Consiglio di sicurezza estende risoluzione per ispezioni su navi al largo della Libia

Pubblicato il 4 ottobre 2018 alle 13:17 in Europa Immigrazione

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Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha esteso di un anno l’autorizzazione agli Stati membri dell’UE per ispezionare le imbarcazioni al largo della Libia sospettate di essere coinvolte nei traffici di essere umani. Proposta dalla Gran Bretagna, la risoluzione è stata adottata all’unanimità dai 15 Stati dei Consiglio, condannando gli atti legati ai traffici migratori tra l’Africa e l’Europa, i quali ostacolano il processo di stabilizzazione della Libia e mettono a rischio le vite di migliaia di persone.

Nel corso delle negoziazioni, ci sono stati momenti di contrasto con gli Stati Uniti, i quali volevano eliminare alcuni paragrafi dal testo della risoluzione, considerati troppo permissivi, secondo quanto riportato da al-Arabiya English. Tuttavia, gli Stati sono giunti comunque ad un compromesso adottando la risoluzione, che avrà valore fino al 3 ottobre 2019, autorizzando i Paesi e le rispettive agenzie ad intercettare e ricercare quelle imbarcazioni sospette di essere coinvolte nei traffici migratori.

I trattamenti che i migranti subiscono in Libia destano lo scalpore della comunità internazionale da molto tempo. L’indignazione è aumentata soprattutto da quando, nel corso dell’anno passato, l’Europa e l’Italia sono state accusate di attuare politiche per respingere i migranti, attraverso l’appoggio alla Guardia Costiera libica. Tra il 2017 e l’inizia del 2018, la Marina del Paese nordafricano ha aumentato significativamente la propria attività, intercettando in mare e riportando in Libia migliaia di migranti, con il risultato che il numero di sbarchi sulle coste italiane è diminuito dell’80% rispetto al 2017. Basti pensare che nei primi tre mesi del 2018, la Guardia Costiera libica ha compiuto più di 4.100 operazioni di salvataggio in mare lungo la rotta del Mediterraneo Centrale, tra la Libia e l’Italia, raggiungendo una cifra che è stata pari al doppio rispetto ai 2.500 soccorsi effettuati dalle navi delle ong nello stesso periodo.

Il 3 settembre, la UN Refugee Agency (UNHCR) ha rilasciato un report intitolato “Desperate Journeys”, il quale rende noto che i trafficanti di esseri umani che operano in Libia stanno correndo rischi sempre più grandi per fare le traversate verso l’Europa, dal momento che la Guardia Costiera libica è molto più attiva rispetto agli anni passati, intercettando sempre più imbarcazioni cariche di migranti. Ciò, secondo la UNHCR aumenta il rischio di morte in mare nel corso dei viaggi verso i Paesi europei. Alla luce di ciò, il documento nota che, nonostante il numero degli sbarchi e di decessi nel Mediterraneo sia in continuo calo, i viaggi sono divenuti più mortali per coloro che tentano di raggiungere l’Europa.

La Libia costituisce ormai da anni il principale porto di partenza dei flussi migratori che, attraverso il Mediterraneo, tentano di raggiungere l’Italia e l’Europa. Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre 2011, il Paese nordafricano non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Ancora oggi il potere politico è diviso in due governi: il primo a Tripoli, sotto l’influenza degli Stati Uniti e dell’Italia; il secondo a Tobruk, sotto l’influenza della Russia e dell’Egitto. I trafficanti di esseri umani si approfittano di tale situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. 

Il 14 novembre 2017, la CNN aveva pubblicato un video in cui viene mostrato un gruppo di migranti africani che, a poca distanza da Tripoli, vengono venduti all’asta come schiavi a 400 dollari. In tale occasione, le Nazioni Unite definirono la collaborazione tra Unione Europea, Italia e Libia in ambito migratorio “orribile” e “disumana”, poiché la loro politica di assistere la Guardia Costiera libica per intercettare i migranti in mare e riportarli nel Paese nordafricano, dove gli individui sono condannati alla sofferenza, era “un oltraggio alla coscienza umana”. 

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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