Caos Libia: Francia vuole sanzioni contro le milizie coinvolte

Pubblicato il 25 settembre 2018 alle 11:39 in Francia Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Francia vorrebbe che il Consiglio di sicurezza dell’Onu sanzionasse le milizie rivali libiche coinvolte negli scontri a Tripoli, che stanno mettendo a rischio le elezioni in Libia, concordate alla Conferenza di Parigi a fine maggio, previste per il prossimo 10 dicembre.

“Alla luce del peggioramento della situazione a Tripoli, abbiamo la responsabilità supportare i cittadini libici, e ciò significa che dobbiamo essere più dura nei confronti di coloro che vogliono mantenere questa situazione a loro vantaggio”, ha affermato il ministro degli esteri francese, Jean-Yves le Drian, aggiungendo che, a suo avviso, le sanzioni che sono state imposte contro i trafficanti di esseri umani da parte del Consiglio di sicurezza, dovrebbero essere estese anche alle milizie. A inizio settembre, l’Onu e gli Stati Uniti hanno sanzionato un leader miliziano, Ibrahim Jadhran, congelando i suoi asset a livello globale e imponendo un blocco di viaggio. Jadhran è accusato di aver diretto attacchi contro i siti petroliferi del Paese. Lo scorso giugno, le sue milizie hanno attaccato e preso il controllo dei porti petroliferi di Sidra e Ras Lanuf, facendo perdere alla Libia più di 1.4 miliardi di guadagni.

Allo scoppio dei disordini, a fine agosto, la Francia ha ribadito che avrebbe voluto organizzare le elezioni libiche a dicembre, in linea con quanto concordato alla Conferenza di Parigi, nonostante la contrarietà dell’Onu e dell’Italia. Il Ministero degli Esteri francese aveva riferito che chi avrebbe cercato di ostacolare il processo politico avrebbe dovuto pagare dei propri atti. Da parte sua, il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, aveva replicato spiegando che, a suo avviso, non dovrebbero essere fissate date, poiché è compito delle istituzioni libiche stabilire il momento delle votazioni. “Su tale questione esiste una dialettica, dentro e fuori l’Italia. È curioso che le date siano stabilite dall’estero”, aveva commentato il ministro italiano.

I due Paesi europei sono in competizione per estendere la propria influenza sul paese nordafricano, ricco di petrolio e gas, ma devastato dal caos dall’inizio del 2011. Roma ha stretti rapporti con le autorità di Tripoli ed è l’unico Stato occidentale ad aver riaperto la propria ambasciata nella capitale libica. Parigi, invece, è ritenuta più vicina al generale Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk e capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), il quale ha dichiarato che, se le elezioni di dicembre non saranno trasparenti, il suo esercito le farà “abortire“. 

Dall’inizio delle offensive, tra il 26 e il 27 agosto, sono morte complessivamente 115 persone, mentre oltre 300 sono state ferite, nonostante il cessate il fuoco raggiunto sotto la guida dell’Onu il 4 settembre. Il conflitto ha contrapposto due coalizioni di milizie. La prima fa capo alla Settima Brigata, conosciuta anche con il nome di Kani, originaria della città di Tarhuna, situata 65 chilometri a sud-est di Tripoli. Con il supporto di altre formazioni di combattenti originari delle regioni di Misrata e Zintan, l’obiettivo della Settima Brigata, spiega al-Jazeera English, è quello di fomentare la violenza per “liberare Tripoli dalle milizie corrotte che usano la loro influenza per accaparrarsi grandi somme di denaro a discapito dei cittadini”. La seconda coalizione, invece, è formata dalle Tripoli Revolutionaries Brigade e dagli alleati Misrata’s 301 Brigade, Bab Tajoura Brigade, Ghanewa Brigade e Nawasi Brigade.

Il 24 settembre, l’Unicef ha lanciato un appello, rendendo noto che, in Libia, circa mezzo milione di bambini si trova in una situazione di estremo pericolo. Gli scontri che hanno invaso Tripoli hanno costretto migliaia di famiglie ad abbandonare le proprie case, di cui 1.200 nelle sole ultime 48 ore. La situazione è aggravata dal fatto che, secondo quanto riportato da alcune fonti, i militanti di al-Qaeda si sono uniti agli scontri.

Nel frattempo, l’inviato speciale dell’Onu in Libia, Ghassam Salame, ha partecipato al meeting ministeriale sulla Libia in seno all’Assemblea Generale dell’Onu, in collegamento dal proprio ufficio a Tripoli, riferendo che la missione delle Nazioni Unite nel Paese nordafricano (UNISMIL) sta lavorando duramente per sedare le tensioni. “Il ridimensionamento del conflitto è possibile, ma richiede pazienza e controllo. Coloro che stanno violando il diritto internazionale umanitario devono essere sanzionati, perciò stiamo raccogliendo prove e preparando liste da consegnare al Consiglio di sicurezza”, ha spiegato Salame.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.