Stati Uniti potrebbero chiudere il consolato in Iraq a causa di minacce dall’Iran

Pubblicato il 29 settembre 2018 alle 13:22 in Iraq USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno annunciato, venerdì 28 settembre, di aver ordinato a tutto il personale non essenziale di lasciare il consolato statunitense di Basra, in Iraq, a causa di “minacce alla sicurezza da parte dell’Iran”.

“Le minacce al nostro personale e ai nostri uffici da parte del governo iraniano, della Forza Quds delle Guardie della rivoluzione islamica e di altri militanti sono aumentate nelle ultime settimane. Ci sono stati numerosi incidenti dovuti al fuoco indiretto da parte di elementi di quelle milizie verso il nostro Consolato Generale a Basra e la nostra ambasciata a Baghdad, anche nelle ultime 24 ore” ha dichiarato il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo. I funzionari statunitensi hanno dichiarato che i razzi, tuttavia, non hanno colpito il consolato, che si trova nell’area dell’aeroporto della città, e nessun gruppo ha rivendicato l’azione. Pompeo ha sottolineato che Washington considererà Teheran responsabile per qualsiasi attacco contro i cittadini e gli edifici diplomatici statunitensi e risponderà prontamente e in modo appropriato a qualsiasi attacco, se verranno colpiti gli interessi statunitensi.  

Il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che il numero dei membri dello staff del consolato di Basra è stato diminuito ma, anche se alcuni funzionari restassero negli uffici, secondo Al Jazeera in lingua inglese l’obiettivo è quello di chiudere completamente gli uffici, almeno temporaneamente. Il Dipartimento di Stato ha altresì confermato che l’ambasciata statunitense di Baghdad continuerà a fornire servizi consolari. Il Ministero degli Esteri dell’Iraq si è rammaricato per la decisione di Washington di allontanare il suo staff da Basra, dove da luglio sono in corso una serie di proteste contro la corruzione dei funzionari iracheni e la mancanza di lavoro. Dall’inizio delle rivolte, circa 27 persone sono state uccise.

La decisione di chiudere il consolato di Basra è giunta qualche giorno dopo l’incontro presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dove il leader della Casa Bianca, Donald Trump, e il presidente dell’Iran, Hassan Rouhani, si erano scontrati. Il presidente statunitense aveva promesso di imporre nuove sanzioni su Teheran, accusandone i leader di seminare “caos, morte e distruzione” nel Paese. Anche il Consigliere per la sicurezza nazionale statunitense, John Bolton, in occasione dello stesso summit, martedì 25 settembre, si era scontrato con l’Iran. “Se sfiderete noi, i nostri alleati o i nostri partner, se ferirete i nostri cittadini, se continuerete a mentire, barare e ingannare, dovrete sicuramente pagarne le conseguenze” aveva spiegato Bolton.

Da parte sua, l’Iran ha accusato Washington di aver attuato misure volte a far scoppiare una guerra politica, psicologica ed economica con Teheran, accusando altresì gli Stati Uniti e Israele di essere coinvolti nell’attacco contro una parata militare avvenuto il 7 settembre. Inoltre, in risposta ai commenti di Trump, Rouhani ha spiegato che il problema sono gli Stati Uniti, definendo il Paese “un trasgressore isolato delle leggi internazionali guidato da un gruppo di novellini diplomatici e politici che si sta guadagnando la disapprovazione del mondo”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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