericolo la sicurezza e la stabilità del Paese. Nonostante il presidente Abdel Fattah al-Sisi avesse promesso che l’operazione “si sarebbe conclusa il prima possibile”, gli scontri continuano a verificarsi. Tuttavia, le iniziative stanno avendo successo, permettendo di distruggere grandi quantità di infrastrutture e materiale militare appartenenti ai terroristi.

In Egitto è in vigore lo stato di emergenza dal 10 aprile 2017. Il 2 gennaio scorso, il presidente egiziano, ha esteso tale misura per il periodo di 3 mesi, a causa del persistere della situazione di instabilità nel territorio. Inizialmente, Al-Sisi aveva imposto lo stato di emergenza nel Sinai del Nord il 25 ottobre 2014, dopo una serie di attacchi terroristici nella regione, che avevano causato la morte di 26 militari egiziani. Successivamente, il 10 aprile 2017, il presidente egiziano aveva esteso tale condizione a tutto il Paese, dopo l’uccisione di 47 persone negli attentati contro due chiese copte durante le celebrazioni religiose della domenica delle Palme. Il 15 aprile 2018, al-Sisi ha esteso di altri 3 mesi lo stato di emergenza nel Paese.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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