Gaza: 3 palestinesi uccisi, tra cui un bambino

Pubblicato il 6 ottobre 2018 alle 11:37 in Israele Palestina

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Tre manifestanti palestinesi, tra cui un bambino, sono stati uccisi, nella giornata di venerdì 5 ottobre, dall’esercito israeliano al confine con Gaza.

Il Ministero della Salute di Gaza ha confermato, nella giornata di sabato 6 ottobre, che il giorno precedente tre cittadini palestinesi hanno perso la vita negli scontri al confine con lo Stato di Israele. Le vittime sono state identificate: il 12enne Faris al-Sirsawi e il 24enne Mahmoud Akram Abu Samaan, entrambi colpiti dai cecchini israeliano in prossimità della recinsione alla frontiera orientale dell’enclave, e il 28enne Hussein al-Raqab, deceduto nell’ospedale Nasser di Khan Younis in seguito alle ferite da arma da fuoco riportate durante la protesta. Secondo le stime del portavoce ministeriale di Gaza, Ashra al-Qidra, sono 192 le persone che sono state ferite nella medesima giornata di venerdì 5 ottobre, tra cui, oltre ai manifestanti palestinesi, anche un paramedico e un giornalista. Sette di loro versano in condizioni gravi.

Due giorni prima, mercoledì 3 ottobre, durante le proteste lungo il confine settentrionale tra Gaza e Israele, le forze israeliane avevano ucciso un adolescente palestinese, il 15enne Ahmed Abu Habel, colpito alla testa da un lacrimogeno scagliato da un soldato israeliano vicino a un checkpoint militare. Nella medesima giornata erano state ferite altre 24 persone, aveva reso noto il portavoce ministeriale, Ashraf al-Qidra.

L’esercito di Israele non ha commentato l’incidente, ma una portavoce ha riferito all’agenzia di stampa francese AFP che i soldati avrebbero “sparato proiettili veri in conformità con le regole di ingaggio”, in quanto i manifestanti si erano ammassati lungo il confine.

In precedenza, nella giornata di venerdì 28 settembre, il Ministero della Salute di Gaza aveva reso noto che erano stati uccisi 6 manifestanti palestinesi e feriti altri 506 per opera delle forze israeliane. Venerdì 21 settembre, invece, un palestinese era stato ucciso da un cecchino israeliano e altri erano rimasti feriti durante le manifestazioni al confine recintato con Israele. Nella stessa giornata erano stati feriti oltre 300 palestinesi, di cui 54 con munizioni vere. Prima ancora, nella giornata di lunedì 17 settembre, 2 palestinesi erano stati uccisi in un attacco aereo israeliano nei presso del confine tra Gaza e Israele. Gli uomini, identificati come Naji Abuasi, 18 anni, e Alaa Abuasi, 21 anni, erano stati portati all’ospedale Nasser di Khan Younis dopo essere stati rinvenuti dai medici della Mezzaluna Rossa. A tal riguardo, l’esercito israeliano aveva dichiarato di aver bersagliato un gruppo di terroristi avvistati ad aggirarsi nei pressi del confine meridionale in modo sospetto. Secondo il Ministero della Salute, lunedì 17 settembre le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro almeno 26 palestinesi.

Alla data attuale, oltre 180 palestinesi sono stati uccisi dall’inizio delle proteste mentre altri 18.000 sono rimasti feriti.

La popolazione palestinese protesta settimanalmente lungo la recinzione ad est della Striscia di Gaza sin dal 30 marzo, data in cui è iniziata la cosiddetta di Marcia del Ritorno, il cui scopo è invocare il diritto dei palestinesi al ritorno in patria e la fine del blocco israeliano, in vigore da 11 anni. Le manifestazioni in questione si sarebbero teoricamente dovute concludere il 15 maggio, data in cui palestinesi ricordano la Nakba, o Catastrofe, un riferimento alla rimozione forzata di 750.000 palestinesi dalle loro case e villaggi per aprire la strada alla creazione di Israele nel 1948. I palestinesi sostengono che le loro proteste rappresentino un’ondata di rabbia popolare contro Israele. I residenti dei territori palestinesi invocano il diritto di ritornare nelle proprie case, dalle famiglie da cui sono stati allontanati o separati 70 anni prima, a causa della fondazione dello Stato di Israele, avvenuta il 14 maggio 1948. Lo Stato Ebraico, dal canto suo, sostiene che le proteste e le manifestazioni siano organizzate dal gruppo islamista Hamas, il quale controlla la Striscia di Gaza e nega al Paese il diritto di esistere.

Israele ha accusato Hamas di aver sobillato le proteste per sviare l’attenzione dei cittadini dai problemi economici e dalla grave carenza di scorte energetiche di cui soffre Gaza, patria di 2 milioni di palestinesi, oltre metà dei quali sono rifugiati di guerra o loro discendenti. A partire da giugno del 2007, lo Stato Ebraico, insieme all’Egitto, ha imposto un blocco terrestre, aereo e marittimo dell’entrata nell’area della Striscia di Gaza governata da Hamas.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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