3 ottobre 2018: quinto anniversario del naufragio di Lampedusa

Pubblicato il 3 ottobre 2018 alle 14:57 in Immigrazione Italia

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Il 3 ottobre 2018 ricorre il quinto anniversario del naufragio di Lampedusa, in cui morirono quasi 400 migranti.

Quel giorno, cinque anni fa, un peschereccio con oltre 500 cittadini di origine eritrea a bordo, partito dal porto di Misurata, nell’Ovest della Libia, naufragò a poche miglia da Lampedusa, causando la morte di 368 persone e la dispersione di altre 20. I superstiti furono complessivamente 155. Tale episodio, oltre a rappresentare uno dei peggiori naufragi avvenuti nel Mediterraneo, è ricordato come uno dei simboli della crisi migratoria degli ultimi anni che, secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM), dal 2014 al 3 ottobre 2018, è costata la vita a oltre 17.000 migranti che sono morti annegati. Tali dati, riferisce l’IOM, rendono il Mediterraneo l’area più mortale al mondo per gli stranieri che dal Nord Africa tentano di raggiungere l’Europa a bordo delle navi dei trafficanti di esseri umani.

Il giorno successivo al naufragio del 3 ottobre 2013, l’allora governo Letta decise di attuare l’operazione Mare Nostrum, avviata ufficialmente il 18 ottobre di quell’anno, per far fronte all’emergenza umanitaria che era in corso nello Stretto di Sicilia per via dei crescenti flussi migratori. Con Mare Nostrum è stato potenziato il dispositivo di controllo, già attivo dal 2004 nell’ambito della missione della Marina militare Constant Vigilance, con un duplice obiettivo. In primo luogo, la nuova operazione doveva salvaguardare le vite in mare. In secondo luogo, Mare Nostrum doveva assicurare alla giustizia tutti coloro che lucravano sul traffico illegale dei migranti. Il dispositivo disponeva del personale e dei mezzi navali della Marina Militare, dell’Aeronautica, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Capitaneria di porto, del personale del Corpo Militare della Croce Rossa italiana e della Polizia di Stato. Mare Nostrum ha avuto un costo di 9,3 milioni di euro al mese, di cui per il funzionamento e la manutenzione dei mezzi, e 2,3 destinati al personale. Il 19 novembre 2014, l’allora ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha fornito i risultati di un anno di attività di Mare Nostrum, durante il quale sono furono salvati 91.000 migranti, furono recuperati 499 corpi e furono arrestati 718 scafisti. 

Contemporaneamente a Mare Nostrum, Frontex era attiva nel Mediterraneo attraverso l’operazione Hermes, avviata il 20 febbraio 2011 ed estesa fino al 2014, volta a contrastare l’immigrazione irregolare da Tunisia, Libia e Algeria e l’operazione Aeneas nel Mar Ionio, iniziata nel 2011 e conclusa nel dicembre 2013. Il primo novembre 2014, Frontex ha inaugurato l’operazione congiunta Triton con lo scopo di supportare l’Italia nella gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo centrale. L’iniziativa ha sostituito Hermes e Aeneas ed è continuata in parallelo a Mare Nostrum fino al 31 dicembre 2014. Dal primo gennaio 2015, Triton è subentrata al suo posto, venendo estesa fino al gennaio 2018. Dal primo febbraio scorso, l’operazione Themis ha sostituito Triton, ponendo una maggiore attenzione sul ruolo delle forze dell’ordine e sulla copertura delle aree del Mediterraneo centrale, attraversate da flussi provenienti da Libia, Algeria, Tunisia, Egitto, Turchia e Albania. Il patto che ha dato vita alla nuova operazione, sottoscritto tra il Viminale e Frontex, ha stabilito inoltre che i migranti recuperati dalle imbarcazioni della missione vengano fatti sbarcare nel porto del Paese più vicino, e non più in Italia.

In occasione del quinto anniversario del naufragio del 3 ottobre 2013, diverse organizzazioni umanitarie hanno inviato una lettera aperta ai leader europei, nella quale chiudono di intervenire per permettere all’imbarcazione Aquarius 2 di riprendere le attività di soccorso in mare. Aquarius 2 è l’unica nave di ong che continua ad effettuare attività di ricerca e salvataggio lungo la rotta del Mediterraneo centrale, che collega l’Italia alla Libia. Il 24 settembre, l’autorità marittima di Panama (PMA) ha revocato la registrazione per le attività di ricerca e salvataggio all’imbarcazione, che non potrà più effettuare tali attività fino a quando non le verrà assegnata una nuova bandiera.

Nella lettera, cofirmata da Amnesty International, Human Rights Watch, European Council of Refugee and Exiles (ECRE), International Commission of Jurists (ICJ) e International Federation for Human Rights (FIDH), viene spiegato che Aquarius 2 è stata attiva lungo la rotta del Mediterraneo centrale per 31 mesi, salvando 29.523 vite in più di 230 operazioni di salvataggio. Per tali ragioni, i firmatari chiedono ai leader europei di attuare tutte le misure a loro disposizione per permettere a tale imbarcazione di riprendere le proprie attività nel Mediterraneo, al fine di continuare a salvare vite.  

“Sarebbe un bellissimo omaggio per i morti di Lampedusa del naufragio del 3 ottobre 2013 se l’Europa permettesse all’Aquarius, che è un simbolo di solidarietà e rispetto per le vite umane, di continuare le proprie attività”, ha commentato il vice direttore di Human Rights Watch per l’Europa e l’Asia Centrale, Judith Sunderland. Negli ultimi mesi, continua la lettera, le navi delle ong hanno assistito a sviluppi politici preoccupanti nel Mediterraneo centrale, incompatibili con la legge internazionale e marittima. “Le navi di soccorso civili vengono ostacolate dal salvare vite umane, il dovere di prestare assistenza alle persone in difficoltà in mare non viene più rispettato”, afferma il documento, precisando che solidarietà e umanità vengono criminalizzate, sia in mare sia sulla terra.

L’anniversario delle vittime del 3 ottobre 2013 è stato ricordato da una marcia, partita dal centro di Lampedusa, alla quale ha partecipato anche il sindaco, Salvatore Martello, il quale ha riferito ai media; “Noi siamo qui come ogni anno, ma questa volta il governo non c’è”. Quest’anno, riferisce l’agenzia di stampa Ansamed, nessun rappresentante del governo italiano ha preso parte alla Giornata della memoria e dell’accoglienza a Lampedusa. Martello ha altresì riferito ai giornalisti che, ciò che lo preoccupa, non sono gli arrivi dalla Libia, ma quella crescenti dalla Tunisia. Nel 2017, sono stati 9.329 i migranti tunisini che hanno tentato di raggiungere l’Italia. Di questi, il 66% è riuscito ad arrivare sulle coste italiane, mentre il restante 34% è stato bloccato dalle autorità di Tunisi. Nel 2018, i tunisini costituiscono la principale nazionalità di migranti giunti nel nostro Paese, con una cifra pari a 4.575 dal primo gennaio al 3 ottobre 2018. Secondo il Viminale, l’anno scorso, sono sbarcati illegalmente in Italia complessivamente 6.151 tunisini. In particolare, la maggioranza degli arrivi si è verificata a partire dai mesi estivi dell’anno passato, in concomitanza ad una drastica diminuzione di sbarchi dalla Libia, principale porto di partenza dei migranti del Nord Africa.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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