Kurdistan iracheno: al via le elezioni regionali

Pubblicato il 30 settembre 2018 alle 11:55 in Iraq Medio Oriente

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I curdi hanno iniziato a votare, domenica 30 settembre, nelle elezioni parlamentari della regione a statuto semi-autonomo dell’Iraq settentrionale, un anno dopo il fallito tentativo di indipendenza.

I seggi che verranno assegnati dopo le votazioni di domenica 30 settembre sono 111, di cui 11 riservati alle minoranze etniche, e i candidati in lizza sono oltre 700. Le cabine elettorali resteranno aperte fino alle 18.00, e i risultati preliminari dopo i primi scrutini dovrebbero arrivare entro le 72 ore successive. La maggior parte dei partiti si è mostrata scettica sull’affluenza alle urne e ha affermato di aspettarsi che partecipino massimo il 40% del totale dei cittadini aventi diritto al voto, i quali ammontano a 3,85 milioni.

Con i partiti all’opposizione indeboliti, è assai probabile che a contendersi la vittoria alle elezioni siano il Partito Democratico del Kurdistan (KDP), attualmente guidato dall’attuale Presidente del Kurdistan iracheno, Mas’ud Barzani, e l’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK), i quali si contendono il potere nella regione da oltre 30 anni. Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da una politica stagnante, dal mancato pagamento di stipendi e dalla corruzione, e tutto ciò ha minato la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, determinando una sempre minore affluenza alle urne. A ciò si deve aggiungere lo scenario di recenti lotte intestine all’Unione Patriottica (PUK), fattore che potrebbe incidere nelle elezioni odierne e determinare una probabile leadership del Partito Democratico (KDP) negli assetti politici futuri. Il bacino elettorale dei due partiti principali è connotato geograficamente: il PDK è maggiormente radicato nei governatorati di Arbil e Dahuk, mentre l’UPK ha la propria base nei territori di Kirkūk e Sulaymaniyya.

In quest’ultimo distretto, solo una manciata di persone è finora entrata nei 4 seggi allestiti all’interno della scuola Shireen. “Volevo essere sicuro di andare a votare presto. Ho votato per Gorran e spero in un esito positivo”, ha affermato Omar Mahmoud Abdullah, 52enne, facendo riferimento al principale partito all’opposizione, Gorran (letteralmente: “cambiamento”), nato da una scissione interna dell’UPK nel 2006 e impostosi nel territorio di Sulaymaniyya. Gorran si è imposto sulla scena politica della regione guadagnando notorietà soprattutto a partire dalle elezioni parlamentari del 30 aprile 2014.

È passato un anno dal tentativo della regione di affrancarsi dal governo centrale di Baghdad. Il 25 settembre 2017, la popolazione curda era stata chiamata alle urne per decidere con un referendum se ottenere una completa indipendenza dall’Iraq, e il 93% dei votanti si era pronunciato a favore dell’indipendenza. Il governo centrale, però, aveva rifiutato di riconoscere la validità del voto, reprimendo l’ondata separatista. A essere contrari erano anche altri Paesi, in primis la Turchia, preoccupata dalla minoranza curda presente all’interno dei suoi stessi confini (che si attesta intorno al 18,3%, ossia circa 14milioni), come anche gli Stati Uniti e l’Iran. Solo Israele ha appoggiato l’iniziativa curda.

Nonostante l’esito negativo del tentativo dell’anno passato, alcuni cittadini iracheni curdi sembrano ottimisti per il futuro. Il 50enne Salar Karim, arrivando al seggio elettorale con la moglie e i due figli, ha riferito alla stampa: “Oggi è un giorno epocale per i curdi. Possiamo eleggere il nostro parlamento come è giusto e nostro dovere. Mi sento fiducioso per questa giornata”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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