La nuova strategia americana antiterrorismo: l’Iran è la priorità

Pubblicato il 5 ottobre 2018 alle 11:26 in Iran USA e Canada

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L’amministrazione Trump ha pubblicato, giovedì 4 ottobre, il documento che illustra la nuova strategia americana antiterrorismo che rivolgerà maggiore attenzione alle minacce provenienti dall’Iran e dai gruppi radicali. La nuova strategia, diffusa dal Consigliere americano per la Sicurezza Nazionale, John Bolton, contiene elementi di novità rispetto all’ultimo piano statunitense in materia, rilasciato da Washington nel 2011, quando, sotto l’amministrazione Obama, gli Stati Uniti attribuivano priorità alle minacce provenienti da Al Qaeda, anche dopo la morte del suo fondatore e leader, Osama Bin Laden. Lo dimostra il fatto che, nel documento contenente la strategia americana antiterrorismo del 2011, l’Iran veniva citato una sola volta, nella penultima pagina, come Stato attivamente sponsor del terrorismo. In tal senso, il documento più recente mostra un’inversione di tendenza, nella misura in cui pone l’Iran sciita al centro dell’attenzione americana in Medio Oriente, sebbene, in tale regione, Washington mantenga l’impegno nella lotta ai militanti sunniti attivi in Siria e in Iraq.

“Gli Stati Uniti affrontano minacce terroristiche dall’Iran, che rimane il principale Stato sponsor del terrorismo, il principale finanziatore a livello mondiale del terrorismo internazionale dal 1979”, ha dichiarato Bolton, facendo riferimento alla rivoluzione islamica che ha avuto luogo, quasi 40 anni fa, nel Paese mediorientale e che, da allora, ha complicato notevolmente le relazioni tra Teheran e Washington. “Gruppi terroristici sponsorizzati dall’Iran come Hezbollah, Hamas e il Movimento per il Jihad Islamico in Palestina continuano a rappresentare una minaccia per gli Stati Uniti e per i nostri interessi”, ha aggiunto il funzionario americano, che ha definito i gruppi terroristici animati da un’ideologia islamica radicale la principale minaccia terroristica transnazionale per gli interessi americani, in patria e all’estero. Il riassunto esecutivo del documento strategico chiarisce che gli Stati Uniti “rimangono una nazione in guerra”. “Penso che sia da tempo chiaro il punto di vista del presidente, secondo cui, se non riconosciamo che siamo coinvolti in uno scontro ideologico, non possiamo affrontare adeguatamente la minaccia terroristica”, ha dichiarato Bolton, chiarendo che, pertanto, l’obiettivo della nuova strategia è perseguire gli estremisti “alla fonte”, cioè tagliare alla radice le loro “fonti di sostegno” derivanti in gran parte, secondo il funzionario americano, da Teheran. In tal modo, si determinerebbe “l’isolamento” dei gruppi terroristici che trovano nelle loro reti di sostegno finanziario la linfa vitale per la loro stessa esistenza.

Lo stesso Trump, che ha più volte sottolineato i successi della sua amministrazione in materia di lotta al terrorismo, ha rilasciato una dichiarazione, riportata dalla CNN, in merito alla nuova strategia statunitense al riguardo. In particolare, il leader della Casa Bianca ha affermato che il nuovo piano “fornisce la guida strategica necessaria per proteggere gli Stati Uniti da tutte le minacce terroristiche, promuovendo allo stesso tempo l’agilità di anticipare, prevenire e rispondere alle nuove minacce”. Non a caso, il documento strategico indica l’esistenza di altre minacce, come l’estremismo violento razziale, ambientale, militante e domestico.

Come tutti i documenti americani di strategia antiterrorismo, il nuovo dossier americano contiene il piano dell’amministrazione per affrontare le minacce provenienti dai gruppi militanti a livello internazionale, con riferimento all’azione militare, alle operazioni di intelligence, alla cooperazione con partner e alleati e all’uso di sanzioni e altri strumenti finanziari. Stando al documento, la nuova strategia non richiede risorse o finanziamenti aggiuntivi, ma prevede, tra le altre cose, il miglioramento dell’infrastruttura e della preparazione degli Stati Uniti nonché il rafforzamento delle capacità di antiterrorismo dei loro alleati.

La priorità attribuita all’Iran in materia di antiterrorismo, peraltro, si pone in linea con la maggiore attenzione attribuita più in generale dall’amministrazione Trump a Teheran. Gli Stati Uniti considerano da tempo l’Iran il loro principale nemico in Medio Oriente, tuttavia, da quando Trump si è insediato alla Casa Bianca nel 2016, Washington ha sviluppato una politica estera nella regione mediorientale finalizzata al contenimento dell’espansionismo iraniano, all’attenzione al suo programma nucleare, alla riduzione del suo sostegno a gruppi estremisti e all’imposizione di sanzioni. In particolare, l’8 maggio, gli Stati Uniti si sono ritirati dall’accordo sul nucleare iraniano, firmato, il 14 luglio 2015, a Vienna, da Iran, Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania. L’accordo prevedeva la revoca delle sanzioni internazionali contro Teheran, in cambio dell’impegno di quest’ultima a limitare il suo programma nucleare. Secondo l’amministrazione Trump, tuttavia, l’accordo non è riuscito a privare l’Iran dei mezzi necessari per sviluppare un’arma atomica né a interrompere la sua ingerenza sui Paesi vicini del Medio Oriente. Per tali ragioni, in seguito al recesso, il 7 agosto, gli Stati Uniti hanno annunciato la reintroduzione di sanzioni dirette contro il settore siderurgico e automobilistico iraniano nonché contro il settore finanziario. L’Iran, da parte sua, ha reagito alla decisione statunitense assumendo un atteggiamento di sfida che ha dato luogo ad una guerra di parole tra i leader dei due Paesi, iniziata il 22 luglio. Intanto, per il 5 novembre, è prevista l’entrata in vigore di una seconda tranche di sanzioni statunitensi contro l’Iran, diretta stavolta contro il settore petrolifero e bancario. Bolton ha affermato altresì che Washington mira a costringere tutti gli importatori di petrolio iraniano ad azzerare i loro acquisti. Secondo l’amministrazione Trump, l’imposizione delle sanzioni è diretta a interrompere l’afflusso delle risorse che Teheran utilizza per sostenere le sue “attività maligne”, incluso il terrorismo.

Non a caso, un rapporto del governo statunitense, pubblicato a settembre a conclusione dell’indagine annuale del Dipartimento di Stato americano sul terrorismo globale, riporta che l’Iran rimane il principale Stato sponsor del terrorismo a livello globale e dispone di reti di finanziamento e di cellule operative attive in tutto il mondo. La relazione accusa altresì Teheran di svolgere un’attività di ingerenza destabilizzante nella regione mediorientale. Washington aveva inserito l’Iran nella lista degli stati sponsor del terrorismo, che attualmente include Paesi come la Corea del Nord, la Siria e il Sudan, nel 1984. L’Iran da parte sua sostiene che le sue attività sono dirette al sostegno dei popoli oppressi del Medio Oriente.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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