Venezuela: creata unità per rafforzare i controlli al confine

Pubblicato il 7 ottobre 2018 alle 6:01 in Immigrazione Venezuela

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Il governo del Venezuela ha annunciato la creazione di una nuova forza della polizia per rafforzare i controlli al confine, mentre migliaia di persone continuano a fuggire dal Paese, che si trova in una situazione di crisi economica e politica.

Durante un discorso trasmesso in televisione venerdì 5 ottobre, la vice presidentessa venezuelana, Delcy Rodriguez, ha dichiarato che la nuova Migration Force prenderà il controllo delle 72 entrate ufficiali e dei punti di uscita del Venezuela in modo immediato. La Rodriguez ha aggiunto che tale unità rafforzerà le già esistenti pattuglie di controllo presenti a porti, aeroporti e attraversamenti di confine. L’obiettivo è quello di assistere nel monitoraggio della migrazione.

Un tempo, il Venezuela era uno dei Paesi più benestanti dell’America Latina, ma dal 2014 è stato colpito dal calo dei prezzi del petrolio e dal progressivo indebolimento dell’economia, sotto la gestione fiscale dell’attuale presidente, Nicolas Maduro. Secondo le Nazioni Unite, più di 1 milione di venezuelani sono fuggiti dal Paese a partire dal 2015, la maggior parte di loro diretti in Colombia, che attualmente accoglierebbe circa 800.000 persone. Il flusso di migranti ha sopraffatto le agenzie umanitarie e ha costretto i nuovi arrivati a stabilirsi in tende di fortuna in alcune aree della capitale, Bogotà. La crisi sta avendo effetti anche su Brasile, Perù, Ecuador e altri Paesi latinoamericani.

Il presidente colombiano, Ivan Duque, un critico di lunga data di Maduro, ha aumentato i suoi attacchi contro l’uomo negli ultimi mesi, definendo il governo del Venezuela una dittatura il quale leader è “un diavolo che odia il Paese”. Il governo venezuelano ha risposto a tali accuse dichiarando di aver accolto circa 8 milioni di colombiani che erano scappati dal Paese durante il conflitto interno tra le forze del governo e i gruppi di ribelli. Secondo le cifre del governo di Bogotà, invece, le persone accolte da Caracas sono circa 900.000.

All’inizio di settembre, i rappresentanti di Argentina, Bolivia, Brasile, Colombia, Perù, Ecuador, Cile, Costa Rica, Messico, Panama, Paraguay e Uruguay si erano riuniti per due giorni a Quito per affrontare il tema dell’impatto sui diversi Paesi della regione del flusso migratorio di cittadini venezuelani che negli ultimi 4 anni si sono trasferiti nel resto del continente, in particolare in Colombia e Perù, che al momento ne ospita circa 400.000. Dal 26 agosto, infatti, il governo di Lima aveva deciso di aumentare i controlli al confine per cercare di arginare la situazione.

Maduro ha negato l’esistenza della crisi migratoria, chiedendo alle Nazioni Unite di essere “più sincera” nella stesura delle cifre e respingendo le affermazioni di coloro che sostengono che la mancanza cronica di cibo e medicine in Venezuela abbia portata a una crisi umanitaria. Il presidente venezuelano, inoltre, sostiene che la responsabilità della situazione risiede nella guerra economica che gli Stati Uniti e altre potenze straniere stanno portando avanti contro il Venezuela.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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