Polonia: Corte di Giustizia dell’UE giudicherà violazioni d’indipendenza della magistratura

Pubblicato il 25 settembre 2018 alle 13:30 in Europa Polonia

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La Commissione Europea ha annunciato, lunedì 24 settembre, che il caso della Polonia sarà deferito alla Corte di Giustizia dell’UE, che dovrà pronunciarsi sulla presunta violazione del principio di indipendenza della magistratura, causata, secondo la Commissione, dalle modifiche apportate dal Governo di Varsavia alla legge sulla Corte Suprema.

La Commissione Europea sostiene che le riforme recentemente approvate dalla Polonia siano incompatibili con il diritto dell’UE, perché minano il principio dell’indipendenza giudiziaria, compresa l’inamovibilità dei giudici. La portavoce del governo, Joanna Kopcinska, ha dichiarato che la Polonia è pronta a difendere la sua posizione legale e costituzionale davanti alla Corte di Giustizia. Il Governo di Varsavia ha detto che commenterà la causa dopo aver ottenuto dalla Commissione i documenti pertinenti, ed ha aggiunto che solamente una sentenza vincolante proveniente da Lussemburgo potrebbe far cambiare la legislazione polacca, come riferisce Reuters.

Il 16 ottobre avrà luogo un’audizione in cui Varsavia dovrà fornire spiegazioni, ai ministri degli altri Paesi membri, circa le sue azioni riguardanti il settore giudiziario. Altre audizioni di questo tipo hanno già avuto luogo a giugno e a settembre, ma ogni volta i ministri sono rimasti soddisfatti dai chiarimenti forniti dalla Polonia. La Commissione ha inoltre richiesto alla Corte di Lussemburgo di elaborare delle misure provvisorie da applicare in attesa dell’emissione della sentenza.

Nel dicembre 2017 la Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti della Polonia, temendo che le riforme del settore giudiziario effettuate nel Paese potessero intaccare l’indipendenza della magistratura. Varsavia aveva replicato chee tali modifiche erano necessarie per migliorare l’efficienza del sistema, attraverso la rimozione di giudici che hanno operato sotto il regime comunista, come spiega Euronews.

La Commissione Europea ha anche proposto di fare uso dell’Articolo 7 del Trattato di Lisbona, che è già stato adoperato contro l’Ungheria, come ha dimostrato il voto del 12 settembre, in cui il Parlamento Europeo ha ritenuto Budapest colpevole di aver indebolito le istituzioni democratiche ed aver minato lo stato di diritto. La procedura prevista dall’Articolo 7, nei casi più estremi, ovvero in presenza di una violazione grave e persistente, può comportare l’imposizione di sanzioni politiche, tra cui la sospensione del diritto di voto nel Consiglio. Tuttavia, un’opzione di questo tipo richiederebbe una decisione all’unanimità dei Paesi membri.

Quest’estate, più precisamente il 26 luglio, migliaia di cittadini si sono radunati in più di 20 città in tutta la Polonia per protestare contro la riforma della Corte Suprema, promossa dal Governo guidato dal partito Diritto e Giustizia. La legge, che era stata firmata il 25 luglio dal Presidente Andrzej Duda, prevede un cambiamento nelle procedure di nomina dei giudici della Corte Suprema, dando un peso maggiore al Parlamento, in cui il partito nazionalista Diritto e Giustizia ha la maggioranza. Di conseguenza, la riforma assicura al governo più controllo sui giudici, come spiega il New York Times. In quell’occasione, in risposta alle critiche mosse alla riforma, il partito si era difeso sottolineando la necessità di una revisione del sistema giudiziario, considerata importante per rendere i tribunali più efficienti e sradicare l’influenza del passato comunista del Paese.

Precedentemente, il 3 luglio, è avvenuta quella che è stata descritta come un’“epurazione” della Corte Suprema: l’abbassamento dell’età pensionabile dei giudici dell’organo, passata da 70 a 65 anni, ha provocato il pensionamento forzato di 27 su 72 dei suoi componenti. Anche in quel caso, i cittadini erano scesi in piazza in più di sessanta città. All’indomani di quegli eventi, il Presidente della Corte Suprema polacca, Malgorzata Gersdorf, aveva descritto questa fase di cambiamenti con toni forti: “Non sto dicendo di essere terrificata, ma senza subbio questa non è la direzione in cui vorrei andare, o che vorrei supportare, perché credo che ciò stia distruggendo ciò che è stato costruito in 25 anni”.

La Commissione Europea ha chiesto alla Corte di Lussemburgo di sospendere l’applicazione di tale legge fino a quando la sentenza non sarà emessa, per impedire il ritiro dei giudici e la nomina dei loro sostituti. Come spiega Reuters, i nuovi giudici della Corte Suprema saranno nominati dal Consiglio Nazionale della Magistratura, che in seguito alle modifiche approvate da Diritto e Giustizia, è composto da candidati nominati da questo partito.

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Cristina Lipari

di Redazione

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