Trump sostiene la “soluzione a due Stati” per Israele e Palestina

Pubblicato il 27 settembre 2018 alle 10:46 in Israele Palestina

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Il primo ministro, Benjamin Netanyahu, ha ribadito che la sicurezza rimane la priorità di Israele in qualsiasi accordo di pace con i palestinesi, a seguito dei commenti del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a sostegno di una soluzione a due Stati.

Parlando ai giornalisti israeliani, dopo aver incontrato Trump, a New York, a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Netanyahu ha sottolineato la propria posizione: Israele deve mantenere la sicurezza, nei territori a ovest della Giordania, che includono la Cisgiordania occupata. “Sono disposto ad accettare che i palestinesi abbiano l’autorità di governarsi, ma non avranno l’autorità di farci del male”, ha riferito Netanyahu, secondo i media israeliani. “È importante chiarire ciò che è inammissibile per noi: Israele non rinuncerà al mantenimento della sicurezza ad ovest della Giordania, questo non accadrà finché io sarò primo ministro e penso che gli americani lo capiscano”. Come in passato, Netanyahu non ha specificato se la sua posizione sia o meno a favore di una piena autonomia palestinese in un accordo di pace o se si riferisca invece a qualche forma di autonomia minore. La questione dell’eventuale creazione di uno Stato palestinese rimane, quindi, ancora in bilico. 

Un importante ministro del governo israeliano, e rivale Netanyahu, ha dichiarato, a seguito dei commenti di Trump che l’idea di poter sostenere uno stato palestinese era fuori questione. “Il presidente degli Stati Uniti è un vero amico di Israele”, ha scritto su Twitter il ministro dell’Istruzione, Naftali Bennett, appartenente ad un partito ebraico di estrema destra. “Tuttavia, bisogna sottolineare che finché il mio partito fa parte del governo di Israele, non ci sarà uno stato palestinese, che rappresenterebbe un disastro per Israele”. Mercoledì 26 settembre, incontrando Netanyahu, Trump ha dichiarato esplicitamente, per la prima volta, che appoggia una soluzione a due stati, che prevede la creazione di uno Stato Palestinese indipendente. Il presidente americano ha infatti dichiarato: “Questo è quello che penso che funzionerebbe meglio”. La leadership palestinese ha interrotto i contatti con l’amministrazione di Trump, dopo che questa ha manifestato la volontà di trasferire l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, di fatto riconoscendo la Città Santa come capitale di Israele, il 6 dicembre 2017.

In tale contesto si inseriscono i tragici eventi del 14 maggio 2018, giorno in cui almeno 60 palestinesi sono stati uccisi, durante le proteste di Gaza, note anche con il nome di Marcia di Ritorno. Tali proteste, durate quasi sei settimane, hanno toccato il loro picco di violenza e di vittime palestinesi nello stesso giorno del trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme. L’amministrazione Trump ha sostenuto Israele e ha continuato con tali politiche tagliando oltre 500 milioni di dollari precedentemente investiti in aiuti palestinesi e in finanziamenti all’agenzia dell’ONU per i rifugiati palestinesi, l’UNRWA. I leader palestinesi accusano la sua Casa Bianca di palese inclinazione in favore di Israele e di cercare di ricattarli nell’accettare le proprie condizioni in un accordo di pace. Trump ha tuttavia parlato di voler raggiungere “l’ultimo accordo”, quello definitivo, per la pace israelo-palestinese. Il 26 settembre ha affermato che presenterà il proprio piano di pace al riguardo entro la fine dell’anno.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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