Brasile: Bolsonaro a un passo dalla presidenza

Pubblicato il 8 ottobre 2018 alle 8:53 in America Latina Brasile

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Jair Bolsonaro è arrivato largamente in testa in occasione del primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane. Con il 46,03% il candidato ultraconservatore ha staccato di oltre 16 punti Fernando Haddad, il successore di Lula e Dilma Rousseff alla guida del Partito dei Lavoratori, fermo al 29,3%.  Il 28 ottobre si terrà il ballottaggio. Entrambi i candidati hanno superato le previsioni dei sondaggi, anche di quelli dell’ultima ora, in particolare Bolsonaro, accreditato del 31% a sei giorni dal voto.

La percentuale del leader della destra radicale supera, inoltre, quel 44% che secondo le rilevazioni demoscopiche non vuole affatto vederlo presidente. 

Bolsonaro è arrivato in testa in 16 stati, in tutto il paese tranne che nel nord-ovest, feudo elettorale del Partito dei Lavoratori, i cui 8 stati, più Parà nel nord, hanno consentito ad Haddad di conquistare il ballottaggio. Il candidato di estrema destra ha superato la maggioranza assoluta nella capitale Brasilia, a San Paolo (dove Haddad era sindaco) e la ha sfiorata a Rio de Janeiro. Bolsonaro ha superato il 65% nello stato meridionale di Santa Catarina e il 62% nello stato di Roraima, lo stato nel nord del paese che sta facendo fronte alla crisi migratoria venezuelana.

Come annunciato da numerosi analisti, le manifestazioni contro il candidato di estrema destra, definito machista, omofobo, razzista, autoritario, nostalgico della dittatura militare, non ne hanno scalfito il sostegno, anzi hanno contribuito a polarizzare l’elettorato. Se Bolsonaro ha superato le previsioni della vigilia, infatti, i candidati della destra tradizionale hanno conquistato percentuali molto inferiori a quelle dei sondaggi. Geraldo Alckmin, ex governatore di San Paolo, non raggiunge il 5%, mentre Henrique Meirelles, del Movimento Democratico Brasiliano dell’attuale presidente Temer, conquista appena l’1,2% dei voti. 

Già nella notte elettorale Haddad ha lanciato un appello alle forze di centro, e in particolare al progressista Ciro Gomes, terzo con il 12,47%. Bolsonaro ha attaccato il rivale, affermando che il Brasile merita di meglio che essere “governato da un carcere”, in riferimento all’ex presidente Lula, che sconta una pena di 12 anni nel carcere di Curitiba e che, insiste Bolsonaro, è il vero avversario, di cui Haddad è solo prestanome.

Per strappare la presidenza a Bolsonaro, Haddad deve superare quello che in Brasile chiamano “antipetismo”, l’avversione nei confronti del Partito dei Lavoratori (PT la sigla in portoghese), un fenomeno che non riguarda solo la destra, ma tocca trasversalmente tutti i partiti. Prima vittima elettorale dell’antipetismo è la ex presidente Dilma Rousseff, superata da tre candidati di destra nella corsa al senato per Minais Gerais.

Il risultato di Bolsonaro, d’altronde, poggia sugli scandali di corruzione, dal caso Petrobras allo scandalo Odebrecht, che hanno travolto la classe dirigente brasiliana, e il successo, talvolta a sorpresa, dei candidati alle camere e ai governi locali sostenuti dal leader di estrema destra ne sono la conferma. Esemplare il caso di Wilson Witzel, ex magistrato, candidato al governo dello stato di Rio de Janeiro del Partito Social-Cristiano. Sostenuto da Bolsonaro, il cui partito (Partito Social-Liberale) non presentava candidati, non era nemmeno registrato dai sondaggi. Ha ottenuto il 41% dei voti, doppiando il secondo arrivato, il democratico Eduardo Paes, rimasto sotto il 20%. 

 

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Traduzione dal portoghese e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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