Maldive: ex presidente Yameen indagato dall’unità di intelligence finanziaria locale

Pubblicato il 2 ottobre 2018 alle 16:21 in Asia Maldive

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L’ex presidente delle Maldive, Abdulla Yameen, ha ricevuto 1.5 milioni dollari di dollari pochi giorni prima delle elezioni del 23 settembre. A renderlo noto è stata la Financial Intelligence Unit (FIU), l’unità di intelligence finanziaria delle Maldive, che agisce sotto il controllo della Banca Centrale del Paese.

Al-Jazeera English riferisce che l’ex leader avrebbe ricevuto il denaro in due rate versate presso un conto bancario privato della Maldives Islamic Bank. Il documento della FIU, datato 13 settembre, riferisce che una parte terza ha versato 648,508 dollari sul contro di Yameen il 5 settembre e che, cinque giorni dopo, un secondo pagamento del valore di 810,635 milioni di dollari è stato effettuato sullo stesso conto. L’unità di intelligence finanziaria ha spiegato che la parte versante ha dichiarato che si trattava di donazioni da parte di varie compagnie per la campagna elettorale.

Secondo il documento presentati dalla FIU, le transazioni sono violano le leggi elettorali delle Maldive, che obbligano i candidati a creare conti separati per le attività di campagna e dichiarano l’identità dei donatori. Fuwad Thowfeek, ex capo della commissione elettorale, ha riferito che, così facendo, l’ex presidente ha violato la disposizione in base alla quale i candidati devono creare un conto separato per le spese relative alle elezioni, anche se Yameen ha ancora tempo per dichiarare le fonti del denaro. “I candidati devono dichiarare ogni donazione, da chi proviene e quanto, entro 30 giorni dall’elezione, se non lo fanno, allora è un problema”, ha spiegato Fuwad.

Il portavoce di Yameen, Ibrahim Muaz Ali, ha negato le indiscrezioni, assicurando che “il presidente non avrebbe mai agito contro la legge”. Da parte sua, il presidente neo-eletto Mohamed Solih ha giurato di approfondire le indagini sulle accuse di corruzione mosse contro Yameen che, nel corso del proprio mandato, aveva incarcerato o costretto all’esilio quasi tutti i rivali politici, bandendo altresì le proteste, sospendendo il Parlamento e dichiarando per due volte lo stato di emergenza nel Paese. Inoltre, Yameen aveva fatto uscire le Maldive dal Commonwealth, nel 2016, e aveva migliorato le relazioni con la Cina e l’Arabia Saudita, che hanno entrambe finanziato le infrastrutture dello Stato. Solih, candidato dell’opposizione, invece, nella campagna elettorale si era impegnato per riportare la democrazia e rilasciare i dissidenti incarcerati, tra i quali figura il fratellastro di Yameen, Maumoon Abdul Gayoom.

Le Maldive, abitate da circa 400 mila persone e nota località turistica e balneare, hanno sperimentato un periodo di agitazione politica sin da quando Mohamed Nasheed, il primo leader del Paese a essere eletto democraticamente, nel 2008, era stato obbligato a dimettersi dalle forze dell’ordine, in seguito a un ammutinamento e golpe della polizia, nel 2012. Poco dopo l’annuncio delle sue dimissioni forzate, il vice di Nasheed, Mohammed Waheed Hassan, aveva giurato come nuovo presidente delle Maldive. Nasheed si era ricandidato alle presidenziali del 2013, ma era stato sconfitto al ballottaggio da Yameen.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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