USA e Turchia: inizia l’addestramento per i pattugliamenti congiunti a Manbij

Pubblicato il 2 ottobre 2018 alle 14:16 in Turchia USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Gli Stati Uniti e la Turchia hanno iniziato ad addestrarsi insieme per effettuare pattugliamenti congiunti a Manbij, la città siriana situata nel nord del Paese, a ovest del fiume Eufrate, nonostante le tensioni attualmente esistenti fra i due Paesi. È quanto riferito, lunedì 1 ottobre, dal Segretario americano alla Difesa, James Mattis, attualmente in visita a Parigi, dove si è recato per discutere delle relazioni fra gli Stati Uniti e la Francia in materia di sicurezza con alti funzionari francesi.

“La formazione ora è in corso e dovremo solo vedere come va. Abbiamo tutte le ragioni per credere che i pattugliamenti congiunti inizieranno presto, quando l’addestramento sarà completato, in modo da effettuarle nel modo corretto”, ha informato Mattis. In particolare, il funzionario americano ha spiegato che gli Stati Uniti sono già al lavoro e che a breve cominceranno ad addestrarsi con le forze turche. La durata prevista di tale attività, che si svolgerà in Turchia, è di qualche settimana.

Secondo quanto riportato dal quotidiano turco, Daily Sabah, l’addestramento ha subito un ritardo dovuto a tempi più lunghi del previsto per l’acquisto delle attrezzature e per la definizione dei dettagli fra Ankara e Washington in merito alla conduzione delle tattiche e delle operazioni militari. Mattis non ha fornito dettagli in merito ad una specifica timeline relativa ai pattugliamenti congiunti ma ha riconosciuto i progressi conseguiti nella fase di formazione necessaria per avviare tali operazioni.

Attualmente, Washington e Ankara stanno già effettuando pattugliamenti a Manbij ma le loro operazioni sono indipendenti. Tale assetto era stato deciso dai due alleati della NATO a giugno. Tuttavia, il 21 settembre, il portavoce presidenziale turco, Ibrahim Kalin, aveva informato che l’addestramento congiunto delle forze americane e turche e i successivi pattugliamenti concertati sarebbero iniziati molto presto nella città siriana di Manbij, occupata dall’Isis fino ad agosto 2016 quando le Syrian Democratic Forces (SDF) l’hanno liberata e, da allora, gestita. Le SDF sono un’alleanza a maggioranza curda, guidata dalle forze curde delle People’s Protection Units (YPG), che combatte contro il regime del presidente siriano, Bashar Al-Assad.

Ankara, tuttavia, ha sempre guardato con timore alla presenza curda nel nord della Siria, per due ragioni principali. Innanzitutto, la Turchia considera il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), il partito politico e paramilitare curdo attivo in Turchia e nord dell’Iraq, un gruppo illegale e ritiene che l’YPG sia una sua propaggine. In secondo luogo, un’eventuale autonomia curda nel nord della Siria potrebbe, secondo Ankara, generare analoghe aspettative di autonomia nei curdi della Turchia.

Ankara, pertanto, ha esercitato pressione sugli Stati Uniti per concludere un accordo sulla città di Manbij, raggiunto il 4 giugno, a Washington, in occasione dell’incontro tra il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, e il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo. In particolare, la Turchia e gli Stati Uniti hanno approvato un percorso comune per la gestione di Manbij, stabilendo la rimozione dalla città delle forze curde, sostenute dagli Stati Uniti in quanto partner fondamentale nella guerra contro lo Stato Islamico. La road map concordata dai due Paesi il 4 giugno include anche i pattugliamenti congiunti che, secondo Daily Sabah, mirano a ridurre le potenziali violenze tra i vari gruppi attivi sul territorio di Manbij. La strada per arrivare all’accordo del 4 giugno, tuttavia, non è stata semplice, dal momento che l’YPG è stato il principale alleato di Washington nella lotta allo stato Islamico in Siria. Prima che riuscisse a raggiungere l’intesa con Washington, Ankara aveva minacciato di proseguire con un’offensiva di terra contro l’YPG nonostante la presenza delle truppe americane sul territorio.

Peraltro, ad oggi, la situazione rimane complessa. Il 23 settembre, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato che la Turchia intende istituire zone sicure in Siria, ad est dell’Eufrate, per proseguire nella lotta al terrorismo fino a quando la minaccia terroristica non sarà estinta e i gruppi terroristici che mirano a controllare il futuro del Paese mediorientale, entrato ormai nel suo ottavo anno di conflitto, non saranno sradicati. La regione, tuttavia, è controllata, al momento dall’YPG, che Ankara considera un’organizzazione terroristica. Non a caso, nell’annunciare l’imminente istituzione da parte di Ankara delle zone sicure ad est dell’Eufrate, Erdogan ha dichiarato che “spazzare via le aree sotto il controllo dei terroristi del Democratic Union Party (PYD) e delle YPG è particolarmente importante”.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Roberta Costanzo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.