Malesia: arrestati 8 sospettati jihadisti

Pubblicato il 8 ottobre 2018 alle 13:31 in Asia Malesia

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Le autorità della Malesia hanno arrestato 8 sospettati jihadisti accusati di diffondere l’estremismo religioso per destabilizzare il Paese. Il capo della polizia, Mohamad Fuzi Harun, ha riferito che gli arrestati erano legati ad una scuola religiosa dello Yemen che promuove insegnamenti salafisti che indicano di uccidere i non musulmani e i musulmani che non seguono i loro stessi precetti religiosi.

I sospettati, 8 stranieri dall’età compresa tra i 24 e i 38 anni, sono originari di Europa, Nord America, America Latina e Medio Oriente. Fuzi ha spiegato che il loro arresto è avvenuto in seguito ad informazioni di intelligence ricevute dalla polizia malese in merito a un gruppo terroristico yemenita che voleva aprire una scuola nel Sud-Est asiatico per promuovere l’ideologia jihadista salafita, condivisa da organizzazioni come l’ISIS. Tutti gli arrestati sono risultati legati a un centro islamico situato ne Nord dello Stato malese di Parlis, il quale ha legami con la scuola salafita yemenita. Sei di loro sono stati trattenuti a Perlis, mentre uno, originario del Medio Oriente, è stato arrestato a Kuala Lumpur. L’ultimo, invece, un uomo d’affari malese ed ex studente del centro islamico di Perlis, è stato individuato e trattenuto nel Sud dello Stato di Johor.

Il capo della polizia ha spiegato che non è la prima volta in cui militanti islamisti cercano di diffondere insegnamenti estremisti in Malesia. Nel 1982, due leader del gruppo terroristico locale Jemaah Islamiyah, legato ad al-Qaeda, aprirono due scuole radicali in due Stati del Paese asiatico per promuovere insegnamenti jihadisti e reclutare nuovi membri. Tuttavia, le autorità Kuala Lumpur riuscirono a fermarli.

Negli ultimi anni, la Malesia ha rafforzato la lotta al terrorismo per diverse ragioni. La prima ragione è che, poiché le cellule estremiste nel Sud-Est asiatico sono aumentate, Paese teme il verificarsi di assedi come quello che è avvenuto a Marawi, nel Sud delle Filippine, dove un gruppo di militanti legati all’ISIS, ha assediato la città da maggio a ottobre 2017. La seconda ragione è che la Malesia, per la sua posizione geografica strategica, viene utilizzata dai terroristi come snodo centrale per spostarsi dal Medio Oriente al Sud-Est asiatico. I militanti, spesso, si limitano a usare la Malesia come territorio di transito, ma a volte la usano come base per la raccolta di fondi per finanziare le loro attività terroristiche o per la pianificazione di attentati. La terza ragione per cui il paese asiatico ha rafforzato le misure antiterrorismo è che la polizia malese teme che i foreign fighters che erano andati in Siria e in Iraq, dove l’ISIS è stato sconfitto militarmente alla fine del 2017, possano stabilirsi in altri Paesi dove le comunità musulmane hanno una presenza importante.

Secondo quanto riportato dal Country Report on Terrorism 2017 del governo americano, l’anno passato, nonostante la Malesia non abbia subito alcun attacco da parte dell’ISIS, e nonostante il numero di combattenti stranieri sia diminuito, il paese asiatico è rimasto un importante snodo del terrorismo nel Sud-est asiatico, che ha permesso a militanti di raggiungere la Turchia, mentre ad altri di andare nelle Filippine.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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