Stati Uniti: Pompeo a Tokyo in vista dell’incontro con Kim

Pubblicato il 6 ottobre 2018 alle 10:26 in Giappone USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, è arrivato a Tokyo, nella giornata di sabato 6 ottobre, per avviare un nuovo dialogo con il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, e con altri diplomatici, in vista della sua quarta visita alla Corea del Nord nel contesto delle trattative con il leader di Pyongyang, Kim Jong Un, per la denuclearizzazione della penisola.

Durante l’incontro di sabato, Pompeo ha concordato con la delegazione giapponese che solleverà con Pyongyang la questione del sequestro di Stato nordcoreano di alcuni cittadini giapponesi, e ha sottolineato che le relazioni tra Washington e Tokyo sono salde e positive. Da agenda, Pompeo si tratterà per l’intera giornata di sabato a Tokyo, dove ha incontrato sia il premier giapponese, sia il ministro degli Esteri, Taro Kono, per discutere quali strategie adottare nel prossimo incontro con Pyongyang, che è previsto per la successiva giornata di domenica 7 ottobre. Prima di concludere il viaggio nel continente asiatico, il Segretario di Stato americano farà tappa anche nella Corea del Sud e in Cina.

Si stima che oltre 200mila cittadini giapponesi, ragazzi e ragazze apparentemente scomparsi nel nulla in particolare negli anni Settanta e Ottanta, siano stati di fatto sequestrati dal regime di Kim e portati in Corea del Nord, dove sarebbero stati obbligati a lavorare per Pyongyang.

Parlando con un giornalista durante il viaggio verso Tokyo, Pompeo ha affermato che il suo obiettivo in riferimento a Pyongyang è quello di “assicurarsi di capire cosa entrambe le parti stanno davvero cercando di realizzare”. Il segretario di Stato ha altresì spiegato che spera di poter infine mettersi d’accordo con la Corea del Nord per una data e un luogo dove avverrà il secondo incontro tra il presidente statunitense, Donald Trump, e la controparte nordcoreana, Kim Jong Un.

Il ministro degli Affari Esteri di Pyongyang, Ri Yong Ho, aveva recentemente riferito alle Nazioni Unite che il prolungarsi delle sanzioni sta accentuando la sfiducia verso gli Stati Uniti, e che in simili circostanze sarà impossibile che il Paese abbandoni unilateralmente il suo arsenale nucleare. Ciò era avvenuto in seguito alla controversa proposta di Mosca e Pechino di alleggerire le misure punitive, proposta che era stata fermamente respinta da Washington, con il “supporto unanime” degli altri Stati membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La Cina e la Russia sostengono che il Consiglio di Sicurezza dovrebbe già ricompensare Pyongyang per via dei progressi effettuati finora, mentre gli Stati Uniti si sono mostrati più intransigenti e, come ha più volte ribadito Pompeo nel mese di settembre, intendono sollevare le sanzioni, introdotte contro Pyongyang dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu all’unanimità dal 2006, solo una volta che la denuclearizzazione sarà stata conclusa e verificata. Fino ad ora, la Corea del Nord ha sospeso i test missilistici e nucleari, ha liberato tre prigionieri americani, e ha smantellato alcune parti delle strutture adibite alla messa a punto dell’arsenale missilistico e di un tunnel di ingresso a un sito di test nucleari. Tuttavia, il Paese non ha ancora compiuto alcun passo in avanti per quanto riguarda lo sviluppo concreto del proprio armamentario nucleare e missilistico.

Il 26 settembre scorso, il premier giapponese, Shinzo Abe, aveva dichiarato di essere disposto a incontrare il leader della Corea del Nord, in seguito al secondo storico meeting con il presidente Trump.   Nonostante tale affermazione costituisca una maggiore apertura del Giappone verso la Corea del Nord, Abe ha sottolineato che un futuro summit con Kim Jong-un sarebbe focalizzato sui rapimenti dei civili giapponesi da parte del regime nordcoreano, questione molto sensibile per Tokyo. “Per risolvere questo fatto sono pronto a mettere da parte la mia sfiducia verso la Corea del Nord e ad incontrare il suo leader”, aveva spiegato Abe in occasione del proprio intervento in seno all’Assemblea Generale dell’Onu, a New York. Per quanto Kim abbia promesso di smantellare il nucleare dalla penisola coreana, il Giappone, alleato fondamentale di Washington nel continente asiatico, considera ancora Pyongyang una “urgente minaccia”, e sta cercando di incrementare la robustezza del proprio arsenale difensivo contro l’ipotesi dei missili balistici nordcoreani aggiungendo alle fila dei propri sistemi bellici varie batterie di Aegis Ashore, un sistema di contraerea capace di colpire un missile balistico a un’altitudine di 500 chilometri.

Kim e Trump si erano incontrati per la prima volta in un vertice senza precedenti il 12 giugno 2018 a Singapore. per lavorare verso la denuclearizzazione della penisola coreana. In quell’occasione, Trump aveva promesso a Kim e al suo Paese che Washington avrebbe accompagnato il disarmo garantendo la sicurezza di Pyongyang. Dopo tale incontro, però, le negoziazioni diplomatiche sono entrate in una fase di stallo per mancanza di accordi sulle modalità con cui procedere all’eliminazione del nucleare dalla Corea del Nord. In particolare, il 24 agosto, Trump aveva cancellato improvvisamente la visita del segretario di Stato, Mike Pompeo, a Pyongyang, dichiarando che gli sforzi volti alla denuclearizzazione del Paese asiatico si erano arrestati. La situazione aveva poi subito una svolta l’11 settembre, quando Trump aveva ricevuto una lettera “molto positiva” da Kim, nella quale il leader di Pyongyang chiedeva l’organizzazione di un nuovo meeting.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.