Unicef: mezzo milione di bambini in grave pericolo in Libia

Pubblicato il 25 settembre 2018 alle 7:23 in Africa Libia

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In Libia, mezzo milione di bambini si trova in una situazione di estremo pericolo, secondo quanto riportato dall’Unicef, lunedì 24 settembre.

Oltre ad aver causato la morte di 115 persone ed il ferimento di oltre 300, gli scontri che hanno invaso Tripoli a partire dalla fine di agosto hanno costretto migliaia di famiglie ad abbandonare le proprie case, di cui 1.200 nelle sole ultime 48 ore. Al momento, il numero di sfollati ammonta a 25.000, di cui la metà sono bambini, riferisce al-Arabiya English. “Molti minori stanno venendo reclutati per combattere, e ciò li espone a pericoli ancora più gravi”, ha spiegato Geert Cappelaere, il direttore dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa.

Secondo quanto riportato dall’agenzia dell’Onu, sempre vengono usate come rifugi per ospitare le famiglie sfollate, motivo per cui l’inizio dell’anno scolastico dovrebbe slittare oltre il 3 ottobre. I residenti delle aree colpite dalle offensive sono a corto di cibo, acqua e beni di prima necessità, spiega l’Unicef, aggiungendo che anche i migranti stanno risentendo della situazione. “Centinaia di rifugiati, di cui molti bambini, sono stati forzati ad abbandonar ei centri di accoglienza per via delle violenze, mentre altri si trovano nelle prigioni in condizioni molto gravi”, ha spiegato Cappelaere.

Nonostante il cessate il fuoco concordato tra le milizie rivali il 4 settembre, sotto l’egida dell’Onu, gli scontri sono ripresi nel corso della settimana passata nel Sud di Tripoli. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) ha descritto la situazione nel Paese nordafricano “disperata”, con combattimenti continui, un’economia collassata e infrastrutture distrutte che rendono migliaia di persone sempre più vulnerabili. “Sette anni di guerra in Libia hanno spinto oltre 500mila persone a lasciare le proprie case, e ora non è rimasto molto in cui poter tornare”, ha scritto su Twitter l’associazione umanitaria, aggiungendo che case e scuole sono state spesso completamente distrutte. Il gruppo ha altresì citato il sabotaggio di alcuni presidi sanitari, riserve idriche ed elettriche, e il pericolo di resti di ordigni rimasti inesplosi nelle strade.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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