Il mistero del giornalista saudita Khashoggi, forse un omicidio commissionato

Pubblicato il 8 ottobre 2018 alle 12:40 in Arabia Saudita Turchia

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La Turchia ha dichiarato che Jamal Khashoggi, un eminente giornalista dell’Arabia Saudita, è stato ucciso nel consolato saudita a Istanbul, la prima settimana di ottobre, da una squadra inviata “specificamente per l’omicidio” dalla stessa Arabia Saudita, secondo quanto riporta il Washington Post.

Gli investigatori turchi ritengono altresì che una squadra di 15 membri abbia architettato un omicidio. Gli ufficiali coinvolti nelle dichiarazioni hanno accettato di parlare a condizione di anonimato delle indagini in corso, le quali sono state aperte ufficialmente il 6 ottobre.

Jamal Khashoggi, considerato oltre che giornalista un dissidente saudita, ha incontrato 2 amici a pranzo, lunedì 1 ottobre, a Londra. In tale occasione, Khashoggi ha discusso una rubrica redatta recentemente e si è lamentato della mancanza di libertà di parola nel mondo arabo. “Tutti hanno paura” ha scritto. Tuttavia, il signor Khashoggi sembrava avere poca paura dei suoi piani per il giorno seguente: prendere un documento dal consolato saudita di Istanbul. Indifferente circa gli avvertimenti dei suoi amici riguardo ai potenziali pericoli provocati dalle sue critiche ai governanti del Regno, Khashoggi ha deciso di recarsi nel consolato. Lo staff dell’organo diplomatico aveva assicurato al giornalista la presenza di soli “sauditi ordinari, brave persone”, secondo quanto riportato da uno dei suoi compagni di pranzo, Azzam Tamimi.

Nel pomeriggio di martedì 2 ottobre, il signor Khashoggi è entrato nel consolato. Da allora non è più stato visto. Alcuni investigatori turchi sostengono che una squadra di 15 agenti sauditi lo abbia ucciso all’interno del consolato, poi smembrando il suo corpo.

L’Arabia Saudita ha negato tali informazioni, insistendo che il signor Khashoggi è partito poco dopo il suo arrivo. Domenica 7 ottobre, la disputa sulla scomparsa del giornalista ha minacciato di rompere le relazioni tra 2 dei più importanti poteri della regione mediorientale. Tra le altre implicazioni ci è la possibilità che, nel caso in cui l’uccisione del giornalista fosse confermata, essa  comprometta seriamente la campagna del trentunenne principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, il quale ha lavorato duramente per coltivare un’immagine di promettente riformatore e alleato affidabile in Occidente.

I funzionari turchi hanno chiesto ripetutamente all’Arabia Saudita informazioni circa l’ubicazione di Khashoggi senza alcuna risposta. Nonostante ciò, secondo quanto riporta il New York Times, le autorità non hanno ancora reso pubbliche le accuse e non hanno fornito prove a sostegno, sollevando interrogativi sull’eventualità che ci sia proprio Ankara dietro la fuga di notizie.

D’altra parte, un funzionario turco, parlando a condizione di anonimato, ha dichiarato che il governo sta aspettando la conclusione delle indagini per rivelare le prove, a causa delle sensibilità diplomatiche. La completa rivelazione arriverà dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan.

L’Arabia Saudita risulta bloccata nelle sue smentite, alle quali non segue una spiegazione alternativa credibile. Il Regno, ad oggi, ha respinto le accuse dei funzionari turchi definendole “infondate”, ma ha anche elogiato la Turchia per aver accettato la richiesta di indagare sulla scomparsa di Khashoggi. “Il regno si preoccupa della sicurezza e del benessere dei suoi cittadini ovunque si trovino”, si legge in una dichiarazione.

Fino a poco tempo fa, il signor Khashoggi, 59 anni, era un fedelissimo lealista saudita. Laureato presso l’Indiana State University, ha scalato rapidamente i ranghi del caratteristico business dell’informazione saudita, dove i leader della famiglia reale sono gli unici lettori che contano.

Durante la jihad sostenuta dall’Arabia Saudita e dagli Stati Uniti contro l’Unione Sovietica in Afghanistan negli anni ’80, Khashoggi si fece un nome intervistando il leader militante Osama bin Laden, che in seguito fondò Al Qaeda. Khashoggi divenne anche un fidato aiutante del principe Turki al-Faisal, il quale era a capo dell’intelligence saudita e ambasciatore negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, dove Khashoggi lavorava per lui come consigliere.

La relativa indipendenza di Khashoggi a volte metteva alla prova i confini sauditi. Le autorità lo hanno rimosso 2 volte come redattore del quotidiano Al Watan, per aver pubblicato alcuni articoli critici sull’establishment religioso. Come capo di un nuovo canale di notizie di proprietà saudita con sede in Bahrain, ha permesso a un dissidente del Bahrain di apparire nel suo primo giorno di trasmissione, nel 2015. Il canale è stato chiuso il giorno successivo “per ragioni tecniche e amministrative”.

Nessuno di questi avvenimenti, però, ha causato danni reali al suo status nei pressi della corte reale. Khashoggi è rimasto un contatto di riferimento per giornalisti e diplomatici americani in cerca di una spiegazione convincente della prospettiva dei governanti sauditi.

Khashoggi ha poi deciso di fuggire dal Regno per Washington, dove si è dipinto come membro dell’opposizione leale, sostenitrice della monarchia, ma critica di politiche come la sua guerra in Yemen o l’intolleranza dei Fratelli Musulmani. “Ho lasciato la mia casa, la mia famiglia e il mio lavoro, e sto alzando la voce”, ha scritto in un editoriale su The Post. “Fare diversamente significherebbe tradire coloro che languiscono in prigione”, ha aggiunto. “Noi sauditi meritiamo di meglio”.

Alla luce di ciò, le autorità saudite hanno cercato tranquillamente di cooptarlo, promettendogli più libertà in patria e attaccandolo brutalmente online come agente all’estero. Ad alcuni dei suoi parenti è stato vietato di lasciare il Regno. Il suo esilio ha portato al divorzio.

Proprio il divorzio, alla fine, è ciò che lo ha portato al consolato di Istanbul. Il signor Khashoggi, la cui famiglia ha radici turche, aveva pianificato di sposare una donna lì, una studentessa laureata che si concentra sulla politica del Golfo Persico. Aveva comprato un appartamento e intendeva trasferirsi. Era programmato un piccolo matrimonio. Tuttavia, la legge turca richiedeva un documento dal consolato saudita per certificare il suo divorzio.

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Alice Bellante

di Redazione

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