Missili iraniani contro la Siria: “il nostro pugno di ferro è pronto”

Pubblicato il 1 ottobre 2018 alle 14:25 in Iran Siria

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La Guardia rivoluzionaria iraniana ha dichiarato, il 1 ottobre, di aver lanciato una serie di missili balistici in Siria orientale, prendendo di mira i combattenti accusati del recente attacco mortale alla parata militare nel sud-ovest dell’Iran. 

“Il nostro pugno di ferro è pronto a dare una risposta decisiva e schiacciante a qualsiasi malvagità dei nemici”, hanno affermato le forze di sicurezza speciali, in una dichiarazione, rilasciata lunedì 1 ottobre. L’attacco è avvenuto alle 2 del mattino, ora locale, e ha preso di mira le basi dei “terroristi takfiri”, sostenuti dagli Stati Uniti. La parola “takfiri” viene spesso utilizzata dai funzionari iraniani per riferirsi, inoltre, ai combattenti dello Stato Islamico. L’Iran ha dichiarato che almeno sei missili sono stati lanciati in Siria, con il supporto di alcuni droni. L’attacco, per quanto è noto al momento, ha causato la morte di numerosi combattenti e ha distrutto infrastrutture e risorse utilizzate dal gruppo. I media statali siriani non hanno saputo inizialmente attribuire la responsabilità di tale attacco missilistico. 

Un filmato, mandato in onda dalla televisione di stato iraniana, ha mostrato uno reporter di fronte ad una postazione dal quale veniva lanciato uno dei missili. L’area da cui è avvenuto il lancio si trova nella provincia di Kermanshah, nell’Iran occidentale. Un grafico, trasmesso sempre dalla tv di Stato, ha suggerito che i missili abbiano sorvolato l’Iraq centrale, nei pressi della città di Tikrit, prima di atterrare nei pressi di Al Bukamal, nell’estremo sud-est della Siria. Al Bukamal è una città detenuta dalle forze fedeli al presidente siriano, Bashar al-Assad. Il territorio è stato occasionalmente preso di mira dai combattenti dell’ISIS. Tuttavia, al momento, il gruppo jihadista ha perso quasi tutte le aree che un tempo detenute in Siria e in Iraq. Un giornalista di Al Jazeera, che riferisce da Teheran, ha dichiarato che l’Iran vuole dimostrare di avere l’abilità e le risorse necessarie ad attaccare, in caso di minaccia. “Gli assalti missilistici sono stati seguiti da bombardamenti, che hanno sottolineato le loro capacità militari nella regione”, ha aggiunto.

Il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, aveva affermato che l’attacco mortale che ha colpito l’Iran il 22 settembre era stato effettuato dagli “alleati nella regione” degli Stati Uniti. L’attentato, avvenuto ad Ahvaz, ha causato la morte di 29 persone, compresi i 4 aggressori, e il ferimento di altre 70 persone. Inoltre, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, aveva dichiarato che “i sostenitori regionali del terrore” sono i responsabili del massacro, aggiungendo che “i loro padroni americani sono coinvolti”. Nonostante i funzionari iraniani non abbiano nominato direttamente gli stati del Golfo, i loro commenti accusano Paesi come l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e Israele, che hanno tutti rapporti ostili con l’Iran e che hanno promesso di contrastare la sua influenza nella regione, anche dall’interno del Paese. 

Da parte loro, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno negato il coinvolgimento nell’attacco. La resistenza nazionale di Ahvaz, un movimento separatista arabo musulmano sciita in Iran, e l’ISIS hanno entrambi rivendicato la responsabilità dell’attacco, ma nessuno dei due gruppi ha presentato prove conclusive a sostegno delle loro affermazioni. Gli arabi Ahvazi sono una piccola minoranza dell’Iran, che abitano i luoghi più ricchi di energia, controllando buona parte dei 137 miliardi di barili di petrolio del Paese. Questa minoranza è divisa sulla questione di una possibile indipendenza o su una maggiore acquisizione di potere all’interno di un Iran democratico e federale. I più ambizioni gruppi Ahvazi vogliono uno stato indipendente che si estenda oltre i confini del Khuzestan, che si trova nell’ovest del Paese, al confine con l’Iraq. Lo scorso anno, in un’intervista per il canale televisivo di proprietà saudita, MBC, il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, ha dichiarato che il Regno avrebbe combattuto “all’interno dell’Iran”. “Non aspetteremo che la battaglia si svolga in Arabia Saudita”, aveva affermato. “Faremo in modo che la battaglia si verifichi in Iran”. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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