NATO: presto esercitazioni nell’Artico contro la minaccia russa

Pubblicato il 3 ottobre 2018 alle 12:20 in NATO Russia

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Dal 25 ottobre, più di 40.000 soldati provenienti dai 29 membri della NATO, insieme ad alcuni contingenti inviati da Paesi partner come la Svezia e la Finlandia, parteciperanno a quella che è stata definita “una delle più complesse esercitazioni che la NATO abbia svolto negli ultimi 30 anni” dal colonnello dell’aviazione tedesca Stephan Dirr. 120 aerei, 70 navi e 10.000 veicoli saranno coinvolti nella Trident Juncture 18, che si svolgerà in Islanda, Norvegia e nelle aree circostanti del Nord Atlantico e del Mar Baltico, e durerà due settimane.

Il colonnello Dirr ha spiegato che la pianificazione di esercitazioni di questa portata può iniziare anche due anni prima del loro effettivo svolgimento. Trident Juncture 18 è stata progettata per testare la capacità della NATO di pianificare e condurre un’operazione di difesa collettiva. I suoi pianificatori hanno spiegato che si tratta della più grande di una serie di esercizitazioni programmate per assicurare che le forze dell’Alleanza Atlantica siano addestrate e pronte a rispondere ad una minaccia proveniente da da qualsiasi direzione.

In questo caso, l’allarme è stato lanciato da Oslo che, come spiega Reuters, ha fatto pressione sui suoi alleati NATO perché teme che le tensioni tra la Russia e l’Occidente possano riversarsi sulle isole Svalbard, un arcipelago norvegese che si trova nel Mar Glaciale Artico. Si tratta delle terre abitate più al nord del Pianeta Terra, con una massa di 61.020 chilometri quadrati, il 60% dei quali sono coperti di ghiaccio, mentre solo il 10% è adatto alla vegetazione.

La piena e assoluta sovranità della Norvegia sull’arcipelago è sancita dal trattato di Svalbard, firmato a Parigi il 9 febbraio 1920, entrato in vigore cinque anni dopo. Tuttavia, se il trattato garantisce piena sovranità alla Norvegia, allo stesso tempo conferisce ampie concessioni anche agli altri firmatari, i cui cittadini hanno gli stessi diritti dei cittadini norvegesi di impegnarsi nell’industria, nell’estrazione mineraria, nella pesca, nella caccia e in altre attività marittime e commerciali.

Per quanto riguarda la minaccia posta da Mosca, il ministro degli Esterni norvegese ha dichiarato: “Sappiamo che non c’è motivo di credere che una potenziale tensione potrebbe iniziare nell’Artico, ma siamo anche consapevoli del fatto che potrebbe facilmente finire qui se dovesse avere inizio altrove”. Questo, secondo il ministro, “è ovviamente dovuto alla Russia che ha rafforzato la propria capacità militare, in particolare nella penisola di Kola”, zona situata nell’Oblast di Murmansk, all’estremità nord-occidentale del territorio russo, bagnata ad est dal Mare di Barents e a sud dal Mar Bianco. È proprio nella penisola di Kola, a Severomorsk, che dista 100 chilometri dal confine con la Norvegia, che misura circa 196 chilometri, che si trova la principale base della Flotta del Nord della Russia  

L’agenzia di stampa britannica spiega che la NATO teme che l’attività militare russa nell’Artico, in corso dal 2008, che prevede la creazione e la riapertura di sei basi militari, potrebbe ridurre la libertà di navigazione dell’Alleanza.

Allo stesso modo, anche la Russia si sente minacciata dalla Norvegia, dal momento che, oltre all’esercitazione militare, Oslo ha convinto Washington a raddoppiare il numero di marines presenti nel suo territorio. A partire dal prossimo anno, centinaia di marines verranno mandati a Troms, una regione artica più vicina al confine con la Russia rispetto a quanto non lo sia quella in chi si trova la base attuale. Questo gesto è stato percepito da Mosca come un atto ostile che potrebbe avere “conseguenze”. In riferimento a questi eventi, l’Ambasciata russa ha rilasciato una dichiarazione sulla sua pagina Facebook, affermando che: “Ciò rende la Norvegia meno prevedibile e potrebbe causare crescenti tensioni, innescare una corsa agli armamenti e destabilizzare la situazione nel nord Europa”.

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Cristina Lipari

di Redazione

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