Palestina: l’UNRWA continuerà attività a Gerusalemme nonostante opposizione del sindaco

Pubblicato il 6 ottobre 2018 alle 17:38 in Israele Palestina

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L’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) ha promesso di continuare le sue attività, nonostante il sindaco di Gerusalemme abbia dichiarato che rimuoverà l’ente.

Il primo cittadino di Gerusalemme, Nir Barkat, in una dichiarazione rilasciata giovedì 4 ottobre, aveva annunciato di aver delineato un piano dettagliato per rimuovere l’UNRWA dalla Città Santa e di sostituire le sue attività con servizi municipali. Secondo i programmi di Barkat, tutte le scuole dell’Agenzia delle Nazioni Unite, che ospitano circa 1.800 studenti, verranno chiuse entro la fine del corrente anno scolastico e la stessa sorte subiranno i centri sanitari, in particolare quelli nel campo profughi di Shuafat, dove vivono circa 24.000 palestinesi. La municipalità cercherà altresì di convincere i leader politici israeliani a esercitare la loro autorità “per rimuovere il quartier generale dell’UNRWA dal territorio sovrano di Israele a Gerusalemme”.

Venerdì 5 ottobre, commentando quanto annunciato dal sindaco della Città Santa, l’Agenzia dell’ONU ha dichiarato che tale mossa colpirà sia le sue operazioni umanitarie sia i suoi edifici a Gerusalemme Est. Tuttavia, l’UNRWA ha sottolineato che è determinata a continuare a erogare i suoi servizi nell’area, criticando i piani di Barkat. “Il suo messaggio sfida i principi alla base delle azioni umanitarie indipendenti e imparziali, e non riflette il dialogo robusto e strutturato e l’interazione che l’UNRWA e lo Stato di Israele hanno mantenuto tradizionalmente” ha comunicato l’Agenzia.

Il problema dei rifugiati palestinesi, congiuntamente allo status di Gerusalemme, è da sempre un maggior punto di scontro nei negoziati di pace tra le due parti. Più di 750.000 cittadini della Palestina fuggirono o furono espulsi dal Paese durante la guerra del 1948 che aveva portato alla creazione di Israele e, in seguito, dell’UNRWA. I discendenti di tali persone sono classificati, ancora oggi, come “rifugiati”, sotto la protezione dell’ente delle Nazioni Unite. I leader palestinesi richiedono che almeno ad alcuni di loro venga permesso di ritornare nei loro territori, mentre Israele, da parte sua, ritiene che i palestinesi debbano abbandonare quello che è stato definito il loro “diritto di ritorno”. Il governo di Tel Aviv ha altresì dichiarato che permettere che i discendenti dei rifugiati del 1948 ereditino ancora questo status non fa altro che perpetrare il problema, invece di risolverlo. Sono circa 5 milioni le persone registrate come rifugiati palestinesi che possono godere dei servizi dell’UNRWA in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza, in Giordania, in Libano e in Siria.

Di recente, sia Israele sia gli Stati Uniti hanno messo l’Agenzia delle Nazioni Unite sotto grande pressione. Tel Aviv ha per lungo tempo considerato l’UNRWA come un male necessario, una risorsa vitale di aiuti internazionali ai palestinesi volta a contribuire alla stabilità dell’area. Nonostante avesse supportato i contributi umanitari dell’Agenzia dell’ONU, Israele aveva dichiarato che il passaggio dello status di rifugiati è servito come un riconoscimento internazionale de facto, almeno agli occhi dei palestinesi, della loro aspirazione a rovesciare i risultati della guerra che aveva portato alla fondazione di Israele.  

L’amministrazione Trump, da parte sua, venerdì 31 agosto aveva annunciato la sospensione tutti i fondi destinati alle attività dell’UNRWA, per un totale di circa 300 milioni di dollari, mossa elogiata da Barkat stesso. La Casa Bianca aveva dichiarato che avrebbe impiegato tale cifra in altri canali attraverso i quali aiuterà i palestinesi. La decisione degli Stati Uniti era giunta in seguito all’intensificarsi dell’opposizione del popolo palestinese nei confronti del riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, annunciato ufficialmente dal presidente americano, Donald Trump, il 6 dicembre 2017, e alle dichiarazioni del presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, il quale, il 22 dicembre 2017, aveva affermato che non avrebbe più riconosciuto gli Stati Uniti come mediatore di pace tra Israele e il popolo palestinese.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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