Cosa prevede il decreto sicurezza e immigrazione di Salvini

Pubblicato il 25 settembre 2018 alle 9:51 in Immigrazione Italia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il 24 settembre, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto sicurezza e immigrazione proposto dal ministro dell’Interno e vicepremier, Matteo Salvini. Tale decreto mira a irrigidire le regole sull’asilo e ad accrescere la sicurezza dell’Italia. Se approvato dal Parlamento entro 60 giorni, verrà trasformato in legge. Secondo quanto si evince dal comunicato stampa del Consiglio dei Ministri, il provvedimento include diverse misure volte a:

  • Contrastare in maniera più efficace l’immigrazione illegale, garantendo l’effettiva esecuzione dei provvedimenti di espulsione;
  • Disciplinare i casi speciali di permesso di soggiorno temporaneo per ragioni umanitarie e definire nuove regole per la revoca dello status di protezione internazionale, come conseguenza dell’accertamento della commissione di reati gravi;
  • Evitare il ricorso strumentale alla domanda di protezione internazionale e razionalizzare il ricorso al Sistema di protezione per coloro che hanno diritto alla protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati;
  • Revocare la cittadinanza acquisita per gli stranieri condannati in via definitiva per terrorismo;
  • Rafforzare i dispositivi di garanzia della sicurezza pubblica, soprattutto con riferimento alla minaccia di terrorismo e criminalità organizzata di tipo mafioso, e migliorare il circuito informativo tra le Forze di polizia e l’Autorità giudiziaria, al fine di prevenire e contrastare le infiltrazioni criminali negli enti locali;
  • Introdurre strumenti volti a accrescere l’efficienza e la funzionalità dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la distribuzione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

In merito all’immigrazione e alla protezione internazionale, nello specifico, il decreto vuole intervenire sui maggiori punti critici dell’attuale sistema, come la sproporzione tra il numero di riconoscimenti delle forme di protezione internazionale disciplinate espressamente a livello europeo, quali lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria, e il numero di permessi di soggiorno che vengono rilasciati per ragioni umanitarie. È previsto che venga eliminato l’esercizio discrezionale nella concessione della tutela umanitaria, introducendo al suo posto una tipizzazione dei casi di tutela complementare, che preveda requisiti specifici per gli interessati. Le Commissioni territoriali dovranno individuare i profili a rischio per verificare la sussistenza del presupporti del principio del non respingimento. Per migliorare la gestione delle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale, verranno introdotte disposizioni volte a contrastare il ricorso strumentale alla richiesta di protezione, individuando le domande rivolte con lo scopo di eludere un provvedimento di allontanamento, nel rispetto delle norme europee. Per quanto riguarda le domande presentate alla frontiera dopo che lo straniero è stato fermato per aver cercato di evitare i controlli, è previsto che questo venga trattenuto per indagare sulla sua identità e sulla sua cittadinanza.

Il decreto prevede anche l’ampliamento della lista dei reati che, in caso di condanna definitiva, comportano la revoca o il diniego di protezione internazionale. Nell’ipotesi della condanna di primo grado, verrà sospeso il procedimento per la concessione della protezione internazionale, seguita dall’espulsione del cittadino straniero. La stessa cosa è prevista per soggetti imputati che, seppur non ancora condannati, costituiscono un pericolo sociale. Infine, sul piano dei rimpatri, il provvedimento contiene una serie di misure urgenti che prolungano da 90 a 180 giorni la durata massima del trattenimento dello straniero nei Centri di permanenza por il rimpatrio.

In materia di sicurezza, sono previste misure che estenderanno i controlli, attraverso l’utilizzo di dispositivi elettronici per specifiche fattispecie di reato, come i maltrattarmiti e lo stalking, e attraverso prescrizioni nell’ambito dei contratti di noleggio di autoveicoli, per la prevenzione di atti di terrorismo. Il decreto contiene una disposizione che consentirà alla polizia municipale di ricorrere, in via sperimentale, all’uso di armi ad impulso elettrico, come il Taser.

Tali misure hanno provocato la reazione della Chiesa, che si è dichiarata contraria al decreto. Il segretario generale della Conferenza Episcopale italiana, Nunzio Galatino, ha definito il provvedimento “un brutto segno”, perché un migrante potrebbe essere giudicato una minaccia pubblica, al di là dei comportamenti. Inoltre, ha spiegato Galatino, un altro problema è rappresentato dal fatto che il decreto prevede misure relative alla sicurezza e anche al trattamento dei migranti, questioni che, a suo avviso, dovrebbero essere trattate separatamente.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.