Macedonia: fallito il referendum per il cambio del nome

Pubblicato il 1 ottobre 2018 alle 15:20 in Balcani Macedonia

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Domenica 30 settembre, in Macedonia, ha avuto luogo l’attesissimo referendum sul cambio del nome, ma è fallito. I risultati preliminari mostrano che solo il 36% degli elettori si è recato alle urne, e così non è stato possibile raggiungere il quorum del 50% più uno. Il quesito referendario, a cui i cittadini sono stati chiamati a rispondere, era: “Si è a favore o contro l’entrata nell’Unione Europea e nella NATO attraverso l’attuazione del trattato relativo al cambiamento del nome?”. Il quesito è stato posto in questa maniera perché, attraverso la ratifica dell’accordo che è stato firmato da Zoran Zaev e Alexis Tsipras il 17 giugno, in cambio della decisione della Macedonia di cambiare il suo nome in “Repubblica della Macedonia del Nord”, la Grecia ha acconsentito di sollevare il veto sul suo ingresso nella NATO e nell’Unione Europea.

Al momento sono stati contati solo l’85% dei voti e, tra questi, il 90% è favorevole al cambio del nome. Questo è perché gli oppositori dell’accordo hanno invitato i loro elettori a non recarsi alle urne, piuttosto che a votare negativamente. Il più forte oppositore del referendum è il partito nazionalista VMRO-DPMNE, che aveva definito l’accordo con la Grecia una “capitolazione nazionale” e per lungo tempo si è opposto alla nomina, in Parlamento, della commissione elettorale che sarebbe stata incaricata di organizzare il referendum. Solo dopo alcune settimane, l’opposizione ha sollevato il blocco delle nomine. Il partito VMRO-DPMNE, alla fine di luglio, si era espresso in maniera critica anche a proposito del quesito referendario, che aveva giudicato manipolativo, e si era dunque dichiarato disponibile a sostenere il referendum solo nel caso in cui, nel testo del quesito, il trattato con la Grecia non fosse stato collegato all’adesione alla NATO o all’Unione Europea. Il 6 settembre, il Presidente della Repubblica macedone, Gjorge Ivanov, membro del partito VMRO-DPMNE, dopo aver incontrato il Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica Jens Stoltenberg, affermò: “Credo che il posto della Macedonia sia nell’Unione Europea e nella NATO. Continuerò a sostenere i nostri obiettivi strategici. Ma ciò non può essere un alibi per un cattivo affare”. Ivanov si è dunuque dichiarato favorevole ad un’integrazione della Macedonia all’interno dell’Unione Europea e dell’Alleanza Atlantica, ma sottolineando che l’accordo con la Grecia non sarebbe stato il mezzo migliore per raggiungere tale obiettivo. Di tutt’altro avviso sono i sostenitori del cambio del nome, che considerano il cambio del nome un prezzo che vale la pena pagare per proseguire con l’integrazione.

Il referendum non è legalmente vincolante, ma i legislatori si erano impegnati a rispettarlo, ed il mancato raggiungimento della soglia minima di partecipazione, spiega Reuters, permette ai critici dell’Accordo tra Atene e Skopje di votare contro la sua ratifica. L’opposizione nazionalista detiene 49 su 120 seggi all’interno del Parlamento macedone, che sono abbastanza per impedire il raggiungimento della maggioranza dei 2/3, necessaria per modificare la costituzione.

Il Primo Ministro macedone Zoran Zaev è uno dei maggiori sostenitori dell’accordo, che ha firmato con il suo omologo greco Tsipras. Nel corso del suo discorso, Zaev non ha menzionato il dato sull’affluenza, ma, al contrario, ha affermato che i voti di chi ha sostenuto il cambiamento devono essere rispettati, secondo quanto riferisce Reuters. L’agenzia di stampa britannica riporta altresì che Zaev si è impegnato a tenere una votazione in Parlamento e a indire elezioni anticipate nel caso in cui i deputati non riuscissero a far passare il cambio del nome. Nel discorso del Primo Ministro non sono mancati i riferimenti all’UE e all’Alleanza Atlantica: “Sono determinato a portare la Macedonia nell’Unione Europea e nella NATO” e “è tempo di sostenere la Macedonia europea”, sono alcune delle frasi pronunciate da Zaev il giorno del referendum.

I commenti sul risultato della votazione del 30 settembre sono arrivati anche dalla vicina Grecia, il cui ministro degli Esteri ha dichiarato di rispettare la volontà dei cittadini macedoni. Il cambio del nome sarebbe stato un grande traguardo per la Grecia dal momento che una delle sue regioni, con capoluogo Salonicco, si chiama proprio Macedonia, e questo porta Atene a ritenere che il nome del suo vicino settentrionale possa rappresentare una rivendicazione sul suo territorio. A causa di questa disputa, Atene ha posto per anni il veto sull’ingresso di Skopje nella NATO e nell’UE.

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Cristina Lipari

 

di Redazione

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