Afghanistan: emergenza talebani, inviato USA a Kabul

Pubblicato il 8 ottobre 2018 alle 6:00 in Afghanistan Asia

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Il consigliere statunitense per l’Afghanistan, Zalmay Khalilzad, è arrivato a Kabul per avviare una serie di riunioni con i leader afghani, le prime da quando è stato eletto in carica come inviato speciale per portare avanti i tentativi di pace con i talebani e cercare di porre fine a un conflitto in corso da 17 anni.

Khalilzad, 67enne nato in Afghanistan, è un ex ambasciatore statunitense presso Kabul e l’Iraq, ed è entrato a far parte dell’équipe del Dipartimento di Stato americano nel mese di settembre con il preciso incarico di guidare gli sforzi volti alla riconciliazione e al processo di pace tra le autorità governative afghane e il gruppo talebano. Nella giornata di domenica 7 ottobre, un portavoce del presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha reso noto che, nel corso della giornata, Khalilzad si è incontrato con Ghani, ed è previsto che lunedì 8 ottobre l’inviato americano incontri anche i principali ministri e diplomatici di lungo corso che fanno parte del governo di Kabul. Un altro funzionario governativo ha reso noto che  Khalilzad si recherà anche in Arabia Saudita, negli Emirati Arabi Uniti, in Pakistan e nel Qatar nel quadro di un viaggio diplomatico della durata prevista di 10 giorni, sempre nel tentativo di portare i talebani al tavolo negoziale.

La nomina di Khalilzad, nei primi di settembre, evidenzia i nuovi sforzi dell’amministrazione statunitense nel tentativo di convincimento dei leader talebani a partecipare al processo di pace in Afghanistan, nonostante la recente impennata degli scontri e delle violenze da parte del gruppi militante. Khalilzad, essendo nato in Afghanistan, conosce la lingua, la cultura e la politica del Paese, e ciò può essere un prezioso contributo nella sua futura opera di mediatore tra le parti, oltre alla sua lunga esperienza personale come membro di 4 amministrazioni americane. Tuttavia, il momento in cui avviene la visita di Khalilzad è quantomai critico, poiché negli ultimi giorni i talebani hanno condotto una serie di attacchi ad ampio spettro e di rinnovata violenza, in vista delle prossime elezioni parlamentari, a lungo rimandate nel Paese, la cui data è stata infine fissata al 20 ottobre.

Nella medesima giornata di domenica 7 ottobre, almeno 10 poliziotti sono rimasti uccisi negli scontri con i talebani nella provincia afghana centrale di Wardak, mentre continuano i combattimenti del gruppo con le forze dell’ordine per il controllo di un’arteria stradale principale nei dintorni di Ghazni. Fonti governative rendono noto che nei medesimi scontri le forze di sicurezza nazionali hanno ucciso 25 miliziani talebani, e che sono stati inviati rinforzi dalle provincie limitrofe per riprendere il controllo del tratto stradale caduto in mano al gruppo nella giornata di sabato, quando i talebani avevano fatto esplodere ordigni sui principali ponti di raccordo della superstrada che collega la capitale Kabul alla grande città meridionale di Kandahar, bloccando il passaggio. Zabihullah Mujahid, il portavoce del gruppo talebano, ha rilasciato una dichiarazione in cui avverte che i suoi hanno preso il controllo del centro di Sayeed Abad, a Wardak, come anche dei principali checkpoint di sicurezza situati nei dintorni, uccidendo numerosi membri delle forze dell’ordine afghane e requisendo munizioni, armi e veicoli governativi.

Gli scontri erano iniziati nella giornata precedente, sabato 6 ottobre, quando un gruppo di talebani aveva ostruito il passaggio sulla strada statale di raccordo tra la capitale afghana e le aree a sud del Paese. Mohammad Arif Noori, il portavoce del governatorato di Ghazni, aveva reso noto che già prima dell’avvenimento erano in corso combattimenti tra i talebani e le milizie governative, e che le forze afghane avevano dispiegato elicotteri per impedire ai talebani di entrare nel centro città. I residenti del distretto Qarabagh, situato 55 km a sud della città di Ghazni, avevano altresì riferito che nella mattina di sabato i militanti avevano organizzato alcuni checkpoint militari in ampie zone residenziali e non facevano passare nessun veicolo.

Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. Diciassette anni di invasione e più di 100 miliardi di dollari spesi, tuttavia, non sono ancora riusciti a porre fine all’instabilità del Paese, che continua a subire la furia sia dei militanti afghani, sia dei terroristi affiliati all’ISIS. L’obiettivo dei talebani è quello di riprendere il controllo della capitale Kabul per imporre in tutto il Paese una rigida interpretazione della legge islamica.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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