Caos Libia: scontri a Tripoli terminati

Pubblicato il 26 settembre 2018 alle 11:29 in Africa Libia

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La direzione della Sicurezza di Tripoli ha annunciato che gli sconti nella capitale sono ufficialmente terminati. Dopo un mese di violenze tra le milizie rivali, il bilancio delle vittime è pari a 115, mentre i feriti a 560, riferisce il quotidiano libico Libya Observer. Il nuovo accordo di cessate il fuoco, raggiunto martedì 25 settembre con la partecipazione delle Forze di Protezione, la coalizione di 9 milizie che ha difeso il governo di Tripoli dagli attacchi della Settima Brigata, è il secondo concordato dall’inizio del mese. Il 4 settembre, sotto la guida dell’Onu, le milizie rivali avevano deciso di interrompere i combattimenti per porre fine alle violenze. Tuttavia, poco più di 10 giorni dopo il cessate il fuoco è stato violato con la ripresa degli scontri.

Anche se non è ancora chiaro se la nuova tregua sarà definitiva, il presidente francese, Emmanuel Macron, durante l’intervento in seno all’Assemblea Generale dell’Onu a New York, ha ribadito che la Francia è in favore dell’organizzazione di nuove elezioni in Libia il prossimo 10 dicembre, come concordato alla conferenza di Parigi a fine maggio. “Solo questa mossa potrà accelerare il processo verso una soluzione definitiva”, ha spiegato il leader francese. Tuttavia, la sua posizione non è condivisa dal resto della comunità internazionale, la quale ritiene che la Libia non presenti ancora le condizioni per organizzare nuove elezioni.

Grazie al nuovo accordo, sono state rimosse le barriere di sabbia dalle zone di conflitto nella capitale libica, e la direzione della Sicurezza ha dato il permesso alle migliaia di famiglie disperse di fare ritorno alle proprie case. Secondo una fonte militare, è previsto che un altro patto venga concluso presso la città di Tahruna, nella giornata di mercoledì 26 settembre, per assicurare la pace.

Occorre ricordare che il conflitto a Tripoli ha contrapposto due coalizioni di milizie. La prima fa capo alla Settima Brigata, conosciuta anche con il nome di Kani, originaria della città di Tarhuna, situata 65 chilometri a sud-est di Tripoli. Con il supporto di altre formazioni di combattenti originari delle regioni di Misrata e Zintan, l’obiettivo della Settima Brigata, ha spiegato al-Jazeera English, era quello di fomentare la violenza per “liberare Tripoli dalle milizie corrotte che usano la loro influenza per accaparrarsi grandi somme di denaro a discapito dei cittadini”. La seconda coalizione, invece, è formata dalle Tripoli Revolutionaries Brigade e dagli alleati Misrata’s 301 Brigade, Bab Tajoura Brigade, Ghanewa Brigade e Nawasi Brigade.

L’accordo prevede il ritorno della Settima Brigata alla sua base a Tarhuna e il ritiro della brigata Somoud dalla posizione che aveva occupato nei pressi dell’aeroporto di Tripoli. Durante la notte, la nuova Forza di Protezione e Rada hanno annunciato su Facebook che il ritiro dei due gruppi era stato completato. Il nuovo cessate il fuoco prevede inoltre la consegna di tutte le posizioni al centro del conflitto alla forza congiunta formata dal Consiglio presidenziale guidato dal premier di Tripoli, Fayez Sarraj.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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