Tutti tranne Bolsonaro: si mobilita la società civile brasiliana

Pubblicato il 30 settembre 2018 alle 6:06 in America Latina Brasile

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La società civile brasiliana si mobilita contro il candidato di estrema destra Jair Bolsonaro, che, secondo tutti i sondaggi, arriverà in testa al primo turno delle presidenziali previsto per il prossimo 8 ottobre. #EleNão (Lui no) è l’hashtag di una serie di manifestazioni organizzate da collettivi di difesa dei diritti umani, attivisti dei diritti della comunità LGBT, delle donne e delle minoranze.

Bolsonaro, che secondo l’ultimo sondaggio dell’agenzia Ibope per la Confindustria brasiliana è in testa con il 27% delle intenzioni di voto, è anche il candidato più “respingente” per la maggioranza dei brasiliani. Il 44% non vorrebbe averlo come presidente. Secondo nei sondaggi, Fernando Haddad, del Partito dei Lavoratori di Dilma Rousseff e Lula, ha rimontato dal 6% delle scorse settimane al 20% dell’ultima inchiesta demoscopica, ma anche su di lui pesa l’avversione del 40% dei brasiliani nei confronti del partito, coinvolto negli scandali di corruzione che hanno segnato la storia recente del paese. 

Se, dunque, non si è creato, almeno per il momento, un fronte politico capace di opporsi a Bolsonaro, a livello di società civile questo fronte è già nato. Trecento personaggi pubblici brasiliani, tra cui artisti quali Caetano Veloso e Gilberto Gil, hanno firmato il manifesto Democracia Sim (Democrazia, Sì) in cui la candidatura di Bolsonaro è definita “una minaccia al nostro patrimonio di valori”. Sabato 29 settembre in 34 città di tutto il paese si sono svolte manifestazioni di donne organizzate dal comitato Mulheres Contra Bolsonaro (Donne Contro Bolsonaro). Il candidato radicale di destra, infatti, è accusato di misoginia dopo aver detto alla deputata del Partito dei Lavoratori Maria do Rosario “non la stuprerei perché non se lo merita”.

La campagna per le presidenziali brasiliane entra nella sua ultima settimana con il paese polarizzato come poche volte dalla restaurazione della democrazia nel 1985, dopo 21 anni di dittatura militare. Andrei Roman, direttore del centro studi Atlas Politico, ha segnalato al quotidiano spagnolo El País che “la pressione affinché ciascuno prenda posizione, a favore o contro Bolsonaro, si fa sempre più forte”. 

Nostalgico della dittatura militare, accusato di essere razzista, misogino e omofobo, dichiaratamente sostenitore della pena di morte, Jair Bolsonaro non è toccato dalle manifestazioni e dagli hashtag contro di lui. Secondo i politologi non gli causano perdite di voti, infatti, gli elettori – decisi o potenziali – del leader dell’ultradestra, non si riconoscono nelle etichette e negli slogan contro Bolsonaro, e chi vi si riconosce non avrebbe preso comunque in considerazione l’idea di votarlo. 

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e dal portoghese e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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