L’EU salva l’accordo sul nucleare: come funziona il meccanismo europeo

Pubblicato il 25 settembre 2018 alle 13:20 in Europa Iran

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Unione europea  ha deciso di istituire un nuovo meccanismo per consentire il commercio legale con l’Iran, senza incorrere nelle sanzioni statunitensi. 

L’Unione europea creerà nuovi canali di pagamento per preservare il commercio di petrolio e altri accordi commerciali con l’Iran. Federica Mogherini, rappresentante per la politica estera dell’Europa, ha annunciato lunedì 24 settembre che l’Unione è determinata a preservare il commercio con l’Iran, evitando le misure punitive statunitensi. L’annuncio della Mogherini è arrivato dopo un incontro con i ministri degli esteri di Gran Bretagna, Francia, Germania, Russia, Cina e Iran a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York.

Il funzionamento del meccanismo in questione è stato brevemente annunciato. “In pratica gli stati membri dell’UE istituiranno un’entità legale per facilitare transazioni finanziarie legittime con l’Iran e ciò consentirà alle compagnie europee di continuare a commerciare con l’Iran in conformità con la legge dell’Unione europea. La stessa via potrebbe essere aperta ad altri partner commerciali nel mondo”, ha riferito la Mogherini ai giornalisti, dopo la riunione a porte chiuse. L’UE, insieme a Russia e Cina, ha affermato in una dichiarazione congiunta che il cosiddetto “meccanismo a fini speciali” “assisterà e rassicurerà gli operatori economici che perseguono affari legittimi con l’Iran”. La dichiarazione ha aggiunto che i 6 Paesi che hanno firmato l’accordo nucleare del 2015 “hanno riconfermato il loro impegno per la sua piena ed efficace attuazione in buona fede e in un’atmosfera costruttiva”.

Il JCPA é stato firmato il 14 luglio 2015 a Vienna da Iran, Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania. L’intesa prevedeva la revoca delle sanzioni internazionali imposte alla Repubblica Islamica, in cambio dell’impegno di quest’ultima a limitare il suo programma nucleare. Secondo l’amministrazione Trump, tuttavia, l’accordo non è riuscito a privare l’Iran dei mezzi necessari per sviluppare un’arma atomica e nemmeno ad interrompere la sua ingerenza sui Paesi vicini del Medio Oriente. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è ritirato dall’accordo sul nucleare, l’8 maggio e ha, di conseguenza, reimposto le sanzioni sul Paese, il 7 agosto, ai danni di 3 importanti settori dell’economia iraniana: quello siderurgico, quello automobilistico e quello finanziario. In particolare, le misure restrittive limitano l’accesso alle materie prime e alle parti essenziali e colpiscono le transazioni in dollari, rial, oro e metalli preziosi.

La Repubblica Islamica ha reagito alla decisione statunitense assumendo un atteggiamento di sfida. Il 22 luglio è iniziata una guerra di parole tra Washington e Teheran. Se il leader iraniano, Hassan Rouhani, ha messo in guardia gli Stati Uniti di “non giocare con la coda del leone”, il presidente americano ha replicato che l’Iran dovrebbe smettere di minacciare gli Stati Uniti o prepararsi a “subirne le conseguenze”. La comunità internazionale, invece, si era divisa sulla reintroduzione delle misure restrittive da parte di Washington. L’Unione Europea ha preso le distanze dagli Stati Uniti, dichiarandosi intenzionata ad adottare misure legali per tutelare le imprese europee operanti in Iran, mentre l’Iraq ha informato che, pur non approvando le sanzioni, le avrebbe fatte rispettare. Il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, il 15 settembre, aveva dichiarato che se l’Europa desiderava garantire i propri interessi economici a lungo termine, doveva agire per neutralizzare le implicazioni del ritiro statunitense dall’accordo sul nucleare. In caso contrario, se la passività europea fosse continuata, l’Iran aveva minacciato di rivalutare il proprio rispetto dei termini dell’accordo, aumentando, eventualmente, le attività di arricchimento dell’uranio.

L’annuncio europeo quindi rappresenta una presa di posizione forte contro la decisione americana di reintrodurre le sanzioni e annullare i benefici del patto sul nucleare. La Mogherini ha dichiarato che la decisione di istituire un meccanismo del genere è definitiva e che gli esperti tecnici si incontreranno di nuovo per illustrare i dettagli. Secondo quanto riporta Al Jazeera, riferendo direttamente dal quartier generale delle Nazioni Unite a New York, la nuova entità agirà come una “stanza di compensazione”, un uomo di mezzo, per così dire, tra europei e iraniani mentre cercano di fare affari. Se gli italiani vorranno, quindi, comprare del petrolio iraniano, affideranno il denaro a questa entità che gestirà le transazioni finanziarie e viceversa. “Non ci sarà alcun coinvolgimento delle banche commerciali e delle banche centrali, terrorizzate dalla prospettiva delle ritorsioni statunitensi”.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.