Israele e la Siria: come vivere per sempre in guerra

Pubblicato il 4 ottobre 2018 alle 13:10 in Il commento Siria

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Alessandro Orsini. Fonte: LUISS.

Il dramma della Siria non volge al termine. Le grandi potenze continuano a contendersi il Paese. Le ultime notizie sono tra le peggiori per chiunque ambisca alla pace. La Casa Bianca ha definito il regime di Bassar al Assad “un cadavere fallimentare” tenuto in piedi da Russia e Iran. Sono le parole di Jim Jeffrey, il rappresentate speciale americano per la Siria. La Casa Bianca chiede una nuova costituzione per la Siria e libere elezioni. È chimerico. Da parte sua, la Russia ha risposto rifornendo Bassar al Assad del sistema missilistico terra-aria S-300. Dati i rapporti di forza in Siria e la dinamica internazionale che avvolge il Paese, una pace stabile e duratura, che consenta ai siriani di tornare a vivere e di progettare un futuro per i propri figli, sembra lontana. Venerdì 28 settembre, Sergej Lavrov, il ministro degli esteri di Putin, ha precisato, durante una conferenza stampa presso le Nazioni Unite, che l’invio dell’arsenale missilistico ribadisce il sostegno della Russia al regime di Bassar al Assad. Il concetto è stato ripetuto ieri dal ministro della Difesa, Sergej Shoigu. Questa mossa riduce le speranze di pace sul lungo periodo, non tanto perché inasprisce i rapporti con Trump, accorso a condannare il gesto, ma perché spaventa e pone in pericolo Israele.

Questo punto è della massima importanza e va chiarito.

Nel sud della Siria, si sono stabiliti i due nemici mortali di Israele ovvero i soldati iraniani e le milizie sciite di Hezbollah, legate mani e piedi all’Iran. Israele è riuscita finora a contenere la loro espansione attraverso frequenti incursioni aeree in territorio siriano, che ha bombardato copiosamente. Tuttavia, con il beneficio del sistema missilistico della Russia, Bassar al Assad è nella condizione di abbattere gli aerei israeliani. La reazione più probabile di Israele sarebbe la guerra aperta contro il regime di Bassar al Assad, che riceverebbe il sostegno di Putin contro Israele. Il grande terrore degli europei è stato, finora, lo Stato Islamico. Ma l’Isis è niente rispetto alle devastazioni che una guerra aperta tra Israele e Siria, appoggiati rispettivamente da Stati Uniti e Russia, potrebbe comportare per la sicurezza dell’Europa e per la stabilità del Medio Oriente. Nonostante gli europei siano terrorizzati dai terroristi, non esiste niente di più terrorizzante degli Stati. Come abbiamo scritto tante volte su queste pagine, i terroristi non hanno aerei, portaerei, missili, navi, sommergibili, carrarmati, armi chimiche e bombe atomiche che, invece, gli Stati hanno.

A far precipitare la situazione è stato l’abbattimento di un aereo russo IL-20 da parte del fuoco amico di Bassar al Assad, il 17 settembre scorso. Putin, non potendosi infuriare con il dittatore siriano suo alleato, ha accusato Israele di avere spinto l’aereo, attraverso una serie di manovre sconsiderate, nel mezzo del fuoco incrociato. In sintesi, l’aereo russo, con ben 14 soldati a bordo, si è venuto a trovare nei pressi di un’area, la città di Latakia, sottoposta al bombardamento di quattro caccia F-16 israeliani. Putin ritiene che Israele avrebbe dovuto agire in modo da non esporre gli aerei russi al rischio di trovarsi a tiro. I rottami del velivolo sono stati ritrovati nel Mar Mediterraneo a 27 chilometri a ovest dalla città di Baniyas. Tutti i membri dell’equipaggio sono morti.

Il fatto che la Russia abbia deciso di rifornire la Siria di un nuovo e più potente sistema missilistico crea una situazione ancora più pericolosa. La tradizione militare di Israele stabilisce che, contro i nemici che rappresentano una minaccia esistenziale per il Paese, bisogna andare all’attacco. Tutto ciò si ripercuote in modo drammatico sui palestinesi, i quali non hanno alcuna possibilità di avanzare nelle loro rivendicazioni, se Israele rischia di trovarsi coinvolta in una guerra con la Siria o con Hezbollah. Qualunque minaccia alla sicurezza d’Israele impedisce il processo di pace con i palestinesi, che gli israeliani vedono come nemici reali (Hamas) o potenziali (Fatah), pronti a sperare nel crollo dello Stato israeliano per riprendersi tutta Gerusalemme e liberarsi dell’occupazione militare che opprime la loro vita quotidiana. Sotto il profilo della razionalità politica, è un fato ovvio che, in caso di guerra tra Israele e una qualunque potenza straniera, i movimenti palestinesi auspichino la sconfitta d’Israele.

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Articolo apparso sul Messaggero. Per gentile concessione.

di Alessandro Orsini

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