Siria: “la battaglia contro il terrorismo è quasi terminata”

Pubblicato il 30 settembre 2018 alle 10:15 in Medio Oriente Siria

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Il vice premier e ministro degli Esteri siriano, Walid al-Moallem, durante il suo discorso alle Nazioni Unite ha dichiarato che la battaglia contro il terrorismo nel suo Paese è quasi terminata e che la Siria è pronta a riaccogliere più di 5 milioni di persone che erano fuggite a causa della guerra civile.

Sabato 29 settembre, in occasione dell’annuale incontro dell’Assemblea Generale dell’Onu, al-Moallem ha spiegato che, attualmente, solamente la provincia di Idlib si trova ancora in mano ai ribelli, ma si è detto sicuro del fatto che la situazione è diventata più stabile e sicura e che la riconciliazione locale è stata avviata e, pertanto, ci sono tutte le condizioni per il ritorno volontario dei rifugiati. L’uomo ha dichiarato che “le porte sono aperte per tutti i siriani all’estero” e che il loro rientro nel Paese sarà una priorità per Damasco. Dall’inizio del conflitto, nel 2011, circa 5,6 milioni di persone sono fuggite dalla Siria, mentre altre 6,6 milioni sono state dislocate a livello locale, secondo i dati dell’ONU. Al-Moallem ha altresì spiegato che la Siria accoglierà favorevolmente gli aiuti per la ricostruzione del Paese da parte di qualsiasi Stato, ma ha sottolineato che coloro che porranno condizioni ai loro aiuti non sono invitati a partecipare, né sono i benvenuti. L’uomo ha criticato la comunità internazionale per aver diffuso “paure irrazionali” che hanno spinto i rifugiati a non tornare nel proprio Paese.

Durante il suo discorso, al-Moallem ha sottolineato il diritto alla sovranità della Siria, criticando le attività della coalizione a guida saudita nella battaglia contro l’ISIS, per aver fatto “di tutto, tranne combattere il terrorismo”. Il vice premier ha definito illegittima la coalizione, che include partner internazionali e forze dell’opposizione locali e regionali, e l’ha criticata per aver distrutto la città siriana di Raqqa, un’ex roccaforte dell’ISIS, e per aver preso parte al massacro di civili, incluse donne e bambini, con l’obiettivo di “diffondere il caos nelle relazioni internazionali”, promuovendo altresì il colonialismo e l’egemonia.

Inoltre, al-Moallem ha nuovamente negato le dichiarazioni degli investigatori delle Nazioni Unite, che avevano attribuito alle forze del governo molti dei 17 attacchi perpetrati in Siria con armi chimiche. L’uomo ha condannato l’utilizzo di tali sostanze in qualsiasi circostanza e ha affermato che non è stata presentata alcuna prova imparziale che colleghi il governo siriano agli attacchi chimici. La discussione di questi avvenimenti è stata un punto di rottura al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dove la Russia si è opposta, utilizzando il suo diritto di veto, alle proposte di ulteriori indagini sul regime del presidente siriano, Bashar al-Assad.

Secondo Al Jazeera in lingua inglese, il discorso di al-Moallem aveva l’obiettivo di inviare un messaggio sia all’opposizione siriana, sia alla comunità internazionale, comunicando alla prima di dover “dimenticare il futuro della Siria senza la presenza di al-Assad”, e promettendo alla seconda che il governo di Damasco libererà il Paese da tutte le truppe straniere illegittime. Il vice primo ministro ha denunciato le forze di Stati Uniti, Francia e Turchia che operano in Siria e ha chiesto loro di lasciare il territorio, immediatamente e senza precondizioni, poiché si trovano illegalmente nel Paese. Washington ha circa 2.000 truppe in Siria che addestrano sia le forze curde che quelle degli arabi siriani che si oppongono al regime di Assad. Parigi, da parte sua, ha 1.000 truppe.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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