La Turchia non lascerà la Siria fino alle elezioni

Pubblicato il 5 ottobre 2018 alle 9:42 in Siria Turchia

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Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in occasione del forum TRT World, tenutosi giovedì 4 ottobre a Istanbul, ha annunciato che le sue truppe non lasceranno la Siria fino a quando nel vicino Paese non si terranno elezioni generali.

Come è noto, la presenza turca nel territorio siriano non è certo una novità. Già nell’agosto 2016, la Turchia aveva inviato alcuni contingenti militari in Siria al fine di liberare un’area di confine occupata da combattenti appartenenti allo Stato Islamico. In seguito, all’inizio del 2018, Ankara, sotto la guida di Erdogan, ha lanciato un’altra operazione nell’enclave siriana settentrionale di Afrin, per rimuovere i combattenti curdi affiliati al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), considerato illegale dalla Turchia. Infine, il 18 settembre, Erdogan ha concordato con il presidente rosso, Vladimir Putin, l’istituzione di una zona demilitarizzata nella provincia di Idlib, volta a separare i territori controllati dai ribelli da quelli detenuti dai soldati del governo siriano. L’accordo impone ai gruppi ritenuti radicali o terroristici di ritirarsi dall’area entro il 15 ottobre. Tra i gruppi coinvolti vi è Hay’et Tahrir al-Sham, il quale comprende anche il gruppo legato ad al-Qaeda, precedentemente noto come Fronte Nusra, ritenuta la fazione armata più potente di Idlib. La Turchia ha designato il gruppo un’organizzazione terroristica in agosto, seguendo la medesima decisione delle Nazioni Unite a giugno.

In occasione del forum TRT World, Erdogan ha dichiarato che Ankara non ha incontrato difficoltà nel condurre colloqui con le varie fazioni ribelli presenti nella provincia Idlib, l’ultima enclave ribelle al di fuori del controllo del presidente siriano, Bashar al-Assad. Il leader turco ha poi evidenziato che i 12 punti di osservazione del proprio Paese presenti nella regione di Idlib sono in procinto di essere fortificati, aggiungendo poi che ce ne sono rispettivamente anche 10 russi e 6 iraniani. Il presidente della Turchia ha poi concluso dicendo che la funzionalità del corridoio demilitarizzato, sorvegliato da molteplici punti di osservazione, assicurerà il controllo di Idlib.

Dall’inizio della guerra civile siriana nel marzo 2011, circa 5,6 milioni di persone sono fuggite dal Paese e oltre 6,6 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case, secondo l’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite. La provincia siriana di Idlib, al momento, ospita tra 50.000 e 90.000 combattenti armati, secondo fonti diplomatiche. Di questi, tra il 10 e il 20% sono considerati militanti di base, tra cui Jabhat al-Nusra, con legami con al-Qaeda e lo Stato islamico. Ankara, la quale fornisce aiuti alla provincia e mantiene centinaia dei soldati lì residenti, ha dichiarato che un assalto su larga scala invierebbe almeno 2 milioni di rifugiati verso il proprio territorio e oltre il confine meridionale, spostando anche diverse componenti jihadiste che potrebbero poi migrare Europa.

Da parte sua, la Russia ha deciso di approfondire i legami con Erdogan, nemico di Assad, le cui relazioni con gli Stati Uniti si sono guastate per una serie di disaccordi. L’incontro di lunedì 17 settembre è stato il secondo in 10 giorni, per i leader di Mosca e Ankara, i quali sono infine riusciti ad accordarsi per evitare un attacco su larga scala contro Idlib. In un primo momento, tuttavia, la Turchia sembrava aver fallito. Il 7 settembre, in occasione nel vertice sulla Siria tenutosi a Teheran, Erdogan non era riuscito a persuadere la Russia e l’Iran ad accettare un cessate il fuoco. Nonostante ciò, i raid aerei nell’enclave ribelle si sono attenuati nei giorni a seguire ed il leader turco si è preso il merito per la relativa pace prima di recarsi a Sochi.

Erdogan ha richiesto di intraprendere un’operazione antiterrorismo internazionale e comprensiva per liberare Idlib dalle fazioni intransigenti. A conferma di ciò, in un editoriale del Wall Street Journal, si legge: “La soluzione di Assad è sbagliata. Persone innocenti non devono essere sacrificate in nome della lotta al terrorismo. Questo creerebbe solo nuovi focolai di terrorismo ed estremismo”.

Alla fine del mese di ottobre, si terrà un discorso a 4 tra Turchia, Germania, Russia e Francia sulla situazione di Idlib.

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Alice Bellante

di Redazione

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