Stati Uniti: Pompeo in visita nelle due Coree

Pubblicato il 7 ottobre 2018 alle 15:02 in Corea del Nord USA e Canada

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Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha fatto visita a Pyongyang, dove ha discusso con il leader nordcoreano, Kim Jong Un, in merito alla denuclearizzazione della penisola. Pompeo ha poi riferito che le due parti continuano a fare progressi, prima di continuare il suo viaggio verso Seoul, dove incontrerà il presidente sudcoreano, Moon Jae-in.

Dopo l’incontro di sabato 6 ottobre tra il segretario di Stato americano e il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, a Tokyo, continua il viaggio di Pompeo nel continente asiatico; nella giornata di domenica 7 ottobre, il delegato statunitense ha fatto tappa a Pyongyang per incontrare il leader nordcoreano Kim, e ha poi proseguito il suo viaggio verso la Corea del Sud. Lì, nella capitale Seoul, secondo quanto riferito dal gabinetto presidenziale sudcoreano, Pompeo incontrerà sia il presidente Moon sia il Ministro degli Esteri del Paese, Kang Kyung-wha. Da agenda, l’ultima destinazione del viaggio diplomatico di Pompeo, prima del suo rientro negli Stati Uniti, programmato per lunedì 8 ottobre, sarà Pechino.

L’incontro tra Pompeo e Kim è durato circa 2 ore, ivi incluso il tempo destinato al pranzo che i due hanno consumato presso il “100 Flowers Garden” di Paekhwawon, un prestigioso resort destinato alle visite formali. In seguito al meeting, Pompeo ha postato su Twitter una foto raffigurante lui e il leader nordcoreano mentre camminano fianco a fianco, scrivendo: “È stato un viaggio positivo a Pyongyang in cui ho incontrato il chairman Kim. Continuiamo a fare progressi in merito agli accordi presi al Summit di Singapore. Grazie per aver ospitato me e il mio staff”. Per quanto riguarda la controparte, Kim, con la traduzione di un interprete, durante il pasto ha affermato: “È un giorno molto bello che promette un futuro roseo per entrambi i Paesi”. Un funzionario americano che ha fatto parte del team di Pompeo nelle varie visite diplomatiche ha riferito alla stampa che quest’ultimo incontro è stato migliore rispetto al precedente, ma ha poi precisato che “sarà un percorso lungo” verso la denuclearizzazione.

Durante l’incontro di sabato con la delegazione giapponese, Pompeo aveva concordato che avrebbe sollevato con Pyongyang la questione del sequestro di Stato nordcoreano di alcuni cittadini giapponesi, e aveva sottolineato che le relazioni tra Washington e Tokyo sono salde e positive.  A Tokyo, il Segretario di Stato americano aveva incontrato sia il premier giapponese, sia il ministro degli Esteri, Taro Kono, per discutere quali strategie adottare nel successivo incontro di domenica con Kim, a Pyongyang.

Il ministro degli Affari Esteri di Pyongyang, Ri Yong Ho, aveva recentemente riferito alle Nazioni Unite che il prolungarsi delle sanzioni sta accentuando la sfiducia verso gli Stati Uniti, e che in simili circostanze sarà impossibile che il Paese abbandoni unilateralmente il suo arsenale nucleare. Ciò era avvenuto in seguito alla controversa proposta di Mosca e Pechino di alleggerire le misure punitive, proposta che era stata fermamente respinta da Washington, con il “supporto unanime” degli altri Stati membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La Cina e la Russia sostengono che il Consiglio di Sicurezza dovrebbe già ricompensare Pyongyang per via dei progressi effettuati finora, mentre gli Stati Uniti si sono mostrati più intransigenti e, come ha più volte ribadito Pompeo nel mese di settembre, intendono sollevare le sanzioni, introdotte contro Pyongyang dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu all’unanimità dal 2006, solo una volta che la denuclearizzazione sarà stata conclusa e verificata. Fino ad ora, la Corea del Nord ha sospeso i test missilistici e nucleari, ha liberato tre prigionieri americani, e ha smantellato alcune parti delle strutture adibite alla messa a punto dell’arsenale missilistico e di un tunnel di ingresso a un sito di test nucleari. Tuttavia, il Paese non ha ancora compiuto alcun passo in avanti per quanto riguarda lo sviluppo concreto del proprio armamentario nucleare e missilistico.

Il 26 settembre scorso, il premier giapponese, Shinzo Abe, aveva dichiarato di essere disposto a incontrare il leader della Corea del Nord, in seguito al secondo storico meeting con il presidente Trump.   Nonostante tale affermazione costituisca una maggiore apertura del Giappone verso la Corea del Nord, Abe ha sottolineato che un futuro summit con Kim Jong-un sarebbe focalizzato sui rapimenti dei civili giapponesi da parte del regime nordcoreano, questione molto sensibile per Tokyo. “Per risolvere questo fatto sono pronto a mettere da parte la mia sfiducia verso la Corea del Nord e ad incontrare il suo leader”, aveva spiegato Abe in occasione del proprio intervento in seno all’Assemblea Generale dell’Onu, a New York. Per quanto Kim abbia promesso di smantellare il nucleare dalla penisola coreana, il Giappone, alleato fondamentale di Washington nel continente asiatico, considera ancora Pyongyang una “urgente minaccia”, e sta cercando di incrementare la robustezza del proprio arsenale difensivo contro l’ipotesi dei missili balistici nordcoreani aggiungendo alle fila dei propri sistemi bellici varie batterie di Aegis Ashore, un sistema di contraerea capace di colpire un missile balistico a un’altitudine di 500 chilometri.

Kim e Trump si erano incontrati per la prima volta in un vertice senza precedenti il 12 giugno 2018 a Singapore. per lavorare verso la denuclearizzazione della penisola coreana. In quell’occasione, Trump aveva promesso a Kim e al suo Paese che Washington avrebbe accompagnato il disarmo garantendo la sicurezza di Pyongyang. Dopo tale incontro, però, le negoziazioni diplomatiche sono entrate in una fase di stallo per mancanza di accordi sulle modalità con cui procedere all’eliminazione del nucleare dalla Corea del Nord. In particolare, il 24 agosto, Trump aveva cancellato improvvisamente la visita del segretario di Stato, Mike Pompeo, a Pyongyang, dichiarando che gli sforzi volti alla denuclearizzazione del Paese asiatico si erano arrestati. La situazione aveva poi subito una svolta l’11 settembre, quando Trump aveva ricevuto una lettera “molto positiva” da Kim, nella quale il leader di Pyongyang chiedeva l’organizzazione di un nuovo meeting.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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