Egitto: ISIS annuncia morte di uno dei suoi leader nel Sinai

Pubblicato il 4 ottobre 2018 alle 8:43 in Africa Egitto

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Lo Stato Islamico ha annunciato la morte di uno dei suoi leader nella Penisola del Sinai, in Egitto. Si tratta del palestinese Abu Hamza al-Maqsidi, giunto nella regione del Paese nordafricano attraverso la striscia di Gaza, il quale era incaricato di addestrare e di pianificare attentati per la branca dell’ISIS attiva nel Sinai. Secondo quanto reso noto dalla fonte terroristica su Telegram, al-Maqsidi avrebbe perso la vita sotto un bombardamento aereo dell’esercito egiziano, il primo ottobre, presso Sheikh Zuweid, nel Nord della Penisola del Sinai. “Abi Hamza al-Maqsisi è uno degli operativi dell’ISIS che ha preso parte alle operazioni contro i soldati del Cairo”, riferisce la fonte, in condizioni di anonimità, aggiungendo che, in un’operazione separata, sono morti altri 15 jihadisti presso El-Arish.

La campagna nel Sinai, chiamata Comprehensive Operation – Sinai 2018, è stata lanciata il 9 febbraio scorso dal governo egiziano, con l’obiettivo di abbattere i ribelli islamisti insieme a tutte le altre attività criminali che mettono in pericolo la sicurezza e la stabilità del Paese. Nonostante il presidente Abdel Fattah al-Sisi avesse promesso che l’operazione “si sarebbe conclusa il prima possibile”, gli scontri continuano a verificarsi. Tuttavia, le iniziative stanno avendo successo, permettendo di distruggere grandi quantità di infrastrutture e materiale militare appartenenti ai terroristi. Dallo scorso febbraio ad oggi, le forze di sicurezza hanno contato la morte di circa 300 terroristi e di almeno 35 soldati.

Il 28 agosto, il governo del Cairo ha annunciato l’investimento di circa 275 miliardi di dollari per avviare una serie di progetti di sviluppo nel Sinai, entro il 2022. Tale piano, spiega al-Monitor, fa parte degli sforzi per contrastare la presenza islamista nella regione, al fine di accrescere la sicurezza e migliorare la vita dei residenti. Esperti di economia e sicurezza hanno lodato tale piano, sostenendo che aiuterebbe lo Stato egiziano a creare una comunità urbanizzata in un’area che è particolarmente turbolenta, beneficiando anche alla lotta contro il terrorismo. Come ha spiegato Hassan el-Haywan, economista e professore alla Ain Shams University, tali progetti hanno un grande significato in termini di sicurezza, in quanto la creazione di nuovi posti di lavoro, oltre a favorire lo sviluppo, è un’arma efficace contro il terrorismo.

In Egitto è in vigore lo stato di emergenza dal 10 aprile 2017. Il 2 gennaio scorso, il presidente egiziano, ha esteso tale misura per il periodo di 3 mesi, a causa del persistere della situazione di instabilità nel territorio. Inizialmente, Al-Sisi aveva imposto lo stato di emergenza nel Sinai del Nord il 25 ottobre 2014, dopo una serie di attacchi terroristici nella regione, che avevano causato la morte di 26 militari egiziani. Successivamente, il 10 aprile 2017, il presidente egiziano aveva esteso tale condizione a tutto il Paese, dopo l’uccisione di 47 persone negli attentati contro due chiese copte durante le celebrazioni religiose della domenica delle Palme. Il 15 aprile 2018, al-Sisi ha esteso di altri 3 mesi lo stato di emergenza nel Paese.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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