USA venderanno armi a Taiwan per 330 milioni di dollari

Pubblicato il 25 settembre 2018 alle 14:32 in Taiwan USA e Canada

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Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha approvato la vendita di pezzi di ricambio per aerei da caccia F-16 e per altri velivoli militari a Taiwan. La transazione, il cui valore complessivo ammonta a 330 milioni di dollari, ha irritato la Cina che, martedì 25 settembre, ha dichiarato che la mossa americana compromette ulteriormente le relazioni già tese fra Washington e Pechino.

Il Pentagono ha reso noto in un comunicato che la transazione include i pezzi di ricambio per i caccia F-16, forniti dalla Lockheed Martin Corp, i C-130, gli F-5, gli Indigenous Defense Fighter (IDF) e altri sistemi aeronautici e di supporto logistico al programma. La vendita, ha spiegato il Pentagono, è necessaria per mantenere la “flotta difensiva e aerea” di Taiwan, non altererà l’equilibrio regionale e potrà perfezionarsi se il Congresso degli Stati Uniti non solleverà obiezioni alla transazione entro 30 giorni“La vendita proposta contribuirà alla politica estera e alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, contribuendo a migliorare la sicurezza e la capacità difensiva del destinatario, che è stato e continua ad essere una forza importante per la stabilità politica, l’equilibrio militare e il progresso economico nella regione”, ha comunicato la Defense Security Cooperation Agency del Pentagono, in una dichiarazione rilasciata lunedì 24 settembre.

In una nota diffusa il 25 settembre, l’ufficio presidenziale di Taiwan, da parte sua, ha ringraziato gli Stati Uniti per il loro sostegno, aggiungendo che Taipei continuerà a “rimanere in stretta comunicazione e cooperazione” con Washington in materia di sicurezza, in un momento in cui, peraltro, le sfide di sicurezza che l’isola deve affrontare sono in aumento. Stando a quanto riferito sinora, tuttavia, Taiwan dovrebbe ancora definire i dettagli della vendita con le società statunitensi.

Da Pechino, invece, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, ha dichiarato che la vendita di armi degli Stati Uniti a Taiwan è una seria violazione del diritto internazionale e danneggia la sovranità della Cina nonché i suoi interessi di sicurezza. Pechino, pertanto, si è opposta fermamente alla transazione e ha esortato Washington a bloccare la vendita in questione e, più in generale, a interrompere le relazioni militari con Taipei per evitare di compromettere le relazioni sino-americane e di alterare la stabilità regionale.

La Cina, pertanto, non vede di buon occhio tale transazione che si inserisce nel più ampio quadro dei rapporti complessi del Paese asiatico tanto con gli Stati Uniti, quanto con Taiwan. Con riferimento agli Stati Uniti, la tensione riguarda principalmente le relazioni commerciali. A mezzogiorno del 24 settembre è entrata in vigore una tariffa americana del 10% sui prodotti cinesi che entrano nel mercato statunitense per un valore complessivo di 200 miliardi di dollari, tariffa seguita a stretto giro da un dazio cinese di ritorsione che colpisce beni statunitensi per un valore complessivo di 60 miliardi.

Con riferimento a Taiwan, invece, la Repubblica Popolare Cinese considera l’isola come una sua provincia e, pertanto, non è disposta a concederle una formale indipendenza, pretendendo altresì da tutti gli Stati che desiderino intrattenere rapporti diplomatici e commerciali con la Repubblica Popolare Cinese il rispetto del principio dell’unica Cina. Washington condivide ufficialmente tale principio, riconoscendo Taiwan come parte della Cina e mantenendo relazioni diplomatiche formali solo con Pechino. L’isola rimane tuttavia un importante alleato americano nella regione e, sotto l’amministrazione Trump, i legami fra Washington e Taipei si sono ulteriormente rafforzati.

A dispetto della condanna di Pechino, gli Stati Uniti vendono armi avanzate a Taiwan per la sua difesa sulla base del Taiwan Relations Act, che fornisce la base legale per le relazioni non ufficiali tra Stati Uniti e Taiwan e sancisce l’impegno di Washington ad assistere Taipei nel mantenimento della sua capacità difensiva. Nei mesi scorsi, l’amministrazione Trump ha autorizzato la vendita di tecnologia sottomarina a Taiwan e ha applicato il Taiwan Travel Act per incoraggiare le visite tra i funzionari degli Stati Uniti e di Taiwan a tutti i livelli, irritando il governo di Pechino. Il 12 giugno, inoltre, gli Stati Uniti hanno aperto ufficialmente l’Istituto Americano di Taiwan (AIT) che, di fatto, funge da ambasciata americana sull’isola, il cui equipaggiamento militare è, ad oggi, perlopiù di fattura americana.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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