Turchia condanna Israele: “Uso eccessivo della forza contro i civili palestinesi a Gaza”

Pubblicato il 1 ottobre 2018 alle 19:29 in Israele Turchia

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La Turchia ha condannato l’uso della forza impiegata dalle forze di sicurezza israeliane contro i civili palestinesi, riunitisi, il 28 settembre, nella Striscia di Gaza, per manifestare contro il blocco israeliano del territorio e per rivendicare il loro “diritto di ritorno” nella patria abbandonata 70 anni fa.

In una dichiarazione diffusa il 30 settembre, il ministero degli Esteri turco ha dichiarato che Ankara “condanna fermamente l’uso eccessivo e sproporzionato della forza da parte delle forze di sicurezza israeliane contro civili innocenti che esercitavano il loro diritto di riunione pacifica a Gaza”. La violenza impiegata dalle autorità israeliane, prosegue la nota, “ha provocato l’uccisione di 7 Palestinesi e il ferimento di oltre 500 persone” e conferma l’importanza dell’attuazione della risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla protezione del popolo palestinese. “Chiediamo a tutti i membri responsabili della comunità internazionale di insistere per assicurare la responsabilità degli autori dei crimini commessi dalle forze di sicurezza israeliane e per prevenire il ripetersi di simili attacchi in futuro”, esorta il comunicato.

Il riferimento è alla giornata di venerdì 28 settembre, quando 7 e 506 civili palestinesi sono stati rispettivamente uccisi e feriti da colpi di arma da fuoco esplosi da cecchini israeliani a Gaza, dove i Palestinesi manifestano ormai da sei mesi. In particolare, le proteste dei manifestanti palestinesi sono cominciate lungo la recinzione ad est della Striscia di Gaza il 30 marzo, quando è iniziata la cosiddetta Marcia del Ritorno, che invoca il diritto dei Palestinesi a ritornare nella patria che hanno dovuto lasciare in seguito alla proclamazione dello Stato di Israele, il 14 maggio 1948. I manifestanti palestinesi richiedono altresì la fine del blocco israeliano della Striscia di Gaza che, in vigore ormai da 11 anni, ha danneggiato fortemente l’economia della regione, fino a privare i suoi due milioni di abitanti dei beni di prima necessità. In particolare, il blocco, terrestre, aereo e marittimo, è stato istituito nel giugno del 2007 da Israele ed Egitto, allo scopo di impedire l’accesso nell’area della Striscia di Gaza. Le manifestazioni si sarebbero dovute concludere il 15 maggio, quando i Palestinesi ricordano la “Nakba”, cioè la “catastrofe” che ha costretto circa 750.000 palestinesi a lasciare le loro case per consentire la creazione dello Stato di Israele nel 1948. Le proteste, tuttavia, sono proseguite, inducendo lo Stato Ebraico a sostenere che le manifestazioni sono in realtà sobillate da Hamas, il gruppo islamista che controlla la Striscia di Gaza e che, secondo Israele, ha interesse a fomentarle per distogliere l’attenzione dei Palestinesi dai problemi economici del territorio. Le proteste del 28 settembre, peraltro, non sono le uniche segnate dalla violenza. Secondo i dati diffusi dal ministero della Salute di Gaza, più di 180 Palestinesi sono stati uccisi e oltre 18.000 sono stati feriti da quando le manifestazioni sono iniziate sei mesi fa.

Il comunicato del ministero degli Esteri turco, pertanto, conclude affermando che la Turchia continuerà a seguire la questione nei principali consessi internazionali e ad appoggiare lo Stato e il popolo palestinese. Tale sostegno è speculare alla tensione che, invece, si registra nei rapporti fra Turchia e Israele. Nel 2010, Ankara ha rotto i legami diplomatici con Israele, in seguito all’uccisione da parte dei commando israeliani di 10 attivisti turchi pro-palestinesi, imbarcatisi su una flottiglia di proprietà turca nel tentativo di consegnare aiuti, violando così il blocco marittimo israeliano della Striscia di Gaza. Le relazioni tra Israele e Turchia sono state ripristinate nel 2016, per aggravarsi nuovamente nel maggio di quest’anno, quando entrambi i Paesi hanno ritirato rispettivamente i loro diplomatici a causa della disputa sull’uccisione, da parte delle forze di sicurezza israeliane, dei palestinesi che protestavano in massa nella striscia di Gaza a causa del trasferimento dell’ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme, il 14 maggio. Citando i continui attacchi contro i Palestinesi, Erdogan ha più volte definito Israele uno “Stato terrorista”, capace di precipitare “la regione e il mondo nel sangue e nella sofferenza” e ha ribadito ripetutamente che la Turchia continuerà a stare dalla parte della Palestina. Quando, il 19 luglio, la Knesset, il parlamento israeliano, ha approvato la legge che ha definito Israele lo Stato nazionale del popolo ebraico, il leader di Ankara ha condannato severamente Israele, descrivendolo come “lo Stato più sionista, più fascista e più razzista” del mondo. Il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, ha, a sua volta, replicato, affermando che Israele “mantiene meticolosamente uguali diritti per tutti i suoi cittadini” e che, al contrario, è la Turchia che, sotto la presidenza di Erdogan, si sta trasformando in “un’oscura dittatura”.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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