Guerra Commerciale con gli USA: il punto di vista della Cina

Pubblicato il 25 settembre 2018 alle 12:39 in Cina USA e Canada

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I dazi del 10% degli Stati Uniti su prodotti cinesi dal valore di 200 miliardi sono entrati in vigore a mezzogiorno del 24 settembre, seguiti, un minuto dopo, da quelli della Cina su beni statunitensi per un valore di 60 miliardi di dollari.

Si tratta dell’inizio vero e proprio di quella che viene comunemente definita “guerra commerciale” tra le due super-potenze. Una guerra che gli Usa sono risoluti a voler vincere, secondo quanto dichiarato dal segretario di stato Mike Pompeo le cui parole hanno esacerbato ulteriormente la tensione tra Washington e Pechino.

Il vice ministro del commercio cinese, nonché rappresentante per i negoziati internazionali, Wang Shouwen, ha affermato che la possibilità di riprendere i negoziati commerciali con gli Usa dipende esclusivamente dalla volontà di questi ultimi. I dazi commerciali imposti dal presidente Trump sui prodotti cinesi sono come “una spada di Damocle sul collo della Cina” che rende quasi impossibile la continuazione dei negoziati, per questo Pechino non invierà i suoi rappresentanti a Washington. Le premesse essenziali per i negoziati sono l’onestà e la fiducia reciproca, che al momento sono mancanti. I negoziati hanno già visto quattro tornate, ma senza giungere ad alcun accordo, anzi, alle dichiarazioni congiunte sono seguite le decisioni degli Stati Uniti di far partire i dazi, ha dichiarato Wang Shouwen.

È evidente, secondo l’analisi di Huanqiu – tabloid di politica estera del Quotidiano del Popolo Cinese -, che i rapporti tra Usa e Cina stanno prendendo una direzione nuova e il popolo cinese quanto i suoi diplomatici non sanno bene come rapportarsi nei confronti dei Stati Uniti che credono di poter “mettere pressione alla Cina perché modifichi il suo modello economico” creando un’atmosfera di tensione.

La “guerra commerciale” ha sicuramente creato un’area negativa nei confronti della cooperazione strategica tra Usa e Cina e diffuso, tra il popolo cinese, la convinzione che alcuni pregiudizi ed idee negative in merito agli Stati Uniti fossero veritiere.

L’obiettivo alla base della strategia dei dazi da parte degli Usa, secondo il tabloid cinese, sarebbe quello di provare a modificare il modello economico cinese e di indebolire la competitività di Pechino sulla scena internazionale. Se Washington intende trattare la Cina come fece in passato con l’Unione Sovietica e avviare una nuova “Guerra Fredda”, questo potrebbe significare la creazione di una forte mobilitazione sociale sia in Cina che negli Stati Uniti stessi.

L’idea che gli Usa hanno della visione strategica cinese è sempre più negativa ed estrema. Un’idea che punta a dipingere la Cina come “il nemico” che vuole rovesciare la super-potenza statunitense e che se prendesse piede tra la società civile americana rischierebbe di trasformare la “guerra commerciale” in una grande vittoria per Washington, secondo il quotidiano cinese.

La Cina si trova, dunque, in un momento difficile in cui da un lato è fermamente contraria alla guerra commerciale, ma dall’altro deve tutelare i propri legittimi interessi e non intende iniziare un gioco di forza con Washington che porterebbe solo a un ulteriore peggioramento dei rapporti bilaterali.

Equilibrare questi aspetti contrastanti non è facile, ma è l’unica scelta possibile per Pechino, afferma Huanqiu. Nonostante l’inizio della guerra dei dazi, gli Stati Uniti continueranno a beneficiare dello sviluppo economico cinese. La Cina non intende chiudere le porte alle aziende americane, anzi, continuerà ad ampliare la sua apertura e saranno le aziende statunitensi a decidere in che misura partecipare alla crescita dell’economia cinese. Si tratta di un processo che non può essere alterato per volontà unilaterale di Washington.

D’altro canto, la guerra commerciale comporterà perdite certe per la bilancia commerciale bilaterale sino-americana. La Cina intende far sì che la guerra commerciale si trasformi in una lezione per gli Stati Uniti, perché capiscano che sono stati loro a danneggiare i rapporti con la Cina ed evitare che essa diventi uno strumento per provare l’efficacia del tentativo di contenimento dell’economia cinese da parte degli Usa.

Cosa farà la Cina per garantire che ciò non avvenga?

Continuerà a migliorare l’ambiente per gli investimenti e ad ampliare l’apertura evitando a tutti i costi strategie di chiusura e protezionismo.

La Cina intende sostituire gli Stati Uniti come “super-potenza” globale? Intende usare il modello cinese per cambiare il mondo occidentale? Vuole eliminare la presenza degli Stati Uniti dall’Asia? La risposta a tutti questi quesiti, scrive Huanqiu, è no. È indubbio che la Cina sia una grande potenza, per questo una guerra contro di essa che sia commerciale o militare comporta un prezzo alto da pagare. La scelta migliore, scrive Huanqiu, è quella di mantenere rapporti di convivenza pacifica con Pechino.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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