Francia accusa l’Iran: complotto per bombardare la periferia di Parigi

Pubblicato il 3 ottobre 2018 alle 18:32 in Francia Iran

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La Francia ha accusato il ministero dell’Intelligence iraniano di aver ordito un complotto, sventato dalle autorità francesi, che prevedeva il bombardamento di un incontro a cui partecipava un gruppo di opposizione in esilio nei pressi della capitale francese. Tale notizia rischia di mettere a dura prova i già complicati legami tra Parigi e Teheran.

Il governo francese ha annunciato il congelamento dei beni appartenenti a due presunti agenti dell’intelligence iraniana, così come quelli di altre personalità legate al ministero dell’intelligence e della sicurezza iraniano. La decisione della Francia di rendere pubbliche le accuse nei confronti nella Repubblica Islamica è stata presa tre mesi dopo aver sventato il presunto complotto per bombardare un incontro dei Mujaheddin dell’Iran (MEK) in un sobborgo di Parigi. “Questo atto estremamente serio, previsto sul nostro territorio, non può non ricevere una risposta”, hanno dichiarato i ministri degli Interni ed degli Esteri francesi, in una rara dichiarazione congiunta. “Nel prendere questa decisione, la Francia sottolinea la sua determinazione a combattere il terrorismo in tutte le sue forme, in particolare sul proprio territorio”.

Una fonte diplomatica francese ha riferito all’Agenzia French Press che le forze di sicurezza hanno concluso che “il capo delle operazioni del ministero dell’Intelligence ha dato tale ordine”. L’Iran ha immediatamente negato qualsiasi coinvolgimento in questa questione. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Bahram Ghasemi, ha dichiarato in un’intervista che Teheran ha respinto l’accusa francese “completamente e con forza”, ma ha aggiunto che la porta per una discussione su tale episodio rimaneva aperta. “Se c’è un equivoco, su una cosa che non esiste, che si tratti di una cospirazione da parte di altri o di un errore, possiamo sederci e parlarne”, ha dichiarato martedì 2 ottobre. Il presunto complotto bomba è venuto alla luce due giorni dopo che migliaia di sostenitori dell’opposizione iraniana si erano riuniti in un centro espositivo fuori Parigi, il 30 giugno. All’incontro avevano partecipato due collaboratori del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, l’ex presidente di Newt Gingrich e l’ex sindaco di New York, Rudy Giuliani.

I Mujaheddin del Popolo si sono formati nel 1960 come movimento di protesta che voleva la destituzione dello Sha dell’Iran e continua a organizzare l’opposizione anche contro il regime che si è instaurato a seguito della caduta dello Sha, che hanno preso il potere dopo la rivoluzione del 1979. Il Belgio ha annunciato, a luglio, di aver arrestato una coppia in un sobborgo di Bruxelles, sospettata di prepararsi a guidare un’auto carica di esplosivo contro una manifestazione francese. Riguardo a tale piano, un totale di 6 persone sono state poi detenute in incursioni coordinate dalla polizia europea. Uno degli arrestati era un diplomatico iraniano, di stanza a Vienna, fermato dalla polizia tedesca. Il diplomatico, Assadollah Asadi, ha subito immediatamente il congelamento dei beni da parte delle autorità francesi. Un altro iraniano ha subito la stessa sorte, Saeid Hashemi Moghadam, che la fonte diplomatica francese ha dichiarato che fosse a capo delle operazioni presso il ministero dell’intelligence.

Le autorità tedesche, lunedì 1 ottobre, hanno annunciato che Asadi è pronto per essere estradato in Belgio e per essere processato. “Neghiamo le accuse e condanniamo con forza l’arresto del diplomatico iraniano, e chiediamo la sua liberazione immediata”, ha affermato martedì 2 ottobre il ministero degli Esteri iraniano, in una dichiarazione. Tali misure, inoltre, arrivano in un momento in cui il presidente francese, Emmanuel Macron, e il suo omologo iraniano, Hassan Rouhani, si trovano a scontrasi su una serie di questioni. Macron, che sperava di migliorare i legami con Teheran all’inizio della propria presidenza, lo scorso anno, si è alleato con l’Iran per sostenere l’accordo sul nucleare del 2015 che limita il programma atomico della Repubblica Islamica. Quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ritirato l’accordo, l’8 maggio, Macron è stato un sostenitore del mantenimento del patto, nonostante le sanzioni statunitensi. Tuttavia, lo scontro tra i due presidenti si basa sulle guerre in Siria e Yemen, in cui l’Iran è un attore importante. Anche a proposito di tali conflitti, la Francia ha sollevato preoccupazioni sul programma di missili balistici della Repubblica Islamica.

Gli Stati Uniti considerano l’Iran la maggiore entità statale a sostegno del terrorismo, a causa dei suoi legami con una schiera di gruppi armati, in particolare le potenti milizie di Hezbollah in Libano e Hamas nei territori palestinesi, così come altre reti in Iraq e Yemen. L’Iran è stato accusato in passato di aver compiuto attacchi in paesi lontani come l’Argentina, l’India e la Thailandia. Una fonte diplomatica francese ha riferito che l’Iran è stato sospettato di aver compiuto “diversi” omicidi di personalità dell’opposizione, all’interno dei territori dell’Unione europea, dal 2015 ad oggi. Sempre martedì 2 ottobre, circa 200 poliziotti francesi hanno lanciato un’incursione antiterroristica in uno dei più grandi centri musulmani sciiti in Francia, lo Zahra Centre France, nonché nelle case dei suoi direttori. Due delle tre persone arrestate sono state rilasciate, secondo fonti vicine all’inchiesta, mentre il tesoriere del centro dovrà affrontare un’udienza per il possesso illegale di armi da fuoco. Lo Zahra Centre France è stato fondato nel 2009 da Yahia Gouasmi, attivista iraniano filo-regime e figura religiosa. Gouasmi è anche il fondatore del Partito anti-sionista in Francia e un sostenitore del controverso comico Dieudonne M’bala M’bala, più volte accusato e condannato per anti-semitismo.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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