Stallo politico in Iraq: la questione curda

Pubblicato il 2 ottobre 2018 alle 15:20 in Iraq Medio Oriente

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Il voto parlamentare per la nomina del nuovo presidente iracheno è stato rinviato a causa dell’opposizione dei due principali partiti curdi, che hanno per la prima volta rivendicato che tale nomina debba essere riservata a un cittadino curdo. 

Il nuovo voto, a Baghdad, si terrà martedì 2 ottobre. Tali dichiarazioni e votazioni arrivano due giorni dopo i sondaggi nel Kurdistan iracheno autonomo e un anno dopo il referendum sull’indipendenza dei curdi. Le rivendicazioni curde hanno effettive basi legali. A seguito delle prime elezioni multipartitiche in Iraq, nel 2005, il posto di presidente fu riservato all’etnia curda. Con un tacito accordo tra il Partito Democratico del Kurdistan (KDP) e l’Unione patriottica del Kurdistan (PUK), quest’ultimo avrebbe ricoperto la presidenza federale e il KDP la carica di presidente del Kurdistan iracheno. Il defunto Jalal Talabani, rappresentante del PUK, è stato presidente federale per otto anni.

Tuttavia, la presidenza irachena è rimasta vuota da quando il leader del KDP, Massud Barzani, ha rassegnato le dimissioni, alla fine del suo mandato, a seguito del referendum sull’indipendenza curda, tenutosi nel settembre del 2017. I candidati al KDP e al PUK per la presidenza dell’Iraq si sono recati nel sud del Paese per cercare sostegno dei deputati nel parlamento federale. Uno dei candidati è Barham Saleh, un moderato di 58 anni del PUK, che è stato precedentemente vicepremier iracheno e primo ministro curdo. Il suo rivale per la presidenza è Fuad Hussein, del KDP, un ex capo di gabinetto di 72 anni e veterano dell’opposizione a Saddam. Diversamente dalla maggior parte dei curdi, è uno sciita, un fattore che potrebbe fargli guadagnare il sostegno dei membri del Parlamento a maggioranza sciita.

Lunedì 1 ottobre, meno della metà dei deputati, necessari per raggiungere il quorum per la votazione del presidente, si trovava in Parlamento. Costringendo la programmazione di una nuova sessione per il giorno successivo. Secondo la Costituzione irachena, se nessun candidato vince la maggioranza dei due terzi, la votazione può essere rieseguito in una data successiva. Il parlamento iracheno si trova in una situazione di stallo politico: oltre quattro mesi dopo le elezioni, solo la carica di rappresentante del Parlamento è stata assegnata. Il nuovo parlamento non si è ancora accordato sull’elezione del primo ministro e il presidente. In Iraq vige una divisione etnico-confessionale delle cariche politiche: il rappresentante del parlamento è sempre un arabo sunnita, mentre il primo ministro è sciita e il presidente un curdo.

I curdi iracheni sono stati un partner chiave degli Stati Uniti nella guerra contro il gruppo jihadista dello Stato islamico e speravano che il loro ruolo avrebbe rafforzato il sostegno internazionale alla creazione di uno stato curdo. Tuttavia, quando hanno raccolto una maggioranza di voti positivi nel referendum per l’indipendenza, questo è stato poi giudicato illegale dal governo federale iracheno e contrastato dalle potenze internazionali. Baghdad ha imposto sanzioni economiche alla regione curda e ha inviato truppe federali per spingere le forze curde fuori dai luoghi strategici, come i pozzi petroliferi, vitali per l’economia della regione. Alla regione curda è rimasta uno status di parziale autonomia interna, ma le possibilità di ottenere l’indipendenza risultano scarse. 

Proprio la scorsa settimana, il 30 settembre, la popolazione curda ha infatti votato per le elezioni parlamentari della regione a statuto semi-autonomo curda in Iraq, un anno dopo il fallito tentativo di indipendenza. I seggi da suddividere tra le forze politiche curde sono 111, di cui 11 riservati alle minoranze etniche. I candidati in lizza erano oltre 700. Riguardo tali elezioni, il PUK ha dapprima affermato di non riconoscerne i risultati, per poi smentire la notizia e adottare una linea ambigua in merito alle stesse. La motivazione sarebbero alcune irregolarità e frodi avvenute nel processo elettorale, successivamente ritirare. Le accuse di frode, però, sono state sollevate anche dal principale partito dell’opposizione, il Movimento Gorran, il quale ha accusato l’Unione Patriottica di “intraprendere misure che sono una seria minaccia alla credibilità delle elezioni parlamentari”.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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