Gli USA si ritirano da due accordi internazionali

Pubblicato il 4 ottobre 2018 alle 14:18 in Medio Oriente USA e Canada

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L’amministrazione Trump ha annunciato, mercoledì 3 ottobre, che gli Stati Uniti si ritireranno dal Trattato di Amicizia concluso con l’Iran nel 1955 e dal Protocollo Opzionale alla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche, concernente il regolamento obbligatorio delle controversie, dopo che l’Iran e la Palestina si sono rivolti alla Corte Internazionale di Giustizia contro, rispettivamente, le sanzioni americane e il trasferimento dell’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme.

In particolare, il 3 ottobre, il Consigliere americano per la Sicurezza Nazionale, John Bolton, ha definito la Corte Internazionale di Giustizia, il più alto tribunale delle Nazioni Unite istituito a L’Aia, nei Paesi Bassi, per risolvere le controversie internazionali, “politicizzato e inefficace”, prima di annunciare che gli Stati Uniti rivedranno “tutti gli accordi internazionali che potrebbero ancora esporli alla pretesa giurisdizione vincolante” di tale corte.

Nella giornata del 3 ottobre, il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha annunciato innanzitutto il ritiro degli Stati Uniti dal Trattato di Amicizia con l’Iran, che ha consentito di normalizzare le relazioni diplomatiche ed economiche tra i due Paesi per più di 60 anni. Sebbene la rivoluzione islamica del 1979 abbia complicato le relazioni tra Washington e Teheran, l’accordo è rimasto formalmente in vigore da quando è stato concluso nel 1955, inducendo Pompeo a dichiarare recentemente che Washington avrebbe invece dovuto notificare il suo recesso decenni fa. Non a caso, proprio invocando la violazione del Trattato di Amicizia, il 17 luglio, Teheran si è rivolta alla Corte Internazionale di Giustizia, sostenendo che le sanzioni annunciate il 7 agosto dagli Stati Uniti che, l’8 maggio, si sono ritirati dall’accordo sul nucleare iraniano che invece le revocava, violano i termini dell’accordo del 1955. Sebbene, secondo Pompeo, la denuncia dell’Iran sia un abuso e il tribunale delle Nazioni Unite non abbia la competenza di esprimersi sulle sanzioni, che Washington considera essenziali per gli interessi di sicurezza degli Stati Uniti, il 3 ottobre, la Corte Internazionale di Giustizia ha ordinato agli Stati Uniti di garantire che le sanzioni contro l’Iran, che peraltro si inaspriranno il 5 novembre, quando entrerà in vigore la seconda tranche, non incidano sugli aiuti umanitari, come il cibo e le medicine, o sulla sicurezza dell’aviazione civile. Trattasi di esenzioni che Washington, da parte sua, sostiene di aver già autorizzato. Da Teheran, invece, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammed Javad Zarif, si è espresso su Twitter contro la decisione americana, riferendosi agli Stati Uniti come a un “regime fuorilegge”. In termini legali, tuttavia, la notifica del recesso degli Stati Uniti esplicherà i suoi effetti fra un anno.

In secondo luogo, il 3 ottobre, Bolton ha affermato che gli Stati Uniti si ritireranno anche dal Protocollo Opzionale del 1961 alla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche, concernente il regolamento obbligatorio delle controversie, che stabilisce la giurisdizione obbligatoria della Corte Internazionale di Giustizia per le controversie internazionali che gli Stati non decidano di risolvere altrimenti. Gli Stati Uniti hanno preso tale decisione dopo che, il 28 settembre, i Palestinesi hanno presentato alla Corte Internazionale di Giustizia una denuncia con la quale hanno contestato la decisione di Washington di trasferire l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, sostenendo che si tratta di una violazione del diritto internazionale. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva annunciato la sua decisione di spostare l’ambasciata statunitense in Israele da Tel Aviv alla Città Santa in un discorso tenuto il 6 dicembre 2017, suscitando proteste in tutto il mondo per aver implicitamente riconosciuto Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele. L’ambasciata è stata inaugurata il 14 maggio 2018. Dall’annuncio del trasferimento degli uffici, l’Autorità Palestinese ha tagliato tutti i contatti con gli Stati Uniti e ha respinto qualsiasi processo di pace sponsorizzato da Washington, in quanto i Palestinesi considerano Gerusalemme Est capitale del futuro Stato di Palestina. Attualmente, né Israele né gli Stati Uniti riconoscono la statualità della Palestina, riconosciuta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel 2012, come Stato osservatore non membro.

Bolton ha sottolineato che la decisone americana di ritirare il Paese dal Protocollo Opzionale si pone in continuità con la politica ormai costante di Washington di respingere la giurisdizione della Corte Internazionale di Giustizia, il consesso di 15 giudici eletti per un mandato di 9 anni ciascuno dall’Assemblea Generale e dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per svolgere una funzione consultiva sulle questioni giudiziarie a vantaggio degli organi dell’ONU, oltre che per dirimere le controversie sorte tra gli Stati. Gli Stati Uniti, tuttavia, ha sottolineato Bolton, rimangono parti della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche e si aspettano che tutte le altre parti contraenti si attengano agli obblighi previsti nell’accordo. Tuttavia, il ritiro degli Stati Uniti dal Protocollo Opzionale suscita crescente preoccupazione nella comunità internazionale in merito all’impegno dell’amministrazione Trump nei confronti del multilateralismo. Da quando si è insediato alla Casa Bianca il 20 gennaio 2017, il presidente americano ha ritirato il suo Paese dall’accordo sul nucleare iraniano, dall’accordo globale sul clima e dall’UNESCO, minacciando altresì gli alleati della NATO che gli Stati Uniti considereranno l’opportunità di “andare per la loro strada” se i membri dell’Alleanza non si decideranno ad aumentare la spesa da loro destinata alla difesa.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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