Catalogna un anno dopo: Torra elogia i CDR

Pubblicato il 2 ottobre 2018 alle 6:00 in Europa Spagna

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Diverse manifestazioni, a Barcellona e in altre zone della Catalogna, hanno segnato il primo anniversario del referendum sull’indipendenza della Catalogna dalla Spagna. Una consultazione considerata illegale da Madrid e che ha portato all’arresto di numerosi politici indipendentisti e alla fuga di molti altri all’estero, tra questi l’ex presidente Carles Puigdemont. Gli omaggi ai politici “prigionieri” o “in esilio” sono stati al centro di tutte le manifestazioni.

Il 1 ottobre 2017 Mariano Rajoy perdeva la battaglia mediatica in Catalogna, le immagini della polizia reprimendo a manganellate gente che “voleva solo votare” fecero il giro del mondo, facendo piovere sulla Spagna le critiche di diverse istituzioni internazionali, nonostante le indagini smentissero poi, almeno parzialmente, le accuse rivolte alle forze di sicurezza di Madrid. Il presidente catalano Quim Torra ha ricordato il 1 ottobre 2017 come il giorno in cui “lo stato è stato sconfitto”. Pochi mesi dopo il premier spagnolo sarebbe stato sfiduciato e sostituito dal socialista Sánchez grazie anche ai voti degli indipendentisti catalani. 

La Catalogna veniva dunque commissariata ai sensi dell’articolo 155 della Costituzione, ma le elezioni autonomiche convocate da Madrid per il 21 dicembre scorso riflettevano nuovamente la spaccatura della società catalana: minoritarie, seppur di poco, in termini di voti, le tre forze indipendentiste conquistavano la maggioranza assoluta al parlamento di Barcellona. Dopo lunghi negoziati Quim Torra, scelto da Puigdemont, veniva eletto presidente della Generalitat. Da Madrid, il nuovo premier Pedro Sánchez insiste sulla sua volontà di abbandonare la via giudiziaria seguita da Rajoy per risolvere la crisi catalana, e ribadisce di volere “una soluzione politica ad un problema politico”. 

Grande protagonista della vicenda catalana, frattanto, è diventata la società civile. Già prima del referendum le associazioni indipendentiste Asamblea Nacional Catalana e Òmnium erano le principali organizzatrici di manifestazioni e iniziative, tanto che i due presidenti Jordi Sánchez e Jordi Cuixart vennero arrestati il 16 ottobre 2017, prima di tutti gli altri responsabili politici.

Successivamente, sono stati i Comitati di Difesa della Repubblica (CDR) a diventare anima del movimento nazionalista catalano, tanto che, in occasione dell’anniversario del referendum, il presidente catalano Torra ha rivolto un plauso ai CDR “che mantengono alta la pressione, e fanno bene”. Sin dalle prime ore di lunedì 1 ottobre i CDR hanno bloccato il traffico sulle autostrade e sulle linee di alta velocità che collegano la Catalogna alla Francia, a Valencia e a Madrid. 

I CDR, nati Comitati di Difesa del Referendum prima della consultazione dello scorso anno e divenuti poi Comitati di Difesa della Repubblica, si ispirano, almeno nel nome e nel radicamento su tutto il territorio ai CDR cubani (Comitati di Difesa della Rivoluzione), creati da Fidel Castro nei primi anni ’60, quando si temeva un’invasione statunitense dell’isola. 

I primi sono stati fondati a Sant Cugat del Vallès, all’Alt Penedès e a Nou Barris, Barcellona, e sono integrati da indipendenti, non da membri di partito. Sebbene diversi mezzi di comunicazione li colleghino alla CUP, la sinistra radicale indipendentista, i CDR sottolineano che i legami riguardano alcuni membri in forma strettamente personale, e insistono nel dichiarare la propria apoliticità. Sono strutturati territorialmente e si organizzano in forma assembleare. Fuori dalla Catalogna, ne esistono in altre regioni della Spagna e all’estero in Francia, Germania, Italia, Belgio e Regno Unito.

Il Partito Popolare, il Partito Socialista e i liberali di Ciudadanos accusano i CDR di essere “organizzazioni violente” e addirittura il governo Rajoy aveva ventilato l’ipotesi di applicare agli organizzatori di manifestazioni quali blocco di autostrade e ferrovia la legge antiterrorismo. Un’idea che numerosi giuristi avevano criticato definendola incostituzionale. I membri dei Comitati di Difesa della Repubblica definiscono le loro azioni disobbedienza pacifica, e ribadiscono che iniziative quali i blocchi stradali o azioni volte a “paralizzare l’economia” sono mezzi per consentire “il materializzarsi della Repubblica”.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dal catalano e dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

 

di Redazione

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