Turchia: rinnovato il mandato per operazioni militari in Siria e in Iraq

Pubblicato il 4 ottobre 2018 alle 10:15 in Siria Turchia

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Il Parlamento turco ha votato per estendere di un anno il mandato che consente alle proprie forze armate di intervenire in Iraq e in Siria in caso di minaccia alla sicurezza internazionale, mercoledì 3 ottobre. Tale intesa permetterà ad Ankara di inviare truppe sul confine meridionale per combattere i ribelli curdi, i militanti del gruppo dello Stato Islamico e altre componenti terroristiche.

La votazione in questione è arrivata dopo che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha suggerito di adottare alcune misure per creare “zone sicure” in tutta la Siria settentrionale, comprese le aree detenute dai combattenti curdi alleati con gli Stati Uniti.

La Turchia, in precedenza, ha utilizzato il mandato in questione, rinnovato ogni anno dal 2014, per la messa in atto di alcune operazioni transfrontaliere contro il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, o PKK. Tali azioni sono state dirette anche nel nord dell’Iraq e in Siria per eliminare rispettivamente i militanti dell’ISIS e le milizie curde siriane.

Il presidente turco aveva già annunciato, il 23 settembre, che la Turchia avrebbe agito in Siria, ad est del fiume Eufrate, instituendo diverse zone sicure, come ha fatto nel nordovest del Paese. La regione in cui, secondo quanto riferito dal leader di Ankara, la Turchia si impegnerà a breve è attualmente controllata dalle People’s Protection Units (YPG), le forze curde siriane che, in virtù della loro prossimità al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), sono considerate da Ankara un’organizzazione terroristica.

Attualmente, le YPG controllano le aree della Siria situate ad est del fiume Eufrate, dato che spiega l’interesse turco nell’area. Tuttavia, l’espansione della campagna militare nel territorio in questione rischia di causare frizioni tra le forze turche quelle statunitensi, attualmente alleate della Turchia all’interno della NATO, ma anche schierate al fianco delle YPG nel conflitto siriano. Ankara non vede di buon occhio la partnership fra gli Stati Uniti e le YPG, le quali, tuttavia, sono state il principale alleato di Washington nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria. A tal proposito, Erdogan ha affermato che il sostegno degli Stati Uniti a questi gruppi “deve cessare”, dal momento che esso “danneggia gli equilibri regionali e la pace tra i popoli della regione”.

In questo contesto, Erdogan ha poi dichiarato di aspettarsi che “la Russia sostenga la Turchia nei suoi sforzi contro i gruppi terroristici, in particolare il PKK, il PYD e le YPG”. Le dichiarazioni del leader di Ankara arrivano una settimana dopo la conclusione dell’accordo tra le 2 potenze in merito all’istituzione di una zona demilitarizzata ad Idlib, in Siria.  La nuova zona cuscinetto, larga dai 15 ai 20 chilometri, separerà i territori controllati dai ribelli di Idlib da quelli detenuti dai soldati del governo siriano e sarà pattugliata congiuntamente da truppe turche e russe. Tali cambiamenti entreranno in vigore a metà ottobre, secondo le dichiarazioni di Putin.

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Alice Bellante

di Redazione

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